BENEDETTO CROCE.
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LA RIVOLUZIONE NAPOLETANA DEL 1799.
Parte 4.
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1912. LATERZA & FIGLI Editori, BARI.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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LA RIVOLUZIONE NAPOLETANA DEL 1799.
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Indice di questa parte.
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APPENDICE: ANGIOLILLO (Angelo Duca) capo di banditi.
1. Introduzione.
2. Giovinezza e uscita in campagna.
3. Lotte e vittorie.
4. Provvedimenti economici e morali.
5. Trionfi.
6. Presa e morte di Angiolillo.
7. Conclusione.
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NOTA BIBLIOGRAFICA.
AGGIUNTE.
NOTE NEL TESTO.
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Fine Indice.
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APPENDICE. ANGIOLILLO (Angelo Duca) capo di banditi.
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Paragrafo 1.
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Introduzione.
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Nell'ultimo quarto del secolo decimottavo fu in Napoli oggetto di generale interessamento, e perfino di entusiasmo, un brigante noto col nomignolo di "Angiolillo", e che si chiamava propriamente Angelo Duca.
Un ritratto assai simpatico ce ne hanno trasmesso due viaggiatori, che capitarono in quel tempo nelle nostre provincia: il Gorani, nei suoi Mmoires screts, e un tedesco, il Bartels, nelle sue Lettere sulla Calabria e la Sicilia.(629) Dal Gorani tolse il suo racconto, esagerando e adornando, il Dumas, che ha contribuito al solito, pi di ogni altro, alla celebrit del personaggio.(630) Con parole parimenti benevole discorreva di lui l'ambasciatore sardo di quel tempo presso la corte di Napoli, il De Brme, in una relazione sul regno di Napoli, fatta nel 1786 al suo governo, che ho letto manoscritta nell'archivio di Torino.(631) E l'entusiasmo delle plebi ci  ricordato dal Winspeare;(632) ed ha il suo documento nella Bellissima Istoria delle prodezze ed imprese di Angelo del Duca, che fino a non molti anni sono si cantava ancora sul Molo di Napoli, e si seguita a ristampare nei libercoletti popolari a un soldo.(633)
Vero  che il governo napoletano procedette con Angiolillo assai per le spicce. Quando, dopo lunga e varia resistenza, si riusc ad acchiapparlo, mentre gli avvocati gareggiavano nell'offrirsi a difenderlo, un dispaccio reale ordin che fosse, senz'altro, impiccato. Ma questa soluzione suscit un duplice sentimento di scandalo: di scandalo formale giuridico, perch quel modo di condanna a morte ripugnava alla pubblica coscienza in tanto progresso che s'era fatto nelle idee del diritto e della legalit;(634) e di scandalo reale, perch Angiolillo era reputato universalmente immeritevole della pena che l'aveva colpito. Era un brigante; ma, e per la occasione che lo gitt alla campagna, e per il suo procedere valoroso, abile, leale, mite, giusto, caritatevole, sembrava degno d'indulgenza.
A formarci un concetto esatto del personaggio, tra la severit della condanna regia e le attenuanti dell'opinione, sarebbe di sommo aiuto la processura, ossia l'"inchiesta", come ora si direbbe, compilata sul teatro stesso delle gesta di Angiolillo, dal consigliere Patern, che gli fu spedito contro; la quale processura era formata da sette grossi volumi, e ci darebbe anche molto lume sulle condizioni sociali delle Provincie napoletane a quel tempo. Per isfortuna, queste carte, con tutte le altre simili di processi penali, furono fatte bruciare nel 1859 dal principe di Belmonte, soprintendente del Grande Archivio di Napoli, per guadagnare spazio. E dire che la processura di Angiolillo fu vista e percorsa da uno degl'impiegati di allora dell'archivio; e si poteva perci, senza fastidio, salvarla dalla generale distruzione. Comunque, i documenti ufficiali sono distrutti; e non resterebbe che rassegnarsi ad ascoltare, con le debite riserve, i sommari racconti e la tradizione favorevole, se due contemporanei non avessero narrato a lungo le sue gesta in due "poemi".
Entrambi codesti poemi sono rimasti manoscritti e sconosciuti fino a questi ultimi anni. Il primo di essi fu scritto da un ricco proprietario di Rionero Vulture, Pasquale Fortunato, che visse dal 1731 al 1813 e fu testimone di veduta di alcuni degli avvenimenti che narrava.(635) L'altro si deve a un Pompeo d'Aiutolo di Montecorvino Rovella, il quale compose il suo poema sui materiali che gli furono forniti da un dottor Antonio Scoino di Muro, ossia di una citt che fu come il centro dell'attivit di Angiolillo, e dove accadde la sua cattura.(636)
Il D'Aiutolo si mantiene favorevole in tutto il poema (cinque canti) al suo eroe; e muta un po' intonazione solo nell'ultimo canto, dopo la dedica che gli venne in mente di fare dell'opera sua al consigliere Patern, che era riuscito a vincere l'invincibile: mutamento di stile, ossia di aggettivi, non di fatti. Non cos il Fortunato, ch' risolutamente avverso, da cima a fondo; ma non bisogna tacere che il futuro cantore aveva ricevuto, una volta, dal personaggio della sua ispirazione, un biglietto di ricatto per quattrocento ducati; ch'egli,  vero, trov modo di non pagare, ma non per tanto gliene doveva essere restata una certa amarezza nell'animo. Appunto tale disposizione sfavorevole rende utile per noi il suo poemetto; e perch ci riconferma, col suo tono polemico, l'opinione generale benevola ad Angiolillo; e perch ci offre una specie di controllo, fungendo da advocatus diaboli di fronte agli altri testimoni, tutti lodatori ed entusiasti.
Per altro, il Fortunato e il D'Aiutolo non solo concordano tra loro quasi sempre nel racconto dei fatti (stavo per dire anche nella valentia poetica, se non che il Fortunato appare persona pi colta), ma concordano anche col Bartels, col Gorani, con l'ambasciatore sardo, e con la Bellissima Istoria. Il Fortunato non presenta come prove a carico, oltre qualche particolare di secondaria importanza, se non quella che potrebbe dirsi l'interpretazione psicologica, ch' in lui diversa e malevola. Il Bartels e il Gorani poi hanno qualche frangia romanzesca, che non si trova nelle altre fonti.
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Paragrafo 2.
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Giovinezza e uscita in campagna.
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Prima di tutto, qualche chiarimento sulla cronologia delle azioni di Angiolillo. Se il D'Aiutolo ci reca la data esatta della morte di lui, che fu il 26 aprile 1784, non sappiamo poi con precisione quanto tempo egli tenesse la campagna. Due affermazioni estreme ci danno l'ambasciatore sardo, che parla di "pi di un'annata", e il D'Aiutolo che parla di "sei anni". Il Fortunato non precisa il tempo; ma dal suo poema si cava che Angiolillo stette dapprima per otto mesi nella banda di un tal Freda, e poi fece compagnia da s, e le avventure di questo secondo periodo ch'egli racconta parrebbero contenute nel giro di un anno. Un altro punto anche oscuro  l'et del brigante. A me fu mostrata, tempo fa, da un compaesano d'Angiolillo, la fede di nascita di un Angelo Duca in data del 1 aprile 1734. Ma, oltre che sembra assai difficile ch'egli diventasse brigante sui cinquant'anni,(637) i nomi dei genitori discordano da quelli che reca il D'Aiutolo, il quale attribuisce all'eroe l'et di ventun anno.  da credere che la sua fede di nascita sia stata tolta in iscambio con una di quelle dei parecchi suoi omonimi, che si trovano segnati nei registri parrocchiali. E tutto considerato, appare probabile ch'egli si facesse brigante intorno al 1780, avendo poco pi di venti anni.
Il suo paese natale fu San Gregorio Magno, grosso villaggio nel Salernitano (circondario di Campagna), attorniato da monti e situato sul pendio d'una collina. A San Gregorio i suoi compaesani ancora parlano e favoleggiano di lui come del grand'uomo del luogo; ed essi stessi, per virt di quel nome, godono fama di gente che non si fa passar la mosca pel naso. E il pi curioso  che per uno di quei risanamenti che dal 1884, e dopo l'esempio di Napoli, ogni paesello meridionale medita, si era pensato di mettere alla via principale, al "rettifilo", per cos dire, di San Gregorio, il nome di Angelo Duca. Questo significherebbe ridersi dei pregiudizi!
L'accordo fra tutte le testimonianze  poi completo circa le cause che spinsero Angiolillo alla vita del brigante. Era egli un onesto contadino; sembra anche piuttosto agiato, perch c' chi dice che possedesse un campicello; e, quantunque di carattere vivace, godeva buona riputazione, e si faceva ben volere da tutti i suoi compaesani.
Volle la disgrazia che, un giorno, avendo affidato il gregge a un ragazzo, suo nipote o suo garzone o l'uno e l'altro insieme, questi, nel menarlo a pascolo, lo facesse sconfinare sulle terre del duca di Martina. Probabilmente il caso s'era ripetuto pi volte; ma quella volta un guardiano del duca colse il ragazzo sul fatto, e, non contento di rimproveri e minacce, lo percosse aspramente. Il ragazzo torn piangendo ad Angiolillo. Il quale, o in quel giorno stesso, o, come altri narra, recatosi il giorno dopo di nascosto a veder quel che succedeva e ricominciando il guardiano a percuotere il ragazzo, si fece innanzi e attacc briga col feroce satellite del duca. Dalle parole ai fatti: sia che Angiolillo sparasse pel primo un colpo di fucile, sia che rispondesse al colpo sparato dal guardiano (le versioni sono varie), fatto  che, nella rissa tra i due, il cavallo del guardiano rimase ucciso.
L'occorso fu riferito al duca di Martina, e con tali colori, che il bollente signore entr in furore di vendicarsi dell'audace contadino. Quel duca si chiamava don Francesco Caracciolo, marchese di Mottola, signore di Bovino sopra Salerno, e di parecchie terre in Calabria.(638) Angiolillo, dopo l'impeto dell'ira, s'era calmato, e cercava un accomodamento. Ma il tribunale baronale al solito:
Per questo sol delitto principale,
ossia per l'uccisione della giumenta,
Di cento e mille colpe lo fa reo.
Presentarsi a quel tribunale era la rovina.(639) Egli ricorse a un protettore, che fu il principe di Torcila, Giuseppe Caracciolo: quel medesimo che, pochi anni dopo, venne perseguitato come giacobino, e avendo preso parte alla Repubblica, ebbe condanna di morte e stette per un pezzo nella fossa della Favignana. Si vuole che il principe di Torcila facesse vestire Angiolillo con la sua livrea, e cos lo mandasse, sconosciuto, a portare la lettera d'intercessione al duca di Martina. Ma lo stesso Angiolillo ebbe ad assistere alle minacce del duca, il quale, letta la lettera, esclam: che allora si sarebbe calmato, quando avesse avuto la testa di quel briccone.
Dopo ci, egli si conobbe perduto ed entr in disperazione. Il padre pens di mandarlo fuori regno, in Ungheria; ma per lui abbandonare la patria era morire; e prefer darsi alla campagna.
La prepotenza di un signore, la nessuna garanzia della giustizia, fecero, dunque, dell'onesto Angelo Duca un brigante. E l'opinione pubblica non errava nel considerarlo ingiustamente perseguitato.
Scorreva nei due principati la banda di un Tommaso Freda; ed Angiolillo, secondo il Fortunato, si un ad essa. Ma, dopo alcuni mesi, form una banda da s. Aveva per compagni un Costantino Rocco, detto il Re di Balvano (da una terra di questo nome della Basilicata), uomo di et matura, esperto delle campagne e dei pericoli, ch'era il saggio Ulisse della compagnia; un Peppe ossia Giuseppe Russo, che ci viene descritto come il pi fiero di tutti; un tal Gianiaco, ossia Gian Giacomo Barberio di San Gregorio; un Giovanni Gallo di Montemarano; e due fratelli di cognome Parapiglia.(640) A questi si aggiunsero poi alcuni altri, e particolarmente un tal Ciccio Zuccarino di Caposele. Qualche volta, la banda di Angiolillo si alle, per breve tempo, con altre bande a comune difesa.
Angiolillo scorazz coi suoi per le provincie di Salerno e di Avellino, e si spinse parecchie volte in Capitanata; ma il campo principale della sua azione fu la zona settentrionale della Basilicata. Qui il paese era stato sempre de' pi adatti all'opera dei briganti: le popolazioni dedite principalmente alla pastorizia, e in misura assai minore alla cultura dei cereali; l'industria nulla: mancava ogni rete stradale.(641) Le storie delle sue gesta ce lo mostrano a Cassano, ad Avigliano, a Muro, a Calitri, a Ruoti, a Rionero, a Foggia, a Lucera, ad Ascoli, e in altri luoghi. E sostenne sempre scontri vittoriosi con la sbirraglia mandatagli contro.
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Paragrafo 3.
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Lotte e vittorie.
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La forza armata, di cui si servivano i presidi delle Provincie e le "udienze", ossia i tribunali provinciali, contro i briganti, erano le "squadre di campagna" e i "fucilieri di montagna":(642) accozzaglia di gente quasi sempre altrettanto vile quanto prepotente, atta, pi che ad altro, ad attirarsi l'odio e il disprezzo delle popolazioni che avrebbero dovuto difendere.
Che Angiolillo combattesse con valore e con fortuna, tutti affermano; e lo stesso Fortunato non riesce a nascondere per questa parte la sua ammirazione. La leggenda popolare ha fantasticato ch'egli possedesse un anello fatato, che lo faceva uscire illeso da ogni rischio; e racconta i pi strani aneddoti, come quello in cui, novello Sansone, Angiolillo, non con una mascella d'asino, ma con un pezzo di baccal, strappato dal soffitto di un'osteria, avrebbe messo in fuga un intero reggimento!
Una lunga serie di scontri coi fucilieri e con le squadre  narrata nei var poemi. Uno dei primi ebbe luogo (chi dice presso Caggiano, chi presso Bella) con una squadra di diciotto uomini bene armati, guidati da un tenente del tribunale di Basilicata, a nome Giacomo Lupo. I briganti non erano pi di nove, ma avevano preso posizione dietro gli alberi, profittando abilmente del terreno. La squadra si avanzava in due gruppi col tenente alla testa, il quale intim la resa. Ma Angiolillo gli grid: "Torna a casa tua, pensa che hai moglie e figli". Il tenente fece fuoco senza colpire; Peppe Russo gli rispose con un colpo bene aggiustato, che lo stese a terra; e i fucilieri scapparono. - Il Fortunato ha una piccola variante: quando il tenente cade, Angiolillo gli si accosta, e gli dice compassionevolmente quelle parole che altri gli fa dire in precedenza e per caritatevole avvertimento.
Con la stessa facilit, sbaragli, secondo la Bellissima Istoria, un'altra squadra di ventiquattro uomini, che gli si era mossa contro. Venti erano appostati; e quattro si avanzarono ad intimar la resa. I briganti danno di piglio alle armi: i quattro sparano senza ferire:
E lui niente gi volse sparare,
Sol per piet; per alle sue genti
Con un sol grido gli fece ligare!
Poi and contro agli altri venti; ne ammazz otto, ne fer quattro, gli altri otto fuggirono. E disciolse i quattro legati, dicendo: andate, Fratelli, e non tornate pi in guerra, O veramente esempio pigliate, Da quei vostri compagni morti in terra!
Il Fortunato e il D'Aiutolo raccontano un fatto di questo genere accaduto in Calitri, che Angiolillo fece ritrarre da un Buonascopa di quei paesi sopra una tela che gli serviva di bandiera. - Nel dipinto, Angiolillo stava innanzi ai suoi, come un capitano in battaglia; dei fucilieri chi era caduto, chi ferito, gli altri fuggivano; e una turba di poverelli era da un lato plaudente:
Ch'ognun parea qual'anima purgante
Chieder soccorso qual da man possente;
Ed ei somministrava del contante
Con volto di piet, benignamente!
Questa bandiera non fa la sola pompa ch'egli facesse delle sue vittorie. Una volta che giunse a Foggia, mand a prendere da un negoziante cento canne di velluto e da un altro seicento canne di gallone con frange d'oro, bottoni, tre stellucce e due dragoni. Con questa roba fece fare le uniformi ai suoi compagni, piene di ricami, di fraschette e di fiori. E per s, una pi ricca, con le stelle e i dragoni, e con una fascia dove erano trapunte le lettere A. D. R. D. C.; che i suoi nemici interpetrarono "Angelo Duca re della campagna", laddove pare che in sua intenzione volessero dire semplicemente: "Angelo Duca reo d'un cavallo". Indossate le uniformi, la piccola squadra si schier in parata nel piano di Foggia,
Facendo ivi bellissime figure;
Parea ciascun Rinaldo in Mont'Albano,
tra gran folla di popolo, accorso a vedere. Il "saggio" preside non si sent di farli attaccare dalla sua soldatesca.(643)
E alle facili vittorie e ai trionfi aggiungeva lo scherno, o meglio, lo scherzo, come appare da un suo tratto variamente raccontato verso il preside di Basilicata o altro dei suoi persecutori. Angiolillo si trovava in un'osteria, quando ebbe notizia che per quel luogo, di l a poco, sarebbe passato il preside. Egli fece preparare un bel pranzo, pag anticipatamente e disse al tavernaro: "Questo pranzo  pel preside, gliel'offro io; ora me ne vado nel bosco; digli che far bene a non venirmi a ringraziare". Giunge il preside, chiede da mangiare, e pranza. E poi dice: "Che cosa vi debbo?". E il tavernaro: "Niente, perch Angiolillo ha gi pagato per voi":
Con dirmi che in queste valli ombrose
Voi non entrate, se campar v' caro!(644)
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Paragrafo 4.
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Provvedimenti economici e morali.
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Questo il lato guerresco, ch'era atto a colpire le fantasie e suscitare ammirazione per la destrezza e il valore di quel pugno d'uomini, cos ben diretti dal loro capo. Il quale era un contadinello di bell'aspetto, e non demeritava il suo nome vezzeggiativo: "di statura mediocre (scrive il D'Aiutolo), occhi cervoni, volto grazioso e piacevole, di faccia delicata, e lussuoso nel vestire; e dava piacere e non timore".
Ma c' un altro lato della sua vita, il lato "sociale", sul quale il Fortunato sorvola, laddove cos il D'Aiutolo come tutte le altre fonti, e in ispecie la Bellissima Istoria d'indole popolare, ne discorrono con copia di particolari. Questo lato si riassume nella protezione dell'oppresso contro l'oppressore, del povero contro il ricco.
Le leggi dell'economia politica non avevano molta resistenza per Angiollio. I grani abbondano e i poveri muoiono di fame: i prezzi di piazza sono esorbitanti, e i prodotti della terra partono per l'estero. Fenomeni che non gli riuscivano chiari. Angiolilio (dice la Bellissima Istoria) andava
per massarie e per potenti.
Che il grano raccoglievano l'estate;
E se usciva a quindici la voce.
Lui la basciava ad undici la voce.(645)
E, per abbassare i prezzi, egli aveva espedienti per lo meno tanto semplici quanto quelli del suo poeta nel cercar la rima.
Eccone un esempio. In Puglia c'era carestia. Angiolillo s'inform chi avesse frumento; e gli fu risposto da per tutto:
Il baron Bruno di frumenti abonda
A Stornara, a Tressanti e alla Rotonda.
Questo negoziante  s riccone,
Che mezza Puglia tiene alla sua mano...(646)
Angiolillo si reca dal Bruno, e gli domanda di quanto grano possa disporre. Il Bruno gli dice che ne ha una partita di dodici mila tomoli, gi venduta a un mercante per la piazza di Genova a trentasette carlini il tomolo; ma che vada pure a Tressanti, e se ne faccia dare senza pagamento quanto ne vuole, e gli consegna un biglietto d'ordine e le chiavi. Angiolillo apre i magazzini del Bruno, e fa bandire pei contorni:
  a chi necessita lo grano
Angelo vende a quindici carlini.
In quattro giorni, fu tutto spacciato. Angiolillo consegn il danaro ricavato e le cambiali di pagamento ai massari del Bruno, e and via.
Dello stesso genere  ci che egli oper in Calitri, dove, avendo domandato chi fosse il pi ricco del paese e saputo ch'era il parroco, si fece da costui consegnare un buon gruzzolo di danaro:
Col qual ne comper tutti frumenti,
E poi, da mendichi accompagnato.
Ai plebei, a poveri, a pezzenti
Tutto lui dispens per caritate...(647)
Ovvero in Ascoli, dove, trovando il duca, Sebastiano Marulli, in un gran festino con molti convitati, egli si presento alla sala del banchetto e, fattosi dare quindici zecchini da quei signori,
Cal poi abbasso, e a donne e a poverelli
Un pranzo fece far di bei sapori,
Con dir: "Se festa fa la Signoria,
Pure alla Povert festa si dia!"(648)
Un altro di questi pubblici banchetti racconta il D'Aiutolo:
Un d, passando per Ponte Remito,
And per riposarsi alla Cartera,
In dove fanno un gran pranzo squisito
Esso con tutta la sua truppa intera,
E molti passaggeri a tal convito
Fece pranzar con la pi lieta cera;
Molti pupilli ed orfani c'immita;
Tenne tre giorni tavola bandita.
E quando si rec a Montella e si fece consegnare dai governatori le chiavi dell'erario comunale, di ottocento ducati, che vi trov, ne tolse soli trecento:
Poi da Montella part per Cassano
E fe' chiamar pupilli ed orfanelli.
Ed altri poverelli di quel piano,
Vedove ed altre nubili zitelle,
E dispensolli con sua propria mano
Ci che ne faccian abiti e gonnelle;
E quanto si pigli da Montellesi,
Il doppio lui diede a' Cassanesi.
L'usura, sotto cui geme oppressa la povera gente non meno che sotto le altre leggi dell'economia, aveva in Angiolillo un avversario, che procedeva per le spicce e con mezzi assai pratici. Un giorno, incontra un povero uomo ch'era menato in prigione per debiti verso un ricco usuraio, e, informatosi del caso dalla moglie che l'accompagnava piangendo, scioglie il prigioniero e si reca difilato dall'usuraio. Al quale fa un bel discorso, che comincia: "Non temer, sta di buon cuore":
Ambi siam ladri, e chi sar maggiore,
Se l'usuraro o l'assassino sia?
Il ladro ruba ed ha gran timore,
Il furto si nasconde e ne va via:
Ma l'usuraro ruba francamente
E rende afflitta e misera la gente.
...
Qui dovrebbe la legge dar riparo
Con afforcare il ladro e l'usuraro!
E, a conclusione di questo discorso, brucia tutti i registri dell'avaro, apre lo scrigno e distribuisce il danaro.(649)
La povera gente soffre gli strazi non solo della fame, ma del disonore. Angiolillo, ch'era un brigante morigerato e casto, aveva in sua speciale protezione le fanciulle, esposte alle insidie e alle prepotenze dei ricchi:
Non si pu raccontare in prosa o in rima
Quanto amava l'onor delle zitelle:
Se alcuna violata va al suo udito.
Lui va per forza e gli lo fa marito.(650)
Anzi, la sua passione per la giustizia, a sentire qualcuno, avrebbe preso una forma pi estesa e solenne. Il Bartels racconta che Angelo, dovunque sentisse parlare di un torto commesso, si fermava e faceva giustizia, opponendosi specialmente ai soprusi dei grandi feudatari e dei ricchi ecclesiastici. E il Gorani: "Quando arrivava in qualche luogo, faceva preparare un tribunale di giustizia: sentiva le parti, pronunciava le sentenze, e compieva tutti gli uffici del magistrato".
Secondo il D'Aiutolo, lo strano brigante coadiuvava la giustizia col perseguitare i delinquenti comuni, quasi per distinguersi nettamente da essi:
Angelo se ne va per la foresta
Per estirpar ciascun malevivente,
Se strada o passo od altra parte infesta;
Ascolta se rumor di furto sente.
Chi lo cattura e chi li fa la testa,
Poi l'invia all'udienza prestamente,
E manda a dire a' presidi: "Signori,
Questi sono li tristi malfattori".
Ma, senza la scenografia supposta dal Gorani,  certo ch'egli, come ebbe a scrivere il preside di Capitanata, "cercava d'ingerirsi d'ogni cosa". L'aneddoto del vescovo simoniaco  uno dei parecchi che si possono ricordare. Un giorno, Angiolillo incontra un sacerdote che se n'andava piangendo e - bestemmiando come un turco:
Voi, facendo s trista funzione,
Padre, mi fate ancor scandalizzare!
gli dice Angiolillo:
Quietatevi; ti prego in cortesia,
E dimmi ancora la cagion qual sia.
Il sacerdote racconta che, fatti i debiti esami, era riuscito ad ottenere una ricca parrocchia; ma il suo vescovo, per minacce di masnadieri, aveva rilasciato la bolla a un altro prete immeritevole. Angiolillo va dal vescovo: gli s'inchina, gli bacia la mano; e
Dopo questo si misero a parlare,
Sui punti del dovere e dell'onore.
Chiarito il fatto, il vescovo "nulla niega a tanto intercessore", e restituisce la parrocchia al prete che vi aveva diritto. Quanto all'altro, Angiolillo gli fa pagare dugento ducati per la bolla, ch'egli lacera; e, al solito:
Tutto il contante, che il prete ha portato,
Il foruscito ai poveri ha donato.
Questi ed altri fatti simili non possono revocarsi in dubbio, essendoci concordemente attestati. Il Fortunato accenna a spiegarli come un astuto mezzo per tenersi amiche le popolazioni delle campagne e darsi aria di galantuomo. Anche ammessa tale spiegazione, Angiolillo sarebbe un brigante non volgare: egli avrebbe praticato come sistema ci che altri briganti fecero solo occasionalmente. Ma, nell'insieme di questi fatti, nelle impressioni che suscitarono, nella vita anteriore di Angiolillo, si hanno molteplici indizi che persuadono a non escludere spiegazioni moralmente meno sfavorevoli: forse un certo spirito glorioso, che gli faceva trovare compiacenza nel vedersi acclamato dalle turbe come il benefattore dei poveri e il raddrizzatore dei torti altrui; e forse - perch no? - sentimenti ingenui di giustizia, di piet, di generosit.
Angiolillo era religioso. Il Fortunato ce lo descrive nella chiesa di San Michele di Monticchio, inginocchiato per lunghe ore a pregare innanzi all'Arcangelo. E comenta, sdegnato:
E pur se l'han creduto var stolti
Ch'eran quelli atti di vera pietate;
E questi bisogn'hanno che s'ascolti,
Che opposta ella sta sempre a crudeltate;
In petto uman sol una pu regnare,
E mai d'unita possonsi accordare.
Psicologia troppo semplicistica! A ogni modo, un Angiolillo devoto di San Michele  assai pi probabile di quello che ci presenta il Gerani nella sua idealizzazione: un Angiolillo reclamante l'istruzione obbligatoria! Uno dei pi grandi torti (scrive il Gerani) ch'egli rinfacciava ai baroni era l'ignoranza, nella quale mantengono i loro vassalli. Diventato il re della campagna, egli "ebbe vergogna di vedersi cos poco istruito: impar a leggere e a scrivere; e si fece anche ammirare per l'energia e la precisione del suo stile. Un paglietta, uomo curioso e che parlava con piacere del famoso brigante, aveva fatto una raccolta delle sue lettere. Ne ho lette alcune, che mi son parse scritte con quella dignit e quella forza di stile, che conviene a un capo abituato a dare degli ordini e a vederli eseguiti". Qui giova rettificare con le notizie che ci porgono il Fortunato e il D'Aiutolo: Angiolillo non sapeva scrivere, e, per quanto potesse sentirne brama, con la vita che menava non aveva agio di fare i suoi stud! Ma conduceva seco un segretario, appunto quel tale Zuccarino, cui dettava o dava incarico di scrivere le sue lettere, che per altro pu darsi che ritenessero qualcosa dell'energia del suo carattere anche attraverso la mediazione dello scrivano.
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Paragrafo 5.
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Trionfi.
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Per vivere lui e i suoi compagni, e per largheggiare con le plebi, e dare esecuzione ai suoi propositi umanitari, Angiolillo doveva naturalmente mettere a contribuzione i ricchi.
E noi leggiamo parecchi aneddoti di passeggieri fermati sulle strade dalla sua banda, e delle richieste di danaro mandate a baroni e ricchi proprietari dei paesi pei quali girava.
 curioso che i passeggieri da lui arrestati, e dei quali ci resta notizia, siano sempre vescovi e prelati, che pare egli richiamasse volentieri alla povert evangelica. Ma soleva essere discreto: trattava i passeggieri con molto garbo; e, fatto l'inventario dei danari e delle robe, divideva, rendendo ragione della spartizione: "Questo basta per voi, questo  necessario per me e pei miei uomini, quest'altro mi occorre per tale o tal altro uso".
N ci  memoria di assassini da lui commessi o lasciati commettere dai suoi compagni. Solo a uno di essi, Giovanni Gallo, permise a malincuore (dice il Fortunato, ma il D'Aiutolo vuole che invece lo confortasse ed approvasse) di ammazzare un tal dottore, ch'era stata causa di tutte le persecuzioni e ingiustizie, che il Gallo aveva sofferto e per le quali s'era fatto brigante.
I pi, del resto, si affrettavano a soddisfarlo, appena manifestasse un desiderio o facesse un cenno di volont:
Scorta li fanno amici e poverelli;
Li ricchi gran soccorso ognun li dava;
Se chiede della roba o pur danaro,
Fa trasformare in prodigo l'avaro.
Oltre che nelle plebi, le quali beneficava, Angiolillo aveva aderenze e protezioni anche nel ceto civile, come  accaduto del resto sempre ai briganti, o per timore o per ricambio di servigi. In alcuni paesi era sicuro d'essere accolto a festa, come a Calitri, del quale dice il Fortunato:
E qui per certo egli era pi stimato
Chi d'Angelino ben venia guardato!
La gente facoltosa non aveva gran cagione di rallegrarsi, ma faceva buon viso: adusata come era ai mali del brigantaggio, Angiolillo doveva sembrarle assai sopportabile di fronte agli altri rappresentanti di quella professione, che nell'Italia meridionale si esercitava da secoli. Non mancavano gli ammiratori sinceri e spassionati, non mossi da timore o da rassegnazione o da interessi; ma  probabile che codesti idealisti dimorassero di solito lungi dai luoghi delle gesta gloriose, fuori tiro, in condizioni da contemplare lo spettacolo con serenit perch senza rischi personali.
Non far maraviglia poi, a chi conosca lo stato di allora dei conventi e dei monasteri, specie di quelli di provincia, il sentire che in quei luoghi egli aveva le sue dimore pi comode, che vi si recava per riposarsi e per far baldoria, per curare le ferite, per sottrarsi agli insecutori. Angiolillo spadroneggiava nell'abbadia di Santa Maria in Elce presso Calitri, nel convento di Boniferi presso Lucera, in quello di Muro, nella Madonna d'Alto Sele, in San Michele di Monticchio, fraternizzando coi suoi amici in tonaca e cocolla. Il Fortunato ce lo descrive appunto nel convento di Monticchio, alle falde del Vulture. Ivi concorreva la gente dai paesi vicini a fargli visita; ed egli la riceveva piacevolmente, rendendosi grato a tutti. V'erano sempre apparecchiate mense "d'ottimi pasti e di vini squisiti": i frati andavano attorno tutto lieti e contenti, ed echeggiavano pel refettorio allegri brindisi ad Angiolillo, a Costantino, a Peppe Russo.
Pochi giorni dopo, il Fortunato ebbe il piacere di veder da vicino Angiolillo, che, toltosi di San Michele, si rec appunto a Rionero e vi fece ingresso trionfale.
Era un giorno del mese di maggio, quando nel pomeriggio, si sparse il grido dell'entrata del brigante. Procedeva sopra un cavallo, tutto adorno di nastri multicolori; ed era vestito semplicemente con una casacca di panno turchino, mezzi stivaloni, un cappello bianco sulla testa, le cartocciere e il cornettino della polvere a lato, e sporgente dalla tasca destra del calzone il manico lavorato d'un coltello; sull'arcione poggiato lo schioppo, che reggeva con la mano destra, mentre con la manca stringeva le briglie. La folla accorsa era immensa, ed egli cavalcava calmo e sicuro. I suoi compagni andavano a piedi. Quando fece per iscendere, uno gli prese la briglia, un altro gli tenne la staffa, a un terzo consegn lo schioppo. E degli astanti, chi lo abbraccia, chi gli afferra la mano e gliela bacia; ed egli cammina a piedi tra la folla, chiacchierando e scherzando. Poi  portato di casa in casa, ben accolto da tutti. E chi potrebbe ridire:
Le tresche, li solazzi e cortesie,
"Lo Dio ti guardi", ch'ebbe per le vie?
(Si noti che Rionero era gi a quei tempi un grosso paese di diecimila abitanti.). Il Fortunato si faceva le croci per lo stupore:
Ed io vegliava, e mi pareano sogni.
Come potesse aver sicura stanza
Ovunque andasse, ed agio, e buon ricetto,
E quant'occorre, bench sia interdetto!
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Paragrafo 6.
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Presa e morte di Angiolillo.
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Questi fatti strepitosi e la confessata impotenza delle autorit locali scossero finalmente il governo centrale, che si risolse a mandare sul luogo un "ministro diligente".
Fu costui il conte don Vincenzo Patern, giudice criminale della Gran Corte della Vicaria. E, poich il Patern appare per le prime volte nei Calendari di Corte del 1783 e 1784 come giudice soprannumerario della prima ruota della Vicaria criminale,  indubitabile che la sua andata in Basilicata ebbe luogo appunto tra il 1783 e il 1784.
Il Patern si rec dapprima a Potenza, e poi si ferm in Melfi. Prese accurate informazioni, le squadre furono da lui mandate in giro con un concetto unico e sotto un'unica direzione, e chiusero tutte le strade, e sorvegliarono tutti i luoghi che frequentavano i briganti. E questi a giocar di destrezza e a sfuggire di qua e di l. Ma la persecuzione non rallentava, e gli scontri e i combattimenti seguivano l'uno all'altro, senza tregua. Le operazioni delle squadre furono per altro aiutate da una malattia presa da Peppe Russo, a Rionero, nell'"almo paese, che mio non ", come canta con disdegno il Fortunato.
Dal quale Fortunato tolgo la narrazione delle ultime avventure del "fuoruscito di Lucania", che confronta quasi in tutto con le versioni delle altre fonti.
Dopo essere sfuggito, combattendo, a due assalti datigli nei conventi di Calitri e di Lucera, Angiolillo and cercando un posto nel quale potesse far curare il compagno Russo infermo; e prescelse il romitorio della Madonna d'Alto Sele. Il tenente Quintana, avuto sentore del fatto, sped dieci uomini con un sergente, che sorpresero i briganti a tavola; ma anche questa volta i fucilieri furono fugati, e i briganti si misero tutti in salvo. Senonch, nello scambio di colpi, Angiolillo ebbe una ferita al dito; e questa ferita, insieme con la malattia del Russo, contribu poi alla sua perdita.
E il tradimento dette il tracollo. - I briganti nella loro fuga si fermavano di tanto in tanto per far riposare Peppe Russo. Ora un giorno, stando nascosti, questi si mise a giocare alla primiera con Ciccio Zuccarino. E, venendo a diverbio tra loro per un'inezia, Peppe dette al compagno uno schiaffo. Lo Zuccarino se ne querel col capitano; ma Angiolillo lo ebbe a sgridare per giunta; cosicch il brigante, irritato, represse l'ira nel cuore, aspettando l'occasione di vendicarsi.
In vario modo  raccontato il passaggio al nemico dello Zuccarino; ma  certo che egli guid le squadre comandate dal tenente Quintana, e le condusse di notte ad appostarsi presso il monastero dei conventuali di Muro, dove sapeva che Angiolillo s'era ricoverato. E, per accertarsi della cosa, and prima a rendere visita a un dottore di chirurgia, dal quale il suo capitano era solito a recarsi, probabilmente quel don Giovanni Quarenda di Muro, che un documento, che ho trovato nel Grande Archivio, mostra, qualche tempo dopo, sotto processo, come fautore del brigante.(651) Buss; gli fu aperto; e disse che doveva consegnare una grossa somma ad Angiolillo per parte di un certo mercante, e perci voleva sapere se era ancora nel convento col compagno. Il dottore rispose: "Credo che stiano l, perch non sono ancora guariti". Lo Zuccarino torn ai fucilieri, che s'erano appostati in var luoghi, e disse: "Animo; il granchio  nella buca; confermo che Angiolillo e Peppe stanno nel convento".
Appena spuntata l'alba, i fucilieri si disposero all'assalto. Angiolillo e Peppe Russo si svegliarono; e, vedendo la gente armata che s'andava radunando, per iscampare dalla morte corsero al superiore e si gittarono nelle sue braccia.
Il superiore li nascose nell'impalcatura del tetto, e fece ai frati precetto d'ubbidienza di non dire dove i due si trovassero. I fucilieri, intanto, raddoppiavano i colpi al portone; e vi avevano messo fuoco, quando fu aperto.
Al frate, che aperse, furono subito sopra con la domanda: dov'erano Angiolillo e Peppe Russo? Il frate giur per tutti i santi di non saperne niente. I fucilieri lo afferrarono, minacciando di gittarlo nel fuoco che ardeva; e il frate, messo alle strette, confess.
La gente d'arme sale sopra a furia; e al posto indicato, fatto un mucchio di legna, accende un fuoco. Le fiamme divamparono alto; e allora Angiolillo, col coraggio e la sveltezza solita, fa un'apertura nell'impiantito e riesce sul tetto, cercando di tirarsi dietro l'ammalato Peppe, che teneva afferrato pel petto con la mano che aveva sana. Ma gli manc la forza, e Peppe cadde di colpo sull'impalcatura, che, gi mezzo bruciata, non resse al peso, e il disgraziato rovin gi sui tizzoni accesi. Subito si rialz e si liber dal fuoco; ma i fucilieri lo presero, mentre bestemmiava e piangeva e pregava che non l'ammazzassero.
"Dov' Angiolillo?". Queste furono le prime parole con le quali l'aggredirono. "Angiolillo? Non esiste pi. S' bruciato vivo. Per non essere preso, s' gittato nel fuoco. Io volevo fare lo stesso, ma poi mi son fatto vincere dalla paura della morte. Se cercherete nella bragia, troverete le ossa".
O fosse fedelt e generosit d'amico, o un concerto tra loro,(652) questa fu la risposta di Peppe Russo. E gi i fucilieri gli credevano, e si passavano la voce che uno dei due era stato preso e l'altro bruciato, e si rimovevano le guardie dai loro posti, e si faceva diligenza tra il fuoco per ritrovare le ossa del morto.
In quel momento stesso, l'arditissimo Angiolillo dal tetto, in un mantello, Involto, salta in aria com'uccello!
E cadeva da un'altezza di trenta palmi, di fianco, sul terreno, battendo forte. Sente un gran dolore, ma subito si rialza, e scappa, arrancando per la caduta. E se la svignava tra i fucilieri, senza che alcuno gli badasse, e gi era discosto un trecento passi, e s'era ficcato nel canale di un acquedotto, quando un tale dette l'allarme: "Angiolillo  vivo;  entrato nella canna dell'acqua".(653) - Uno della squadra, ch'era appiattato li presso, gli tira una fucilata che gli passa sotto il braccio e non lo colpisce.
Ma ormai non ne pu pi. Scoraggiato, disperato, pallido, Angiolillo si ferma: lacrime gli cascano dagli occhi, e prega che non lo uccidano perch si vuol confessare. Il fuciliere, che l'ha raggiunto, risponde: "Non t'uccido, ma renditi!". Corrono gli altri, lo legano tra grida d'allegrezza, e lo uniscono al suo Peppe Russo. I due si guardano tra loro, e dicono: "Oim, a che siamo ridotti!":
Pareva il Russo un'anima dannata.
Ed Angiolillo un santo disperato!
Intanto, la fama spargeva dappertutto la grande presa che s'era fatta:
Corse la fama veloce per tutto,
Che annunziava si gradevol fatto;
Gradevol s, ma i stolti furo in lutto.
Che 'l disiavan libero ed intatto;
E vi fu pur chi malamente istrutto
Di sua condotta, non avria riscatto
Risparmiato: 'l volgo pazzo e tristo
Cambiato avria pur Baraba per Cristo!
Il giorno dopo, ben legati, il tenente Quintana ordin che fossero condotti direttamente alla Gran Corte, cos com'erano infermi e malconci.(654) Ma, pervenuti ad Avellino, giunse ordine superiore di condurli al preside in Salerno. Col furono messi al sicuro, e si sarebbe dovuto cominciare a istruire il processo, e valenti avvocati si accingevano in lor difesa.(655)
"L'on s'attendait  voir instruire son procs (scrive l'ambasciatore sardo), et cette esprance le tranquillisait dans sa prison; car il tait notoire qu'il n'avait commis aucun crime qui meritt la mort aux yeux du public. Le Roi recevait chaque jour des requtes de toutes parts pour qu'il lui accordt sa dfense: un avocat accredit osa mme lui demander la permission de la soutenir  ses propres frais....".
Ma non era questa l'intenzione del Re: "il fallait ncessairement dans un pays, o les ttes se montent aisement, se dfaire d'Angiolillo et avertir par son ctiment ses semblables de ne pas se rendre si populaires".(656) Un biglietto reale, come si  gi detto, senz'altra forma di processo, ordin che Angiolillo e Peppe Russo fossero subito impiccati.
Il Russo, nel frattempo, moriva in prigione. Il 26 aprile 1784 Angiolillo e il cadavere del compagno furono appesi alle forche in Salerno.(657)
Poi, troncate le teste e fatti i corpi in var pezzi, le teste e le membra furono mandate a esporre nei luoghi, ch'erano stati un tempo quelli dei maggiori trionfi dell'eroe di San Gregorio.
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Paragrafo 7.
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Conclusione.
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Che le plebi ammirassero ed amassero Angiolillo,  naturale; ma alquanto strano pu sembrare ch'egli destasse simpatie anche nelle classi colte, come appare dalle cose che abbiamo narrate e dall'accenno del Fortunato a quegli entusiasti, cui saltava il grillo Di voler fare come un Angiolillo!
Queste simpatie si spiegano in parte per le qualit non ordinarie di lui e per l'incarnazione, di una compiutezza quasi artistica, ch'egli presentava, del tipo del buon ladrone, del brigante umanitario. Ma, secondo me, bisogna anche tener conto delle polemiche politiche di quei giorni, che rendevano Angiolillo interessante come documento o come argomento. I pubblicisti, presso di noi e altrove, combattevano allora il feudalismo, mettendone in luce i mali e le ingiustizie; e del feudalismo Angiolillo appariva ribelle e vittima.
Il Gorani poi, che pubblicava il suo libro quando la rivoluzione francese era nel suo apice e sorgevano speranze di universale democratizzazione e si gettava lo sguardo anche su Napoli come sul resto d'Italia, non manca di dire: che "quest'uomo, situato in modo pi vantaggioso, avrebbe potuto rendere servigi segnalati ai napoletani, specialmente in una rivoluzione simile a quella che s' operata in Francia".
Ma io non saprei davvero risolvere l'ipotetica questione: se Angiolillo, nel 1799, si sarebbe messo dal lato dei giacobini, non piuttosto da quello dei capimasse borbonici, dei Pronio, degli Sciarpa e dei fra Diavolo. Anche la Santa fede si present come reazione di popolo oppresso.(658).
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FINE.



NOTA BIBLIOGRAFICA.
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I. Della Fonseca Pimetel si aveva qualche biografia affatto immaginaria, come quelle di un G. VITALI, nella Biographie gnrale del Firmin Didot, e di C. PERRONE (Storia della repubblica partenopea, Napoli, 1860, pp. 570-2). In questa  sbagliato perfino il nome di Eleonora, e l'altra comincia: "Ne  Naples en 1758, elle appartenait  une des familles les plus illustres du royaume.... et pour matres Mtastase et Spallanzani. Le mariage avec le marquis de Fonseca fut suivi de sa prsentation  la cour", ecc.; al che basti osservare che Eleonora non nacque in Napoli, non nel 1758, non apparteneva a famiglia napoletana, non ebbe per maestri n Metastasio n Spallanzani, non spos il marchese di Fonseca e non fu presentata alla corte! Una prima raccolta di notizie storiche fu messa insieme per opera del D'AYALA (Vite, pp. 285-96). La biografia, scritta da me, comparve la prima volta come articolo di rivista e in estratto (Roma, 1887); e fu del tutto rifatta nella edizione del 1897.
II. Di Vincenzio Russo scrisse una biografia abbastanza bene informata il D'AYALA (innanzi alla ristampa dei Pensieri politici, Napoli, Lombardi, 1861, e nelle Vite, pp. 548-56), alla quale nulla aggiungono le "ricerche" pubblicate da B. PELUSO (innanzi alla ristampa dei Pensieri politici. Napoli, De Angelis e Bellisario, 1894), dove si legge anche un saggio di E. DE MARINIS su La mente di V. R. Il mio scritto fu pubblicato la prima volta nella Riforma sociale di Torino (a. III, 1896, vol. VI, f. 6), e di nuovo nel volume del 1897.
III. Sulla Sanfelice poco si ha nel D'AYALA (Vite, pp. 548-56) e nel CONFORTI (Napoli nel 1799, 2.a edizione, Napoli, 1889). Il mio scritto  del 1888 (Trani, Vecchi); e dette origine a una breve discussione nel Fanfulla della domenica, a. X, nn. 49, 51, 52; a. XI, 4; e fu assai rimaneggiato nell'edizione del 1897. Ivi anche era una polemica (pp. 285-7) col Conforti, che mi  parso superfluo riprodurre, perch la mia opinione, nei punti contestati dal Conforti,  stata confermata in questi ultimi anni da un profluvio di documenti, segnatamente per opera del CRISPO MONCADA e del SANSONE, gi citati ai loro luoghi.
IV. Le notizie sui giacobini napoletani prima del 1799 furono inserite la prima volta nel volume del 1897.
V. Lo scritto sul Di Lorenzo, nell'Archivio storico per le prov. napol., XXIV, 245-50: ricompare ora ampliato con un'esposizione del lungo racconto autobiografico, col inserito testualmente (pp. 251-302).
VI. Nel volume del 1897, lo scritto sul Cirillo; e nell'Archivio storico per le prov. napol., XXV, 105-8, la recensione dell'opuscolo del Badham.
VII. I documenti sulle relazioni dei patrioti napoletani col Direttorio e col Consolato, nell'Archivio storico cit., XXVII, 94-168, 235-81; e ivi anche, XXVIII, 763-9, le notizie sul Moliterno.
VIII. I due scritti sulle agitazioni e gli intrighi politici del 1801 e 1802, nell'Archivio storico cit., XXX, 468-80, XXXI, 125-38.
IX. Il racconto delle gesta di Angelo Duca fu pubblicato la prima volta in un opuscoletto (Napoli, Pierro, 1891); ma lo rifeci nel 1896 sopra nuovi documenti, e lo pubblico ora secondo quel rifacimento, che ritrovo tra le mie carte.
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AGGIUNTE. - A p. 66 (Bibliografia degli scritti della Fonseca, n. 18: Analisi ecc.). Di questo libro il signor De Araujo ha ora acquistato un esemplare, che ha postille manoscritte del Figuereido e una nota-dedicatoria in portoghese della Fonseca, che dice cos: "Bem conforme a toda esta doutrina da Analyse do meu doutissimo mestre he a laconica, erudita, theologica, e christ Carta do Summo Pontifice Ganganelli, de immortal memoria, dirigida em 17 de Maio de 1751 ao Bispo de Spoleto, o qual lhe escrevra sobre as Reliquias dos Santos remettendo-lhe hum escrito sobre esta materia, e persuade o dito Bispo p.a que o imprima etc. He a carta 35 da collecco impressa em Paris em 1776".
A p. 73 (La stampa periodica durante la Repubblica, ecc.): dei due giornali, il Corriere di Napoli e di Sicilia e il Corriere di Europa, il Beltrani ha dato test una diligente descrizione e notizia nel suo pregevole scritto, a me cortesemente dedicato: Nella stampa giornalistica napoletana del 1799 (in Rassegna pugliese a. XXIX, n. 4, aprile 1912, pp. 121-36).
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NOTE NEL TESTO.
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(1)	 Di ci si rendeva ben conto lo Championnet, un generale repubblicano in cui viveva ancora tanta parte delle idealit dei primi anni della rivoluzione francese. Ma dallo Championnet si pass al cinico Macdonald, per discendere via via fino al venale e traditore Mjan, - Sulle idee dello Championnet si possono vedere le notizie date dal SAINT-ALBIN, Championnet, 2.a ediz., con documenti, Parigi, 1861, pp. 203-208; e cfr. tra i doc, pp. 310-21, lo scritto Essai sur le systme politique  suivre dans la campagne de Naples, in data del 12 nevoso (2 genn. '99), ch' dovuto a un francese, che appare onestissima persona e assai esperta nelle cose d'Italia, e dove si prevedono in gran parte i mali che accaddero. Sui quali succose notizie si hanno nel PIGNATELLI, Aperu historique, Berne, an IX, pp. 43-50.
(2)	 Si veda, tra le parecchie lettere di Maria Carolina in cui si accenna al programma del nuovo stato borbonico, quella del 23 maggio 1799 al cardinal Ruffo (Carteggio, in Arch. stor. nap., V, 567). 
(3)	 La questione della capitolazione dal lato storico e giuridico pu dirsi risoluta dallo HFFER, che ne ha trattato nel modo pi completo ed equilibrato. Qualche buona osservazione e rettifica si pu vedere nel recente opuscolo di ROBBY KOSSMANN, Lord Nelson und der Herzog Franz Caracciolo Hamburg, 1895 (nella raccolta di conferenze pubbl. dal Virchow e dal Wattembach), pp. 19-24. -  noto che il cardinal Ruffo ha guadagnato in questa revisione; ed Emma Lyons appare un semplice portavoce del Nelson e di Carolina, con parte affatto secondaria, e non senza lagrimette di piet sulla sorte delle vittime. Tra i personaggi della reazione ce n' qualcuno assolutamente rispettabile, come quel diplomatico Antonio Micheroux, che fu il vero ideatore della benigna capitolazione conclusa coi patrioti, e la cui opera  stata ora degnamente illustrata dal MARESCA (in Arch. stor, nap., voll. XVIII e XIX).
(4)	 Si veda (per citare un esempio) la sua lettera al Ruffo dell'11 aprile 1799 (in DUMAS, I Borboni di Napoli, vol. di Documenti, pp. 231-2).
(5)	 Anche di fuori del periodo del '99, basterebbe ricordare l'indegna commedia dei due trattati del settembre 1805 (cfr. MARESCA, I trattati ecc., in Arch. stor. napol, XII, 1887, pp. 589-698), in cui impegnava la sua "parole sacre", la sua "parole d'honneur", per ingannare Napoleone, mentre trattava contemporaneamente la neutralit con la Francia, e l'alleanza con la coalizione; e le infami congiure e i tentati assassini del decennio e il combattere per briganti. Sul furto fatto eseguire da lei delle carte dell'ambasciatore francese Mackau, si veda la sua confessione, e quasi il suo vanto, in una lettera ad Emma Lyons (Carteggio ed. Palumbo, p. 211). Come vendicasse le offese personali,  provato da quella compagnia di assassini che mise alle calcagna del Gorani, e che perseguitarono lo scrittore democratico per non so quanti paeselli e campagne della Svizzera! (cfr. MARC-MONNIER, Un aventurier italien du siecle dernier, Parigi, 1884, p. 244 sgg.). 
(6)	 L'opinione anzidetta  sostenuta con molto acume da M. ROSSI, Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799, Firenze, Barbra, 1890, pp. 308-335, e passim. Noter che tra le prove addotte dal Rossi non mi sembra abbastanza esatto ci ch'egli dice (p. 288) della parte avuta dal Nelson nell'incendio delle navi napoletane (cfr. le notizie raccolte su questo punto dal FRANCHETTI, Storia d'Italia dopo il 1789, p. 350 n); n  sicura la versione ch'egli accetta della morte del corriere Ferreri, pp. 287-8; troppo benevola mi sembra la sua interpetrazione delle parole del feroce Troubridge, pp. 318-9: e sarebbe stato desiderabile un esame particolare de' sentimenti personali del Nelson contro i francesi e i giacobini napoletani. 
(7)	 D'AYALA, Vite dei pi celebri capitani e soldati napoletani, Napoli, 1843, p. 408 sgg., e Z. PADULA, Elogio funebre di Ferdinando Lopes Fonseca, Catanzaro, 1840, pp. 8-9. Lo scrittore delle Memorie segrete, edite dallo Helfert, p. 140, dice che la famiglia Fonseca trov rifugio a Napoli dalle persecuzioni politiche del suo paese, essendo stato il padre di Eleonora involto in una congiura contro il re, e giustiziato: donde cava motivo di un'accusa d'ingratitudine contro Eleonora. Tutto ci  una favola.
(8)	 La fede di nascita, in data del 26 gennaio, della parrocchia di S. Maria del popolo, fu ritrovata dalla signora CLELIA BERTINI ATTILI e pubblicata nella Nuova Antologia, 16 agosto 1899, p. 728. La casa, dove abitava la famiglia Fonseca,  quella in Via Ripetta, segnata col n. 22. 
(9)	 "Per non essere in queste indecorose circostanze possibile che il medesimo signore abbia da conservare in Roma un ministro pubblico ed un numero di vassalli onorati e fedeli, solo per esser testimoni degl'insulti che contro la sua autorit regia e contro il decoro pontificio si sono accumulati e vanno crescendo in parole et in iscritto, ecc. ecc.". I tre editti dell'ambasciatore portoghese in Roma Francisco Dalmada de Mendoza, l'uno del 2 luglio, l'altro sospensivo del 4 luglio, e l'ultimo del 6 luglio, che assegna per termine "sino al mese di settembre inclusivo", si leggono in copia in Portogallo. Diversi, a. 1760-2, fascio 920, Arch. di Stato di Napoli.
(10)	 D'AYALA, PADULA, II. ec.
(11)	 Supplica di Clemente de Fonseca del 22 agosto 1777. Si veda anche un diploma di re Giuseppe di Portogallo del 17 agosto 1767, e il parere della R. Camera di Napoli del 23 giugno 1775, nel quale si tratta la questione del modo in cui la nobilt di uno stato debba essere considerata in uno stato straniero. Di questi documenti ho sott'occhio una copia antica, favoritami dal sig. avv. Raffaele de Fonseca Pimentel.
(12)	 Le due lettere di Domenico Saccenti all'ab. Ciaccheri del 15 giugno 1768, da Napoli, e del 23 aprile 1771 da Portici, sono state da me rinvenute nel carteggio del Ciaccheri, Bibl. Comunale di Siena, E. VII. 20.
(13)	 Cos innanzi al Tempio della Gloria. Quest'accademia  ignota al MINIERI RICCIO, Cenno sulle accad. Fior. nella citt di Napoli, in Arch. stor. napol, a. IV e V, 1879-1880.
(14)	 Mor a settantaquattro anni nel 1791. Cfr. intorno a lui le lettere di VINCENZO MONTI al Bertola del 25 settembre, 5 novembre e 3 dicembre 1779; e SIGNORELLI, Vicende della coltura, 2.a ediz., Napoli, 1811, VII, 210-223. 
(15)	 Poesie di D. ANTONIO DI GENNARO, duca di Belforte, Napoli, 1796, I, 26. Lo riferisce anche il CONFORTI, Napoli nel 1799, 2.a ediz., pp. 159-160.
(16)	 BALDASSARRE PAPADIA, Egloghe pastorali, Napoli, 1770: egl. ultima. Sul Papadia cfr. NAPOLI SIGNORELLI, op. cit., VII, 139-141.
(17)	 Sepulcretum amicabile EMANUELIS CAMPOLONGI, pars I et II, Neap., 1781, I, 182, II, 173. Ecco il primo: "Vians paulisper mane | hoc enim in sarcophago | Eleonora Fonseca Pimentel | tot laudibus digna poetria | ut vix a quoquam | sui aevi caeleberrimo | nedum a Campolongo inglorio | concelebrari potuerit". 
(18)	 "I saggi poetici, e specialmente l'epitalamio, di cui ha V. S. illustrissima avuta l'obbligante cura di provvedermi, cos per la nobile ed armoniosa franchezza, con cui sono verseggiati, come per la vivace immaginazione che gli anima e li colora, e non meno per l'abbondanza delle notizie storiche e mitologiche onde sono arricchiti, sarebbero gi degnissimi di somma lode considerati unicamente in s stessi: ma dove si rifletta esser queste le prime produzioni dei felici talenti di una gentil donzella, che ha incominciata ora appena la carriera del quarto lustro, crescono a dismisura di merito ed assumono ragion di portenti. Ha ben Ella veduto che codesta specie d'usurpazione dei dritti del sesso e dell'et mia avrebbe potuto essere in me per avventura cagione di qualche geloso rincrescimento; e, cortese quanto ingegnosa, me ne ha somministrato l'antidoto, asserendosi debitrice della luminosa fermentazione del nativo suo fuoco poetico all'assidua lettura degli scritti miei. Io presto ben volentieri senza verun esame tutta la mia fede a cotesta, forse puramente officiosa, asserzione, contentissimo di poter congiungere al dovere della giustizia che le rendo, anche l'interesse dell'amor proprio. Continui, con progressi corrispondenti a cos mirabili principi, a fare onore ed invidia alle sue pari: e quindi innanzi costantemente mi creda, ecc., ecc.". 
(19)	 Due lettere degli 8 marzo 1776, e dei 22 luglio 1777 sono gi stampate nelle Opere postume del signor ab. PIETRO METASTASIO, pubbl. dall'ab. conte D'Ayala, Vienna, 1795, III, 201-205, 210-213. Insieme con altre otto degli anni 1770-1776, in Tutte le opere di P. M., Firenze, Borghi, 1832, pp. 1048-50, 1088-1093. Queste relazioni epistolari col Metastasio sono diventate pel BOTTA (Storia, libro XVIII) relazioni di amore: "dal Metastasio lodata ed anche amata". 
(20)	 Se ne veda la bibliografia in Illustr. e doc., n. I.
(21)	 Il principino Carlo mor il 17 dicembre 1778 nell'epidemia del vaiuolo. Delle accuse lanciate poi a Maria Carolina per questo figliuolo (non dissimili da quelle dello Hrbert contro Maria Antonietta) fa giustizia lo HELFERT, M. K., Anklage und Vertheidigungen, Wien, 1884, p. 92. 

(22)	 	Odi, citt regale, 
Ove il valor e l'arte 
De le greche contrade 
Crebbe, e dove trov nido e riposo: 
Natura a te compose 
Di fertili colline 
Nobil diadema al crine, 
E tuo ministro a fortunate imprese 
Il mar ti pose al piede; 
Usa gli antichi esempi, 
Di chiari geni erede, 
E 'l tuo destino adempi. 
Te gi 'l Fenicio navigante industre 
Trasse a nobile vita: 
Spiega per l'acque il volo, 
Navigatrice ardita; 
E gli ozi dilettosi a sdegno prendi: 
E i faticosi spirti, 
E i chiari studi del tuo Prence imita. 
Cos ai nativi mirti 
Intrecciando per lui l'italo alloro 
Sovra le regie gloriose chiome, 
Crescer vedrai la tua possanza e 'l nome.
(23)	 DUMAS, I Borboni di Napoli, Napoli, 1862-3, I, 354.
(24)	 Cos nella prefazione alla raccolta dei Componimenti poetici per le leggi date alla nuova popolazione di Santo Leucio, Napoli, 1789 [Si veda ora S. STEFANI, Una colonia socialistica nel regno dei Borboni, Roma, 1907].
(25)	 Sono parole del CARDUCCI. Un'eccezione formava IGNAZIO CIAIA, del quale per isfortuna avanzano pochissime poesie.
(26)	 La data del matrimonio, 17 ottobre, nel D'AYALA, Vite degli italiani, p. 287. Le notizie sul Tria de Solis ho tratte dalla serie di Libri de vita et moribus, fascio 192, volume del Regg. Sannio del 1780 (Archivio di Stato). 
(27)	 Ai cinque sonetti segue un'Ode al chirurgo Pean, che l'aveva salvata in un suo aborto: assai curioso pei particolari patologici, nei quali, da studiosa di scienze naturali, la poetessa insiste.
(28)	 Hirpini poetae Penthecatoslicon in Germanum, Napoli, 1789, ex typ. Simoniana. L'invettiva del De Martino  diretta contro le scioccherie e le impertinenze scritte dal tedesco ARCHENHOLZ su Napoli nel suo England und Italien (Leipz., 1785, trad. franc. Gotha, 1786). Ivi anche parecchie poesie del DE MARTINO dirette alla Fonseca. In un epigramma le dice che Francesco Ricciardi (il futuro ministro del Decennio), valoroso avvocato e "disertore di Parnasso" gli aveva scritto in una lettera che ella s'apparecchiava a mandargli dei versi, e li affretta col desiderio. Ma i versi non vengono, e seguono cinque epigrammi e un'invettiva in cui la stuzzica, la rimprovera, la schernisce. I versi giungono finalmente, ed ecco il DE MARTINO a cantar la palinodia: 
Versibus attonitum densa ceu grandine totum 
Obruis, aurato meque tridenti feris 
Il De Martino mor nel 1794, a settantacinque anni. 
(29)	 Si vedano le note al poemetto del De Martino, In Germanum, p. 44. 
(30)	 D'AYALA, Vite, p. 294.
(31)	 Il METASTASIO lo ricorda nelle sue lettere all'Eleonora del 1776.
(32)	 Nelle opere dello Spallanzani non mi  riuscito di trovare nessun ricordo della nostra; ma cfr. D'AYALA, Vite, p. 286. Nell'opera del LA CECILIA, Storia segreta delle famiglie reali, ecc., Genova, 1860, III, 493-4, si riferisce una lunga iscrizione del letterato toscano Gherardo Dragomanni, composta nel 1854, nella quale si dice che Eleonora fu "valentissima nella botanica," e "collabor collo Spallanzani alla ricerca e alla scoperta dei vasi linfatici."
(33)	 GORANI, Mmoires screts et critiques des cours, Parigi, 1793, I, 76-77.
(34)	 Si veda la Bibliogr. A tale pubblicazione si riferisce la lettera inedita al duca Vargas (Illustr. e doc., n. II).
(35)	 G. LIOY, L'abolizione della chinea da inediti documenti, in Arch. stor. nap., a. VII, 1882.
(36)	 Un ricco catalogo di tali scritture d lo SCADUTO, nel suo volume: Stato e Chiesa nelle due Sicilie dai normanni ai giorni nostri, Palermo, Amenta, 1887, p. 58 sgg.
(37)	 Nota 35 a pp. 140-1.
(38)	 "Annua a rege munificentia ditata est" (In germanum, p. 44).
(39)	 	Il merto oppresso, - il nazional mendico,
Carco d'onor e gloria ogni straniero... 
Cos in quel sonetto: "Sire, tu torni al tuo letargo antico", che fu fatto trovare al re sul suo tavolino. - A conferma di quest'avversione pel forestierume protetto dall'Acton e dalla regina, si veda il dispaccio del 15 maggio 1792 dall'ambasciatore francese in Napoli Cacault, in A. FRANCHETTI, Le relazioni diplomatiche fra la corte di Napoli e la Francia dal 1791 al 1793, in Rivista stor. del Risorgimento italiano, a. I, fase. VII-VIII, estr., pp. 10-11. 
(40)	 Si vedano specialmente, G. PEPE, Memorie, Lugano, 1847, I, 9, 15-17; e in questo volume: I giacobini napoletani prima del 1799.
(41)	 D'AYALA, Vite, p. 289.
(42)	 Memorie segrete, edite dallo HELFERT, p. 104.
(43)	 Indice dei processi dell'inquisizione dei rei di Stato dal 1792 sin dopo il 1795, ins. della Bibl. della Soc. stor. napol., ff. 26, 85.
(44)	 D'AYALA, Vite, p. 287.
(45)	  "il noto infamissimo spione Pasquale de Simone, sublimato pe' suoi meriti all'onore della croce costantiniana", di cui si fa menzione nel Monitore, n. 4. 
(46)	 Il Decennio del cittadino GIUSEPPE ALBARELLI, Napoli, anno primo di nostra libert, pp. 48-9. Cfr. in questo volume lo scritto sui Giacobini napoletani prima del 99.
(47)	 Si vedano le lettere al Metastasio del 16 ottobre 1775 e 22 luglio 1777. Lo stesso Metastasio prendeva incarico di presentare per parte di Eleonora al duca don Giovanni di Braganza, di passaggio per Vienna, un esemplare dell'Orfeo, e le comunicava gli elogi che il duca aveva fatto della poetessa italo-portoghese.
(48)	 Illustr. e doc, n. III.
(49)	 "Sul principio dell'ottobre 1798 fu arrestata e condotta in una di quelle orribili segrete che in Napoli si chiamano criminali, dove rest fino al giorno della rivoluzione" (Monitore di Roma, foglio nazionale, numero 46, terzod 3 ventoso, a. VII repubblicano e II della Libert). Cfr. D'AYALA, Vite, p. 289
(50)	 Illustr. e doc, n. III.
(51)	 Ode scritta in S. Elmo nel 1797.
(52)	 Alla Fonseca altres viene attribuito dalla tradizione quel sonetto contro Maria Carolina: "Rediviva Poppea, tribade impura", ecc., che altri attribuisce con un "si vuole" a Mario Pagano (MARINELLI, Giornali, ms. Bibl. Naz., segn. X. B. 4b-4, I, p. 325), e altri a Michelangelo Cicconi (D'AYALA, Vite, p. 167), e che a me sembra scritto tra le persecuzioni e prigionie che precedettero il 99 (come traspare dall'ultima terzina). Noto che nel Monitore napolitano, n. 14, 3 germile, ossia 23 marzo, si legge che la cittadina Pimentel recit nella sala d'istruzione pubblica "un sonetto fatto durante la sua prigionia alla Vicaria". 
(53)	 Il comitato centrale si radun dapprima nella casa dell'avvocato Niccola Fasulo: ARRIGHI, Saggio storico, III, 205, e B. N. (Nardini), Mmoires, Parigi, 1808, p. 48.
(54)	 Sull'importanza di quest'aiuto bisogna vedere le poco note osservazioni del PIGNATELLI, Aperu historique, Berne, an. VIII, pp. 42-3. Le popolazioni dei contorni aspettavano il risultato del primo attacco dei francesi; e, se la resistenza di Napoli fosse durata ancora, si sarebbero sollevate alle loro spalle, mettendo il corpo d'operazione francese tra due fuochi.
(55)	 Memoria degli avvenimenti popolari seguiti in Napoli in gennaio 1799, In Napoli l'anno VII della Libert (rist. dal DUMAS, nel vol. dei Docum., in append. ai primi quattro dei suoi Borboni di Napoli, Napoli, 1862, p. 93). Cfr. anche NARDINI, Mmoires, pp. 57-8. 
(56)	 Per tutti questi fatti si vedano la Memoria citata, il racconto della stessa Eleonora nel Monitore napolitano, n. 1, e il Progetto di decretazione e l'Indirizzo dei Patrioti di Sant'Elmo, in COLLETTA, Proc. e sanzioni, Napoli, 1863.
(57)	 Monitore napolitano, n. 14.
(58)	 Indirizzo dei Patrioti, citato di sopra.
(59)	 I patrioti di Sant'Elmo figurarono in prima linea nelle cerimonie di quei giorni. Cos, quando la domenica 27 gennaio fu piantato l'albero della libert nella piazza del palazzo regio, "furono invitati particolarmente i patrioti di Castel Sant'Eramo, che vi ballarono intorno" (Monitore, suppl. al n. I). 
(60)	 " annunziata la stampa di un Monitore napoletano, che dar notizie di tutte le operazioni del Governo" (Diario napol. del DE NICOLA, marted 29 gennaio).
(61)	 Sulla stampa periodica repubblicana di Napoli si vedano le notizie raccolte in Illustr. e doc, n. IV. 
(62)	 Il Monitore napoletano fu cos annunziato dal suo confratello il Monitore di Roma: "Una benemerita cittadina ha preso sopra di s l'incarico di stendere tutto ci che succeder in Napoli in un foglio cui ha dato il nome di Monitore napoletano. Esso foglio avr tutto il merito che gli pu conferire una donna illustre e letterata". Date alcune notizie biografiche, non molto esatte, della Pimentel, si soggiungeva: "Oltre tutte le cognizioni che la medesima ha delle scienze, bench le pi astruse, possiede eziandio pi lingue, fra le quali la greca e la latina non tengono l'ultimo posto. Il suo stile ha qualche cosa di brillante dopoch Apollo e le muse non furono secolei avare delle loro grazie". (N. 46 cit., 3 ventoso, 21 febbraio). 
(63)	 Il documento  pubblicato nel SAINT-ALBIN, Championnet, 2.a ediz., p. 331 sgg. Cfr. ivi il rapporto del Julien del 15 ventoso, pp. 347-357; e la lettera al Sieys del cittadino Celentani, "charg d'affaires de la Rpubl. napol.", da Genova, 10 messidoro, a. VII (pp. 357-362). In quest'ultimo documento la data  di certo sbagliata. [Si veda ora in questo volume lo scritto sulle Relazioni dei patrioti napoletani col Direttorio e col Consolato]. 
(64)	 N. 5, 28 piovoso, 16 febbraio.
(65)	 N. 13, 26 ventoso, 16 marzo, e n. 14, 3 germile, 23 marzo. Pel sequestro cfr. Diario napol. del DE NICOLA, sotto il 28 marzo. 
(66)	 N. 10, 15 ventoso, 5 marzo: cfr. n. 26, 20 fiorile, 9 maggio.
(67)	 N. 3, 21 piovoso, 9 febbraio.
(68)	 N. 10, 15 ventoso, 5 marzo.
(69)	 Gli annunzi dell'una e dell'altra pubblicazione sono nel Monitore, n. 20 e n.31. Il Cicconi e il Gualzetti furono entrambi impiccati nella reazione.
(70)	 N. 2, 17 piovoso, 5 febbraio; n. 6, ventoso, 19 febbraio.
(71)	 N. 2, e n. 6, sopracitati
(72)	 Una nota avverte a questo punto: "Quando san Gennaro era 'nobile di sedile' ed andava in 'sedile' a far il miracolo, potevano assistervi solo le nobilissime e quelle del Molo piccolo, parenti e discendenti della balia di san Gennaro". 
(73)	 N. 26, 20 fiorile, 9 maggio.
(74)	 Memoria degli avvenimenti popolari, p. 99.
(75)	 CROCE, Canti politici del popolo napoletano, Napoli, 1892, pp. 57, 45. 
(76)	 "Per Napoli anco si fanno predicare dei monaci francescani per la republica, ma il popolo se ne beffa e la religione ne patisce" (Diario napol. 30 maggio).
(77)	 Per la storia dei due santi nel 1799, si vedano notizie in Illustr. e docum., n. V. 
(78)	 N. 5, 28 piovoso, 16 febbraio.
(79)	 N. 6, 1 ventoso, 19 febbraio. Tornava sa queste idee nel n. 7
(80)	 N. 11, 19 ventoso, 9 marzo.
(81)	 N. 17, 17 germile, 6 aprile.
(82)	 N. 33, 13 pratile, 1 giugno.
(83)	 "Il terrorismo cogli insurgenti si prov sempre inutile. E che? (scrivea la saggia e sventurata Pimentel) quando un metodo di cura non riesce, non se ne sapr tentare un altro?" (Saggio storico,  XXXVIII).
(84)	 Lettere pubbl. in Arch. stor. napol, VIII, 244. La regina aveva scritto il 16 febbraio: "Animare quelle provincie a unircisi, con levarle dazi per dieci anni, abolire feudalit, ius proibitivi (sic), insomma anticipare tutte quelle cose che i francesi faranno e con le quali si renderanno graditi alle popolazioni" (ivi, p. 383). 
(85)	 Ivi, pp. 488-9.
(86)	 Ivi, p. 494.
(87)	 Ivi, p. 654.
(88)	 Il Ruffo, invertite le parti, fin col dare consigli di moderazione a re Ferdinando; il quale gli rispondeva il 25 agosto 1799 da Palermo: "Convengo con voi su quanto mi dite relativamente al Popolo, il quale, per quanto buono e fedele sia, sempre  una brutta bestia, potendo da un momento all'altro, condotto da qualche malintenzionato che s'impadronisca del suo animo, esser perniciosissimo; non vi dissi perci di doversi assolutamente, a corpo perduto, buttar nelle sue braccia, ma farne quel conto che si doveva, essendo il ceto che si  mantenuto il pi fedele" (nel vol. dei Documenti dell'opera del Dumas, p. 263). 
(89)	 	S' levata la gabella alla farina.... 
	Evviva Ferdinando e Carolina! 
CROCE, Canti politici, p. 43. Cfr. Cuoco, Saggio,  XLII.
(90)	 CUOCO, l. c.
(91)	 La discussione in proposito si legge nel Monitore, n. 18, 20 germile, 9 aprile. La scrittrice soggiunge l'osservazione storica che i feudi, introdotti nel resto d'Italia dai franchi di Carlo Magno, nel mezzogiorno dai normanni di Francia, ora si distruggono "sotto gli auspici e la protezione della Francia"; cosicch "la Provvidenza guida l'invitta e generosa nazione francese a compensare, come nazione libera, que' torti, che fece una volta come nazione serva di un re". 
(92)	 N. 27, 22 fiorile, 11 maggio. Questo articolo fu vivacemente combattuto nel Giornale estemporaneo, n. 8, 29 fiorile, 18 maggio che chiudeva cos la sua censura: "E come potr stabilirsi la Repubblica, se le leggi appena sanzionate e pubblicate sono impunemente disprezzate e contraddette dai gazzettieri?". Pei banchi, cfr. CUOCO, Saggio,  XLI. 
(93)	 N. 20, 27 germile, 16 aprile.
(94)	 N. 15, 10 germile, 30 marzo.
(95)	 N. 21, 1 fiorile, 20 aprile.
(96)	 N. 17, 17 germile, 6 aprile.
(97)	 N. 19, 24 germile, 13 aprile.
(98)	 N. 17, 17 germile, 6 aprile.
(99)	 N. 11, 19 ventoso, 9 marzo.
(100)	 Si veda nel n. 6 la critica della lettera del Castelcicala al preside di Cosenza. Alle parole: "Qualche testa scellerata ch'Ella far cadere servir d'argine, ecc. ecc.".  messo tra parentesi: "Scellerato tu stesso; le teste degli uomini sono melaranci o pere? Se teste scellerate devono farsi cadere, dunque la tua. Ma no, schifosissimo ammasso di brutture, degno dei concittadini dell'una e l'altra Sicilia  soltanto il soffondarti nel lezzo". Il Monitore  quasi del tutto privo di satire e violenze contro gli aristocratici. Nel n. 24 si riferisce questa notizia da Lucca: "Il legislatore Mancarelli ha fatto la mozione, che l'Illustrissimo sia dato al ladro, l'Eccellenza alla spia, il Serenissimo al Boia". E si aggiunge la nota: "Questa mozione ricorda il tratto di un bello spirito francese, il quale ne' principi della rivoluzione, dette col al familiare Lacch il titolo di Conte, a comitando, al famigliare Cocchiere il titolo di Duca, a ducendo, al famigliare Guardaportone quello di Marchese, come custode della marca, cio del confine".
(101)	 N. 14, 3 germile, 23 marzo. 
(102)	 Racconti storici, in Arch. stor. Napol. VI (1881), p. 298.
(103)	 Il MACDONALD nei suoi Souvenirs (4.a ediz., Paris, 1892, p. 71 sgg.) narra a lungo le misure da lui prese per non lasciare trapelare ai patrioti napoletani la sua deliberazione di abbandonarli.
(104)	 N. 23, 8 fiorile, 27 aprile.
(105)	 N. 28, 25 fiorile, 14 maggio.
(106)	 N. 27, 22 fiorile, 11 maggio.
(107)	 Sul numero, che sarebbe stato pubblicato proprio il 13 giugno, si veda la Bibliografia in fondo a questo scritto, p. 67.
(108)	 Carteggio, ed. Palumbo, p. 61; e le lettere pubbl. dallo HELFERT, Fabrizio Ruffo, trad. ital., in append., p. 426.
(109)	 Carteggio, ed. Palumbo, p. 187.
(110)	 Storia, V, 1, 4.
(111)	 Diario napoletano, 19 agosto [confermato ora dal documento della Griunta di Stato edito dal SANSONE, Gli avvenimenti del 1799 nelle due Sicilie, Palermo, 1901, pp. 249-50. Tra i capitolati  segnata invece in alcuni elenchi di detenuti, che si trovano nella Bibl. della Societ storica napoletana, Fondo Ruggiero, pp. 182, 185]. 
(112)	 La formola si pu leggere in Arch. stor. napol, XIII (1888), p. 91.
(113)	 Questi particolari sono dati da uno dei patrioti partiti per la Francia, AMODIO RICCIARDI, nella sua Memoria pubbl. dal Maresca, in Arch. stor. napol, XIII (1888), pp. 79-83. La memoria del Ricciardi serv di materiale ad HELEN MAKY WILLIAMS, Aperu de l'tat des moeurs et des opinions dans la Rpubl. Fran. vers la fin du XVIIIe sicle, trad. de l'anglais, Paris, an IX (1801): cfr. per Eleonora, vol. I, 189-192. [Con questo racconto si connette un rapporto della Giunta di Stato, del 24 agosto, pubblicato dal SANSONE, op. cit., pp. 167-8, dove si adduce come causa del "nuovo accesso", che s'era eseguito sui bastimenti, il fatto che "molti di quei bricconi, sospirando meglio partire che essere giudicati dalla Giunta, si mutavano il nome e lo mentivano colla nota che s'additava"].
(114)	 "Non  da presumersi (scrive il RICCIARDI, l. c.) che, facendosi il preteso giudizio di questa infelice donna presso la Giunta di stato, l'avvocato reclamato non abbia la santit del contratto stipolato gi tra lei ed il re mediante l'obbligo penes acta, che tuttavia esiste presso di quel tribunale. Non  credibile neppure ch'egli non abbia ricordato che, costretta la mano del giudice ad arrestarsi in virt di quella carta, gli era dalla legge interdetto di sottoporre alla sua cognizione il rollo individuale che costei avea giocato nel corso della rivoluzione, per proporzionare la pena. Il giudizio subto da questa rispettabile donna rivolterebbe assai pi che la sua morte istessa, se un contratto garantito dalle leggi civili potesse mai servire di diga al torrente d'un dispotismo che incominci l suoi guasti distruggendo un contratto assai pi solenne, la capitolazione, stipolato con la garenzia di tante potenze ed al cospetto di tutte le nazioni di Europa".
(115)	 Diario napol, sotto il 19 agosto 1799.
(116)	 Nota ms. in una Collezione di proclami del 1799, esist. nella Bibl. della Soc. stor. nap. Lo stesso afferma il D'AYALA, l. c. 
(117)	 Diario napol, l. c. 
(118)	 Saggio storico,  L. [Secondo una tradizione della famiglia, ella per lunghe ore rifiut i conforti religiosi, non per sentimento d'incredulit ma per lo sdegno onde era agitata al pensiero del tradimento commesso dal re: C. BERTINI ATTILI, op. cit., p. 726].
(119)	 Sull'esecuzione del 20 agosto si pu vedere il registro dei Bianchi (confraternita che assisteva i condannati a morte), ch' stato pubblicato per questa parte integralmente dal JANNELLI, Cenni storici biografici di Monsignor Michele Natale, ecc., Caserta, Nobile, 1891, pp. 145- 166; il Marinelli, Giornali, ms. cit., I, 433; e il Diario napol, sotto il 20 agosto. Cfr. anche NARDINI, Mm., pp. 210-1, il quale accenna a un discorso che essa avrebbe tentato di fare al popolo. Il corpo della giustiziata fu sepolto il 21 agosto nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. 
(120)	 "Masto Donato", era il nome generico del boia (cfr. Voc. napol, Nap., 1789, I, 218).
(121)	 CROCE, Canti politici del popolo napoletano, pp. 49-51, dove di questo canto si riferiscono parecchie varianti.
(122)	 Dei componimenti che non mi  riuscito di vedere ho citato il titolo cos come l'ho trovato nelle opere che indico via via.
(123)	 TAGLIALATELA, Memorie storico-critiche del culto e del sangue di S. Gennaro, Napoli, 1893, pp. 483-4. 
(124)	 Mmoires du Gnral Baron THIEBAULT, publis sous les auspices de sa fille M.lle Claire Thibault, par Fernand Calmettes, vol. II, Paris, Plon, 1894, pp. 433-4.
(125)	 I Borboni di Napoli, II, 362-368.
(126)	 Souvenirs, p. 72.
(127)	 Mm., II, 509-510.  da notare che del miracolo di San Gennaro non si fa cenno nella giustificazione presentata al re dall'arcivescovo Capece Zurlo e pubblicata da F. Gabotto, in Rass. Pugliese, XII (1895), fasc. 3 
(128)	 Che il miracolo avesse luogo nel Duomo; che fosse un miracolo straordinario. Quanto alla presenza del presidente del governo napoletano (quale presidente? della Commissione esecutiva o della legislativa? il D'Agnese o il Pagano?),  vero che il Monitore della Pimentel lamenta il mancato intervento dei componenti del governo a quella solennit; ma ci non impedisce il supporre che qualcuno vi assistesse pi o meno incognito.
(129)	 Mmoires, p. 128.
(130)	 Voyage en Italie ou Considrations sur l'Italie par feu M. DUCLOS,  Lausanne, 1791, pp. 169-171.
(131)	 Si veda il Monitore di Roma, vol. II, nn. XVII e XVIII, 26 e 29 brumale.
(132)	 Il Diario napoletano nota: "Si vuole che il generale Macdonald avesse detto: - Voi avete un sangue vivente, e lo difenderemo col nostro sangue" (!).
(133)	 NARDINI, Mm., p. 163.
(134)	 Si veda l'Albo della Rivoluzione napoletana del 1799, Napoli, 1799, tavv.
(135)	 "Ieri sera cominci un triduo di lumi a Sant'Antonio con anfiteatro fatto al largo di San Lorenzo e che tira fino ai Gerolomini da un lato, fino a Sedile di Montagna dall'altro;  accompagnata quell'illuminazione dai lumi ai palconi e finestre di tutta la strada, e banda di musica in mezzo al largo. Quest'oggi  cominciato il vespro e questa mattina si  fatta girare la statua del santo scortata da guarnigione di realisti: i quali hanno preso il pennacchio verde e bianco; fra essi si contavano otto monaci che procedevano armati di sciabla, ma coll'abito della loro religione: seguiva la banda con una pattuglia dello stesso corpo" (Diario napol. ms., sotto il 31 luglio). 
(136)	 S. BREISLAK, Voyage physique et lythologique dans la Campanie... Trad. du manuscrit italien et accomp. de notes par le gnral Pommereuil, Paris, Dentu, an IX (1801), I, pp. 225-6, nota.
(137)	 "A 17 settembre 1799. Dovendosi nel corrente mese di settembre celebrare la festa nella venerabile cappella del glorioso protettore san Gennaro, perch nulla manchi nelle consuete solennit e del solito, vuole il Re che si proibisca il passaggio delle carrozze, galessi ed altre vetture per la strada e largo dove esiste la Guglia, dalle ore ventitr fino alle quattro della notte nei giorni 17, 18 e 19. La Real Segreteria di Stato, Giustizia e Grazia lo partecipa di Real Ordine a V. S. Ill.ma affinch ne disponga l'adempimento. Parisi". (Archivio di Stato. Registro dei Reali Dispacci pervenuti al Direttore generale della Polizia, 1798-99, p. 165).
(138)	 Registro cit., pp. 120-122.
(139)	 F. LOMONACO, nel noto Rapporto al cittadino Carnot.
(140)	 D'AYALA, Vite, p. 550.  erroneo che partisse da Napoli insieme col Pagano, il quale usc di carcere non prima del luglio del '98.
(141)	 PEPE, Memorie, Lugano, 1847, vol. I, pp. 89-90. Cfr. RODIN, Racconti in Arch. stor. nap., VI (1881), 270-1; e anche un accenno del Lomonaco l. c.
(142)	 Cfr. l'elenco in M. ROSSI, Nuova luce, pp. 199-206.
(143)	 Sembra per altro ch'egli facesse confessioni extralegali alla regina Carolina (cfr. LOMONACO); e, infatti, il suo nome non  tra quelli dei trentaquattro denunzianti, pei quali cfr. ROSSI, op. cit., pp. 195-197. N le sue confessioni dovettero essere gravi se non parvero sufficienti a fargli perdonare le colpe.
(144)	 "Sorpreso nella sua casa di Napoli da un battaglione di granatieri(?), pose alle fiamme gran quantit di sue scritture, e per una uscita segreta fugg e si rimpiatt" (D'AYALA, l. c.)
(145)	 Si veda in questo volume: I giacobini napoletani prima del 1799.
(146)	 PEPE, e cfr. RODIN, ll. cc. Par quasi che ripensasse a s stesso nello scrivere queste parole: "Che altro fa con dure vigilie, con lunghi stenti, con pratiche severe, l'uomo amico di s stesso e degli uomini, se non cercare di strapparsi al generale torrente della corruzione; vivere in mezzo al disordine di tutto, giusta un ordine di cose ch'egli si ha formato nel romito de' suoi pensieri; ricreare, per dir cos, i suoi sensi e le sue idee, ed andar distruggendo la ruggine, che una perversa educazione ha sparsa sul forbito delle sue sensazioni? Avventuroso purtroppo se co' suoi sforzi mal secondati, anzi contrariati quasi da tutto quanto di uomini e di cose lo circonda, giunga infine l dove in una societ ben ordinata si sarebbe egli trovato sull'albeggiare della sua esistenza morale!" (Pensieri politici, XXX).
(147)	 D'AYALA, Vite, l. c.
(148)	 L'opera pi divulgata del Mably era quella Dei diritti e doveri del cittadino, che nel 1799 fu anche tradotta da Francesco Lomonaco e pubblicata con una prefazione che dest molto scandalo (cfr. Diario nap., sotto il 12 maggio).
(149)	 Circa l'utopia del Saint-Just si pu vedere lo studio del dott. S. B. KRITSCHWESKY, St. Justs Utopie, Ein Beitrag zur Beleuchtung der historischen Stellung der Bergpartei, nella Neue Zeit, a. XIII, vol. II, nn. 39-40, pp. 388 segg., 420 segg. 
(150)	 La Svizzera, del resto, era un esempio continuamente ricorrente nella letteratura socialistica del secolo decimottavo.
(151)	 Qualche volta "superfluo" per lui vale "inutile" (cfr.  XVIII, in fine). - Il Russo tenta anche un'altra deduzione del suo sistema, distinguendo la propriet in "attuale" e "permanente" (o "futura"): delle quali solo la prima reputa conforme a giustizia. Ma non prosegue questa teoria, nella quale appare una certa tendenza alla critica della propriet privata dei mezzi di produzione (confusi coi "beni di uso futuro".) 
(152)	 A. FRANCHETTI, Storia d'Italia dopo il 1789, Milano, Vallardi, s. a., pp. 396-7.
(153)	 Cfr. anche ci che ne dice il LOMONACO nel Rapporto: "Tutte le sue opinioni tendevano a compiere la grande opera della rivoluzione, di cui i francesi avevano fatto il semplice getto; ecc.". 
(154)	 Nella Conclusione.
(155)	 Questo periodo della storia del socialismo  stato, per ci che riguarda la Francia, studiato nel libro di ANDR LICHTENBERGER, Le socialisme au XVIII sicle, tude sur les ides socialistes dans les crivains franais du XVIII sicle avant la revolution, Paris, Alcan, 1895. 
(156)	 Monitore di Roma, n. XXVII, 23 maggio 1798 v. s., p. 231.
(157)	 Ivi, n. XXIX, 30 maggio, pp. 245-6.
(158)	 Ivi, n. XXXV, 21 giugno, p. 293.
(159)	 Pensieri politici di VINCENZIO RUSSO, napolitano (segue un'epigrafe da Lucano), Roma (presso il cittadino Vincenzo Poggioli), anno l della ristabilita Repubblica Romana (di pagine 190: le ultime quattro contengono l'elenco degli associati). Cfr. anche Monitore di Roma, n. LVI, 30 agosto 1798.
(160)	 Monitore di Roma, n. LIX, 8 settembre, pp. 551-2.
(161)	 "Voi che vivete all'epoca avventurosa, in cui si  intimata la rigenerazione del genere umano, ripensate a nome dell'umanit, ve ne scongiuro, s, ripensate che la sorte della societ dipende dal sistema che avrete dato alla propriet. 
"Entrando in un paese per la prima volta, se alcuno chieda in che modo sia regolata la propriet, ed abbia squisita prontezza di calcolo sociale, indoviner i gradi della libert, della morale e della prosperit di quel popolo.
"Invano ci affanneremo ad emendare alcuni sconci nei rami, se lasciamo corrotto il tronco e guasto il succo nutritivo. Finch vi sar il pi forte, alla lunga pur vincer, e varr a rendere vani i pi utili provvedimenti. Si far alla lunga un monopolio di diritti, un'esclusione di vantaggi, tanto pi terribile, quantocch macchinata all'ombra dei pi sacri nomi. 
"Non si parli di giustizia n di umanit, finch si lasceranno sussistere cumuli immensi d'ingiustizie e mille sorgenti di oppressione e di calamit. Non mi si parli di democrazia, finch un privato avr diritto di conturbare, colle arbitrarie disposizioni di quel ch'egli detiene, l'ossatura medesima della democrazia". 
(162)	  curioso confrontare queste effusioni del Russo contro le grandi citt con le parole onde l'ENGELS chiude la sua trattazione di simile argomento: "L'abolizione della divisione tra citt e campagna non  un'utopia.... La civilt, invero, ci lascia nelle grandi citt un'eredit, che ci vorr tempo e fatica a liquidare. Ma esse debbono essere, e saranno, eliminate, per quanto con processo lungo e penoso. Sia qualsiasi la sorte riserbata all'Impero tedesco della nazione prussiana, Bismarck pu scender nella tomba con la superba coscienza che il suo augurio del cuore sar certamente adempiuto: la fine delle grandi citt" (Herrn Eugen Duhring's Umwalzung der Wissenschaft, 3.a ediz., Stuttgart, Dietz, 1894, pp. 320-1).
(163)	 Al Monitore di Roma collaboravano anche il Breislak, il Lamberti, il Gagliuffi, l'Alborghetti e altri: cfr. il vol. II, n. XL del 2 febbraio 1799, pp. 345-6. Cfr. anche nel n. XLIII del 12 febbraio, p. 372, una lettera del Lampredi al "cittadino Russo a Napoli".
(164)	 Vol. II, nn. III-V, dal 30 settembre al 7 ottobre, e n. VII del 14 ottobre '98.
(165)	 Vol. II, n. VI, 10 ottobre, e nn. IX-XII dal 20 al 30 ottobre '98.
(166)	 Vol. II, n. VIII, 4 novembre '98, pp. 128-130. 
(167)	 D'AYALA, Vite, loc. cit.
(168)	 "La sua eloquenza popolare era sublime, straordinaria. Egli tuonava, fulminava: nulla poteva resistere alla forza delle sue parole" (CUOCO, Saggio,  L).
(169)	 Monitore napoletano, n. 14, 28 marzo 1799. Cfr. Pensieri politici  XXIII, XXIX, XXX, ecc.
(170)	 Monitore napoletano, loc. cit. 
(171)	 L'"Avviso salutare"  nel Giornale patriottico, vol. VI, 9 germile, p. 156 segg. Anche al Russo si deve la proposta delle onoranze a Gaetano Filangieri; si veda il suo discorso sull'argomento nel Monitore napoletano, n. 8, 26 febbraio 1799
(172)	 MARINELLI, Giornali, ms. Bibl. Naz. di Napoli, XV. D. 43-44, vol. I, p. 455. Cfr. anche Nardini, Mm. pp. 219-223, e Pepe, loc. cit. 
(173)	 NARDINI, Mm, loc. cit.
(174)	 Diario nap., sotto il 19 novembre 1799, dandosi notizia della sua morte.
(175)	 Diario nap., sotto il 17 aprile 1799. Il decreto, in data 30 germile,  firmato dal Pagano come presidente e dal Russo come segretario.
(176)	 Ho sott'occhio un foglio volante in data del 30 germile con un fervorino e la nota di coloro che restituiscono parte del soldo (in una miscell., della Bibl. della Soc. stor.). Cfr. anche Monitore napoletano, n. 22, 23 aprile.
(177)	 Pei rendiconti di questa tornata, Monitore napoletano, n. 22, 23 aprile 1799. 
(178)	 Sul Mattei, si veda sopra p. 74.
(179)	 Il Veditore Repubblicano, n. 4, 30 germile. Non saprei dire se il Russo rispondesse, perch l'unico esemplare di questo giornale ch'io conosca e, forse, che esista (in una miscell., della Bibl. della Soc. stor. nap.), non ha se non quattro fascicoli. Un altro attacco contro il Russo, dello stesso genere, ho visto in alcune pagine frammentarie in una miscellanea della stessa biblioteca. Cfr. anche LOMONACO, l. c.: "Un tal sistema necessariamente gli doveva procurare dei nemici; e cos accadde. Il serpe dell'invidia incominci a fischiare contro di lui. La mediocrit di concerto con l'interesse privato si sollev contro i di lui progetti di riforma, e per riuscire implor soccorso dalla calunnia, ecc." In modo egualmente vago il CUOCO, Saggio,  XXI.
(180)	 Monitore napoletano, n. 23, 27 aprile 1799.
(181)	 Degeneri.
(182)	 I Frammenti di lettere del Cuoco al Russo sono messi in fondo alle varie edizioni del Saggio storico. Un'opinione del Russo  menzionata nel Saggio,  XXXI. Dei Pensieri dice: "La sua opera dei Pensieri politici  una delle pi forti che si possano leggere" (ivi,  L).
(183)	 Foglio volante, miscell., Bibl. Soc. stor. nap. Ecco un saggio della sua eloquenza: "Legislatori, Commilitoni, noi siamo in un punto ben delicato per la fama nostra. All'epoca dei nostri tempi non si tratta gi di ordinari viz o di solite virt: noi saremo l'esecrazione o la tenerezza di tutta la posterit; saremo a' suoi occhi gl'infami dei secoli, o i pi grandi eroi: poich il destino dell'universo  nelle mani dei repubblicani di oggid, e dipende da questo punto dai tempi e dagli uomini che vivono in esso. Non udite voi rimbombar verso di noi dai pi rimoti secoli avvenire il fremito, la disperazione di tante migliaia di milioni di uomini? Non vedete dall'altra banda i loro sguardi a noi rivolti, le loro mani fraterne alzate a noi per offrirci i nostri stessi benefizi, la loro felicit, la loro gioia, benedicendoci e bagnando di lagrime di riconoscenza le nostre ceneri, ed eternando fra un perpetuo tempestare d'applausi i nostri nomi?".
(184)	 NARDINI, Mmoires, pp. 124-6.
(185)	 MARINELLI, Giornali, ms., I, 390. A lui dovette la sua patria, Palma, di esser salvata dalle imposizioni di guerra dello Schipani: cfr. D'AYALA, l. c., e CONFORTI, 2 ediz., p. 211.
(186)	 CUOCO, Saggio,  L: "Egli ne preparava una seconda edizione e l'avrebbe resa anche migliore rendendola pi moderata". Cfr. D'AYALA, l. c. 
(187)	 Foglio volante con la data del 10 giugno (miscell. Bibl. Soc. stor.).
(188)	 Nella Bibl. della Soc. stor. ho ritrovato una copia della prima edizione dei Pensieri politici con la seguente dedica autografa: Vincenzio Russo | ne fece dono | al suo pregiatissimo amico | Gherardo Sabini. Il Sabini  mentovato nel Monitore napol, p. 55. Sotto la dedica si legge l'annotazione: "Questo libro mi  stato dato il 15 corrente giugno 1799 da un penitente in confessione per bruciarsi e mettersi nelle fiamme come contrario alla legge e buoni costumi. Intanto si vede nelle mie mani per darne parte alli superiori e consigliarmi; che cos me n' stata data licenza dal d. penitente".
(189)	 Racconti storici, in Arch. stor. nap., VI, 499.
(190)	 [Fu condannato a morte il 16 novembre "per essere stato uno degli elettori del Volturno, per aver mostrato in Capua tutto l'impegno di democratizzare tutti i siti del suo ripartimento, per essere stato uno dei rappresentanti la Commissione legislativa, con aver esercitata una tal carica con tutto l'impegno e zelo patriottico in sostegno della democrazia, sostenendo fra l'altro doversi erigere un busto alla memoria del defunto d. Gaetano Filangieri nella Sala d'istruzione, e finalmente per aver formato un proclama pieno e zeppo di tutto il foco di un deciso e seducente repubblicano, pieno d'invettive e maldicenze contro la Sacra persona di S. M.": SANSONE, Gli avvenimenti del 1799 nelle due Sicilie, Palermo, 1901, p. 273]. 
(191)	 Era zio di Basilio Puoti: cfr. SETTEMBRINI, Lezioni di letteratura italiana, III, 394: "Un giorno parlavamo di quei gloriosi del 99, ed ei (Basilio Puoti) mi disse di avere un libro prezioso, una Bibbia che suo zio prete port a leggere a quei condannati, ed essi leggendo in quella si prepararono a morire. E levatosi prese quella Bibbia e la baci, e l'apr, e la baciai anch'io". 
(192)	 Diario napol, sotto il 19 novembre; NARDINI, Mm., l. c.; Registro dei Bianchi, pubbl. dal Conforti, o. c, p. 210.
(193)	 Su queste parole sono d'accordo il MARINELLI, Giornali, ms., e il Diario napol, ll. cc. IL LOMONACO (Rapporto, cit.) gli mette in bocca un pi lungo discorso, che certamente non gli avrebbero lasciato pronunciare. Si veda anche il brano di una cronaca cit. dal D'AYALA, pp. 554-5. Lo scrittore del Diario napol. comenta: " morto, n vi  stato chi lo abbia compianto". Il MARINELLI, invece: "Si perse molto perdendo lui solo, pel suo gran zelo, virt ed animo!".
(194)	 Saggio,  L.
(195)	 I Pensieri politici furono ristampati in Milano fra il 1800 e 1801 (Milano, anno IX, nella Tipografia Milanese in Strada Nuova, n. 561, pp. 207): e di nuovo in Napoli nel 1861 e nel 1894 (edizioni a cura del D'Ayala e di B. Peluso, quest'ultima accompagnata da uno studio di E. de Marinis). Di qualche scritto disperso del Russo fa cenno il D'AYALA, l. c.
(196)	 ".... se hall en quantas funciones se dieron durante la campana de Oran, hallndose en su toma, y desembares, y en quantas campanas y corsos hizo y se han offrecido para los presidios de Africa, i en la expedicion del ano 1732, que la galera donde se avia pas desde Zeuta  batir el campo del Moro en la recognicion y fondeo de los bastimentos que se hallavan en aquella boca del Rio Tetuan y en la funcion y encotrada en la carrera de Oran en 2 Nov.re 1732 con nueve navios argelinos". 
(197)	 Si dice, fra l'altro, che: ".... se desempen en igual acierto, y en el complote de Serra Capriola, en la marcha de Nochera  Quieti, con particular zelo al real servicio, haviendo sido el primero que puso pi  tierra para pasar  guazzo algunos rios que no se podian pasar ni construir puentes, y afin de animar la tropa nueva, hazia algunos regalos  los soldados".
(198)	 In una sua domanda del giugno 1793, di cui ho innanzi il sunto, chiedeva "di esser riunita al marito in qualunque luogo di provincia non potendo sostenersi in Napoli, e che s'esplori la di lui volont".
(199)	 Per la documentazione di tutto questo racconto cfr. Illustr. e docum., n. II.
(200)	 "Per la prudenza, ch'ogni buon Padre di Famiglia ecc. ecc., mi do l'onore di eliggerlo per medico ordinario di mia Famiglia, ecc. ecc." (lettera a un D.r Donato de Angelis, 8 aprile 1798).
(201)	 In una sua posteriore supplica al re contro i ricorsi della suocera: "S.R.M. la detta Salinero ha esposto che il sup.te  un imbecille. Questo non  vero, giacch il ricorr.te per moltissimi anni ha esercitato gli impieghi di citt (segue enumerazione).... con sodisfazione de' suoi colleghi che allora componevano il governo della citt". Sugli uffici da lui tenuti cfr. Calendario di corte degli anni 1797 e 1798.
(202)	 ".... la Sanfelice, celebre per le sue galanterie amorose, per cui ne ha passate molte fino ad essere delegata (sic) in monasteri lontani" Giornali del MARINELLI, ms. cit. Bibl. Naz., I, 443.
(203)	 Da carte di famiglia che mi furono comunicate dall'ingegnere Vincenzo Baccher, gi uffiziale dell'esercito borbonico. Cfr. per altre notizie la Vita del servo di Dio sac. Placido Baccher, Napoli, stab. tipogr. dell'Aurora, 1882, p. 11. I Backer o Baker erano in Napoli gi nel 1649: cfr. PADIGLIONE, La Biblioteca del museo di S. Martino, p. 231. Nei Dispacci della segreteria di giustizia, 1784, fascio 39, f. 105-106, si parla dei "figli dell'inglese Gio. Martino Baccher". Il nome si trova scritto talora anche alla spagnuola "Baquer"; ma  germanico. Seguo l'ortografia italiana, ch' adottata dalla famiglia, e scrivo "Baccher". 
(204)	 Per queste loro qualit, vedi in Illustr. e doc., n. IV, b; e cfr. il libro del SANSONE, che si cita pi oltre, p. CLIV. 
(205)	 Registro dei dispacci al Direttore di Polizia: 1800, p. 89, Arch. di Stato.
(206)	 "Gerardo"  nominato dal PALERMO in una sua storia (ms. Bibl. Naz., X. F. 68, pp. 29-30), e "Gennaro" nella Cronachetta citata pi oltre: "Camillo" mi fu indicato dal rimpianto cons. Casella, che mi diceva di avere la notizia dalla sorella dei Baccher, Rosa. Il COLLETTA scrive: "il capitano Baccher, fratello del capo dei congiurati", e sembra alludere a Gerardo. [La mia identificazione  stata poi confermata da un documento edito da C. CRISPO MONCADA, in Arch. stor. nap., XXV, 485, e dal SANSONE, p. CXXXIII]. 
(207)	 Ci afferma il DUMAS, I Borboni di Napoli, III, 120-1. In una sua lettera da me vista si definisce "uomo di lettere"! 
(208)	 "21 febbraio. Il governo provvisorio si sta occupando della abolizione della feudalit, e delle sopraintendenze che si accordavano alle case magnatizie per impedirne la rovina". "22 febbraio. Si  fatta dal provvisorio la determinazione di abolirsi le sopraintendenze, restando libero ai creditori di servirsi di lor ragioni nei tribunali ordinari" (Diario napol. del DE NICOLA).
(209)	 Nelle carte citate. Decreto del cittadino giudice della G. C. Nazionale De Bellis, 26 marzo 1799 v. s.
(210)	 Il RODIN: "giovane avvenente e di culto spirito.... non era ella avversa alle massime in quel tempo favorite" (Racconti, in Arch. stor. nap., VI (1881), p. 477). Ma il Rodin, quantunque contemporaneo, scriveva mezzo secolo dopo, quando gi nella storia del '99 era prevalsa la visione convenzionale, creata dalle passioni politiche; onde l'esattezza di lui, in parecchi punti, mi sembra dubbia. Nello stesso senso il DUMAS, I Borboni di Napoli, III, 119 sgg., che ne discorre sopra informazioni dategli da sopravvissuti di quell'anno, viventi ancora nel 1862, quali Nicola Caracciolo di Roccaromana, un vecchio medico pi che ottantenne, e altri. Ma, quantunque egli protesti di avere nel romanzo della Sanfelice scritto il romanzo, e nella storia la storia; e quantunque alcuni particolari da lui riferiti siano di certo genuini, altri sembrano inesatti e fantastici. Il D'AYALA, Vite, p. 559: "Certamente allora la Sanfelice fu tra le donne cittadine pi operose e notevoli nella Repubblica.... E si riunivano spesso nella Sala patriottica, ecc.". Si noti il passaggio dal "certamente" congetturale all'affermazione di fatto: e si riunivano". Cfr., in senso contrario, il CUOCO, che la conobbe dappresso: "Niuna parte aveva avuta n nella rivoluzione n nel governo.... la sua generosa umanit.... era indipendente da ogni opinione di governo, da ogni spirito di partito" (Saggio,  XLIX), e il modo come ne discorrono il COLLETTA, e l'ULLOA, Annotamenti, p. 155. Soggiungo che le lettere che ho visto di lei non mi hanno lasciato l'impressione che fosse donna di notevole cultura. 
(211)	 Nelle carte citate. Richiesta di pagamento del fitto annuo di ducati centoquindici presentata dal marchese Nicola Mastelloni. Atto intimato alla Giunta di Stato per la riapertura dell'appartamento, ch'era restato chiuso. 
(212)	 Eleonora Capano, dei principi di Pollica e baroni di Celso del sedile di Nido (1761-1841), aveva sposato il duca Giacomo Fusco.
(213)	[Sembra che gi nella resistenza opposta dalla plebe napoletana ai francesi il 19, 20 e 21 gennaio, i fratelli Baccher, a capo di alcune centinaia di soldati e di lazzari, combattessero a Capodichino, a Casanova e a Porta Capuana. Si veda l'opera del SANSONE, cit. pi oltre, pp. CXX-XXI n.]. 
(214)	 I fratelli De Gasaro e i fratelli Ghio sono segnati nelle liste per la ripartizione della contribuzione militare francese, i primi per dugento ducati, e i secondi per trecento.
(215)	 Si veda in questo volume, p. 35 sgg.
(216)	 Diario napol., mesi di febbraio e marzo. Cfr. la Cronachetta, ms. Bibl. Naz., busta IX. A. 34. 
(217)	 Diario napol., e Cron., 29 e 31 marzo.
(218)	 La regina Carolina scriveva ad Emma Hamilton che la plebe uccideva ogni notte dei francesi "en les laissant entrer chez les femmes", e che "de cette faon" ne erano stati uccisi 450 (!). (Carteggio, ed. Palumbo, p. 192).
(219)	 Cronachetta, 24, 25, 26 marzo. 
(220)	 Diario napol., 7 marzo. Legge del 14 ventoso, art. 12.
(221)	 Monitore napoletano n. 10, 15 ventoso, 3 marzo.
(222)	 Carteggio di Maria Carolina, ed. Palumbo, p. 191: il governatore d'Ischia le spediva del pesce: "cela etoit indispensable pour avoir un pretexte et avoir des nouvelles"; p. 192, inviando ad Emma un involto di manifesti: "je les envois pour quelles se repandent ainsi; tout ce que les anglais devroit faire de jetter ces lettres a la poste de Naples a Livourne... elles arriveront ou non, cela m'est egale, mais quelque une arrivera; il faut les battre avec leurs armes, je conte en faire encore d'autres". Serbo la bizzarra ortografia della regina, aggiungendo solo la punteggiatura per chiarezza. 
(223)	 Sugli emissar, si veda la motivazione della legge del 14 ventoso. Cfr. notizie in Cronachetta, Diario napol., Monit. napoletano.
(224)	 Furono arrestati nel marzo; vedi Monit. napol., n. 11, 19 ventoso, 9 marzo. 
(225)	 Cfr. CUOCO, Saggio, . XXXVI: "le congiure si tramavano quasi in un paese diverso, di cui gli agenti della polizia non conoscevano n gli abitanti n la lingua".
(226)	 COLLETTA, IV, 3, 28.
(227)	 COLLETTA, ivi; NARDINI, Mm., pp. 163-5. Cfr. MARINELLI, Giornali, ms. cit., I, 438. 
(228)	 N. NISCO, Ferdinando II e il suo regno, Napoli, 1884, pp. 56-7.
(229)	 D'AYALA, Vite, p. 560. Lo stesso autore, nel solito suo modo confuso, menziona anche "la congiura del capitano della seconda legione Saverio Agresti e del frate Bonaventura da Ogliastro dell'Ospedaletto" (l.c, p. 561).
(230)	 Il CUOCO, accennando al proclama del ministro della guerra De Renzis, contenente tale frase: questo "dir volea a mille e cinquecento famiglie che avean qualche nome e molte aderenze nella capitale: se volete vivere, fate che ritorni il vostro re. Questo proclama segn l'epoca della 'congiura degli uffiziali'" (Saggio,  XXVI). Ma il proclama del De Renzis del 16 germile, ossia 5 aprile, riferito dal D'AYALA (op. cit., p. 244),  pi mite che non dica il Cuoco, n contiene la frase da lui ricordata. Quale fu poi la "congiura degli uffiziali", di cui il Cuoco parla cos vagamente? Ebbe relazione con quella del Baccher?  vero che la data del proclama del De Renzis (5 aprile) l'escluderebbe; ma il proclama riferito dal D'Ayala potette non essere il primo, o gi esser noti altrimenti i propositi del De Renzis. Certo, nel Diario napol., sotto la data del 4 aprile, si legge: "Si dice che al suono a gloria della campana di San Martino debba esserci mozione interna, e si crede che tutti gli ufficiali della truppa dell'ex-re, malcontenti perch sono rimasti senza situazione, abbiano formato dei partiti per mettervisi alla testa".
(231)	 Diario napol., e Cronachetta. Nel Moniteur, n. 230: "reste de plus grandes sommes distribues aux conjurs sous le pretexte des trennes de Pques" [Le pubblicazioni posteriori, fatte dal CRISPO MOSCADA (in Arch. stor, nap., XXV, 467-88) e dal SANSONE (Gli avvenimenti del 1799 nelle due Sicilie, Palermo, 1901), dei documenti serbati nell'Archivio di Stato di Palermo, hanno gettato gran lume su queste cospirazioni e additato quasi tutti i pi importanti componenti di esse. Tra i capi erano il duca di Calabritto, il duca della Salandra, i Baccher, la famiglia Criscuolo, e altri. Si veda in particolare nell'opera del SANSONE il cap. IV: "La cospirazione realista"].
(232)	 Sull'azione della squadra del Troubridge, B. MARESCA, La difesa marittima della Repubblica napol. del 1799, in Arch. stor. Napol., a. XI (1886), p. 791 sgg. 
(233)	 NELSON, Dispatches and letters, III, 308-10, citati in HELFERT, Fabrizio Ruffo, p. 111. 
(234)	 Lettera del 2 aprile '99 (in francese), in append. allo HELFERT, op. cit., pp. 417-8. Una lettera immaginaria di Carolina, in cui si parla dei Baccher,  in LA CECILIA, Storia segreta dei Borboni, III, 216. 
(235)	 CUOCO,  XXXVII: "Il primo progetto dei congiurati era che gl'inglesi dovessero occupare Ischia e Procida come difatti l'occuparono, onde aver maggior comodit di mantenere una corrispondenza in Napoli e di prestare a tempo opportuno la mano alle altre operazioni". Le relazioni col Troubridge afferma esplicitamente il PAHL, Storia della repubblica partenopea (1801), trad. Maresca, Trani, Vecchi, 1889, pp. 111-12. Cfr. anche la citata notizia del Moniteur. A Procida si salvarono il Criscuolo e il Ronga: D'AYALA, l. c. 
(236)	 "Tutto il cratere si  posto in arme, e la citt si  allarmata temendo di bombardamento. Nello stato di effervescenza in cui siamo, l'avvicinamento di questi legni potrebbe accelerare qualche mossa popolare". (Diario napol. 8, 4 aprile). 
(237)	 Uno diceva: "Sctate, popolo, ca mo n' tiempo, ca so venute l'Angrise p'accidere li Francisi". E un altro: "Fate bene a camiciotti, venerd sentirete le botte" (Cronachetta, Diario, 4, 5 aprile). I camiciotti erano i soldati albanesi, e in genere i soldati borbonici, che avevano contrastato a palmo a palmo l'entrata di Napoli ai francesi. 
(238)	 Diario napol., 4 aprile.
(239)	 Diario napol., alla data. [Come risulta dai documenti editi dal CRISPO MONCADA e dal SANSONE, lo scoppio della congiura, con la sorpresa del castello di Sant'Elmo, la liberazione dei realisti dalle carceri e il sommovimento della plebe, era dapprima fissato al 1 aprile, e fu poi rimandato al giorno 8]. 
(240)	 Il COLLETTA pone la congiura e la scoperta nel tempo seguito alla partenza dei francesi; e sbaglia. Sbaglia peggio l'ULLOA, che la mette al 10 giugno, Annot., p. 55. E sulle sue tracce sbaglia lo HELFERT, Fabrizio Ruffo, p. 252. Il Monitore ne d la notizia il sabato 13 aprile, e dice "venerd sera"; ma, come si vede poi dal contesto, bisogna intendere il venerd della settimana precedente.
(241)	"Secondo il Monitore napol. n. 19, i cartellini portavano impresse le armi di Ferdinando e il leone inglese; secondo, altri "non erano che un pezzetto di carta con un suggello nero impresso sopra" (Diario napol. sotto il 7 aprile). [Un facsimile di questi cartellini si pu vedere ora in Arch. stor. nap., XXV, 468; altri portavano impresso il suggello di re Carlo Borbone]. 
 
(242)	 Pei ragguagli sul Ferri ho avuto sott'occhio una notizia biografica ms., scritta da una delle sue figliuole, che mi  stata comunicata dal sig. avv. Ferdinando Ferri. Era nato in Napoli il 5 settembre 1767. - Circa l'accusa, Diario napol. 3 febbraio: "Francesco Palomba, Francesco Lauria, Gaetano e Ferdinando Ferri hanno affisso i loro proclami per giustificarsi dell'imputazione fattagli di essere state spie dell'inquisizione di Stato nel passato Governo, ed invitano i cittadini tutti a far noto ci che in tal particolare sapessero di loro, e ci ad oggetto di ottenere la dichiarazione del Comitato di polizia della loro innocenza". Il D'AYALA: "Era il 10 febbraio quando si videro trecento giovani vestiti di nero venir da Pozzuoli e per via Toledo gridare: viva la libert, muoiano i tiranni. E una schiera era appunto comandata dal Genzano, e l'altra da Ferdinando Ferri" (Vite, p. 285); e il DUMAS, l. c, parla del battaglione dei "volontari della morte", del quale era capo il Ferri. Ma non mi  stato possibile trovare conferma di queste notizie, che credo, a dir vero, fantastiche.
(243)	 [Nel processo, il Cuoco dichiar che frequentava la casa della Molina "come procuratore destinato dal di lei marito", e sment l'accusa di "avere scritto di suo proprio pugno la denuncia contenente la controrivoluzione macchinata dai Baccher": SANSONE, op. cit., pp. 356-7]. 
(244)	 Circa la scoperta della congiura, Illustr. e docum., n. III.
(245)	 NARDINI, Mm. pp. 141-2. [Il Cuoco fu accusato nel processo che, "quando trattava con la Molina, nel salutarla la chiamava 'liberatrice della patria'": SANSONE, l. e.].
(246)	 Libert - Eguaglianza. | La Reprubbeca spiegata co lo Sant'Avangelio | a lengua nosta liscia e sbriscia, che se ntenne da tutte: | nce sar porzi quarche canzoncella de quanno 'n quanno pe te consol sto core. | Reca l'epigrafe: Correte, Piscitielle, all'acqua doce | Vedite, che ve iova e che ve noce | Lo Sebeto vavone nuosto. - A Napole | a la stamperia Nazionale, l'anno primo della Reprubbeca nosta pe grazia de Dio; pe bona chelleta de li guappune de Franza e pe le prodizze de li Patriuote | che pozzano sta buone. - Si veda il n. VI, pp. 39-40.
(247)	 DUMAS, nel volume dei Documenti, pp. 289-43. 
(248)	 Monitore napol. n. 19, 24 germile; cfr. Moniteur, n. 230.
(249)	 Diario napol., sotto il 7 aprile: NARDINI, Mm., p. 142. CUOCO: " indubitato che in Napoli erasi ordita una gran congiura, uno dei grandi agenti della quale fu un certo Baccher. Baccher fu arrestato in buon punto: le fila dei congiurati non furono scoperte, ma intanto la congiura rimase priva di effetto" (Saggio,  XXXVI).
(250)	 Biografia gi cit., pp. 7-9, nella quale si racconta anche di un'apparizione ch'ebbe nelle carceri.
(251)	 Cronachetta, Diario napol. e Monitore napol., sotto il mese di aprile.
(252)	 Diario napol., sotto il 9 aprile, e la Cronachetta, sotto l'8.
(253)	 Diario napol. sotto il 10 e 17 aprile, Cronachetta, sotto l'8 aprile: cfr. il Giornale estemporaneo, n. 4, 1 fiorile. 
(254)	 Da una carta di recente acquistata dalla biblioteca della Societ storica napoletana si ha che il "cittadino cardinale arcivescovo di Napoli", Giuseppe Zurlo, il 29 aprile, "considerando i disordini e i mali gravissimi, che seco portano le sedizioni e i tumulti contra la sicurezza e tranquillit dello Stato", riservava specialmente a s nella citt e diocesi di Napoli il caso dei "conspirantes, tumultuantes, seu conspirationem contra Rempublicam sollicitanites, necnon consilio, pecunia, armis seditionem ac tumultum et seditiosos adiuvantes, vel seditiosos ac seditiosas machinationes non revelantes, docentes etiam privatim DEMOCRATIAM ESSE RELIGIONI ADVERSAM"; soggiungendo: "confessarii vero, quacumque dignitate praediti, non obligantes poenitentes huiusmodi ad denunciationem, vel a denunciatione esonerantes, suspendantur".
(255)	 Dai ricordi di un anonimo contemporaneo, pubbl. da R. Parisi nel giornale Il Lampo. 
(256)	 Monitore napol., Diario napol, passim. Sui lazzari e le scoperte del "frate Pisticci", NARDINI, Mm., pp. 142-7. Il frate si chiamava Bernardino Plati da Pisticci, ed era provinciale dei minori osservanti: cfr. le Filiazioni dei rei di Stato, p. 4, e RODIN, Racconti, pp. 657-8. Erroneamente il NARDINI, p. 210, dice che fu impiccato alla reazione. 
(257)	 [Si fecero insistenze perch il processo si affrettasse, e tra i patrioti che firmarono un memoriale a questo fine fu Ferdinando Ferri, per la qual cosa fu condannato poi all'esportazione: SANSONE, op. cit., p. XXXIX, 280). 
(258)	 Versione accennata dallo HELFERT, Fabrizio Ruffo, p. 255. 
(259)	 ULLOA, Annot., p. 156.
(260)	 Notizia manoscritta del principe di Belmonte, il cui zio, Silvestro Granito, era dei Bianchi, che assistettero i Baccher. Illustr. e doc, n. IV, a. 
(261)	 Questo particolare risulta da una breve notizia su Luisa Sanfelice, manoscritto del 1800, che ho trovato tra i fogli dell'esemplare del Monitore, da me posseduto. 
(262)	 Notizia del principe di Belmonte.
(263)	 Nota della congregazione dei Bianchi, stampata dal CONFORTI, op. cit., pp. 252-3. Sulla fucilazione dei Baccher, Illustr. e doc, n. IV, a e b. 
(264)	 Saggio,  XXXVIII.
(265)	 I Baccher superstiti si recarono subito presso il Ruffo. Sembra che don Placido dovesse essere arrestato di nuovo; gi i soldati salivano per le sue scale, ed egli, da una finestra, con una fune, cerc di scendere nel piano di sotto. La fune si ruppe, e don Placido si ruppe la testa. E con la testa rotta, fu preso dal popolo, maltrattato come giacobino che volesse svignarsela, condotto ai Granili dal cardinale; il quale, udito il nome, ordin subito che fosse messo in libert e gli fece molta festa (Vita del servo di Dio, p. 14). - Anche l'altro fratello, Camillo, riusc a salvarsi. Nelle Ricordanze della mia vita (capo I) LUIGI SETTEMBRINI riferisce il racconto di suo padre, repubblicano del Novantanove, che era stato trascinato in quelle giornate di giugno ai Granili, dove s'ammucchiavano i prigionieri: "Dopo due giorni, venne a vedermi mio padre con mia sorella Carmela, la quale, come mi vide attraverso i ferri, mi strinse la mano forte forte e svenne. Mio padre corse per un poco d'acqua, domand aiuto al maggiore Baccher, che ora  generale, e allora si trovava l e passeggiava innanzi al carcere, e venne e disse: 'Oh  nulla, la far rinvenire io'. E diede due colpi di frustino in faccia alla povera Carmela".
(266)	 LOMONACO, Rapporto al cittadino Carnot.
(267)	 ULLOA, Annot., pp. 156-7, D'AYALA, Vite, p. 561.
(268)	 DRUSCO, Anarchia popolare, nota a pp. 158-9; cfr. RODIN, Racconti, in Arch. stor. nap., VI (1881), p. 658. 
(269)	 ULLOA, Annotamenti, p. 159.
(270)	 Diario napol. sotto il 14 settembre: "Sta obbligata alla Pimentel, che la nomin nel Monitore". 
(271)	 Diario napol. sotto il 14 settembre.
(272)	 Diario napol., sotto il 16 settembre. Sostiene il CONFORTI, o. c, p. 257, che il Della Rossa fosse fratello dei due fucilati insieme coi Baccher, e al mio dubbio, risponde nella 2.a ed., p. 279, ch'egli ricorda benissimo di aver letto questa notizia in una carta dell'Archivio di Stato, che non cita. Mi sia permesso di persistere nel mio dubbio. Di Antonio della Rossa e della sua famiglia durante il '99 abbiamo molte notizie nel PETROMASI, Storia della spedizione del cardinal Ruffo, Napoli, 1801, p. 51, il quale non avrebbe taciuto un s importante particolare. In molti dispacci diretti al Della Rossa nei Registri che cito pi oltre, si parla dei La Rossa e degli altri fucilati, ai cui parenti si concedono sussidi (vedi Illustr. e doc, n. IV). Che nella Giunta di Stato il Della Rossa fosse il pi mite, risulta dal Diario napol., 19 agosto; e ivi, 11 settembre 1799: "Si dice che il direttore La Rossa abbia data la sua dimissione: sarebbe un altro malanno, essendo ministro di petto, di ottima intenzione, ed impegnato pel bene pubblico senza mistero e fini privati". Cfr. anche una lettera al Cotugno, nell'opuscolo di A. JATTA, Domenico Cotugno, note biografiche, RUVO, 1891, p. 39.
(273)	 Dispaccio del 20 settembre, citato pi oltre. Per l'elenco dei condannati di quel giorno, si veda un foglietto nella cit. busta della Bibl. Naz., IX. A. 34, e l'art. di R. PARISI, La storia dai pezzetti di carta, nel Corriere del Mattino, a. XI, n. 251, 11 settembre 1883.
(274)	 Diario napol., sotto il 16 settembre.
(275)	 Diario napol., sotto il 16 settembre.
(276)	 Foglietto ms. presso di me.
(277)	 Diario napol., sotto il 15 e 16 settembre. Non faccia maraviglia la tarda conoscenza che avrebbe avuto il Della Rossa del contenuto del dispaccio, perch egli, sin dal 24 luglio, era stato "dispensato d'intervenire nella Giunta di Stato, tutte le volte che le di lui occupazioni per la polizia non glielo permettano" (Registro dei dispacci, p. 69). 
(278)	 Diario napol., dove si riferisce anche il contenuto dell'indulto.
(279)	 Diario napol., sotto il 25 settembre: cfr. MARINELLI, ms. cit., I, 440.
(280)	 Registro di dispacci pervenuti al Direttore della polizia: anno 1798-9, pp. 174-176. Archivio di Stato. Seguono mitigazioni di pene pei minori condannati Nicola Pignatelli, Michele Clappi, Gaetano Scudiero, Carolina Scudiero e Ferdinando Carcani. [Si vedano ora anche i documenti pubblicati dal CRISPO MONCADA, in Arch. stor. nap., XXIV, 487-8, e dal SANSONE, pp. 176-7].
(281)	 Registro dei Bianchi, in CONFORTI, op. cit., p. 168.
(282)	 Nel regno di Napoli, una costituzione di Federico II, derivante in parte dal diritto romano, differiva l'esecuzione a quaranta giorni dopo il parto, "humanitate suadente": cfr. BRANDILEONE, Il diritto romano nelle leggi normanne e sveve, Roma, 1884, p. 37. Tra i precedenti da ricordare c' quello di Sancia, figliuola di Filippa la Catanese, accusata di cooperazione all'assassinio di re Andrea d'Ungheria: "Domina Chancia, quia praegnans erat, decretum fuit per legem, quod differatur mortis suae sententia usque ad partum" (DOM. DE GRAVINA, Chronicon, ed. Perger, p. 226). Cfr. un altro esempio del 1624 in S. GUERRA, Diurnali, ed. Montemayor, p. 162. Per altro (ci si conceda la divagazione) si trattava di costumanza antichissima, come pu vedersi in G. LUMBROSO, Recherches sur l'economie politique de l'Egypte, Torino, 1870, pp. 48-9.
(283)	 Seguo la versione riferita nei Casi memorabili antichi e moderni del regno di Napoli ricavati dagli autografi del fu conte Radowsky, 2.a ediz. Coblentz, presso Grunbach padre, 1842 (opera di Pasquale Borrelli), cap. XI; Il medico di coraggio, pp. 99-100. Cfr. L. A. Villari, Don Antonio Villari, nel volume A trent'anni, Trani, Vecchi, 1896, pp. 376-79. Sul Villari, si veda anche G. OLIVIERI, Di alcuni uomini illustri salernitani, Salerno, 1892.
(284)	 [Si vedano ora a conferma i docc. citati, editi dal CRISPO MONCADA, e quelli del SANSONE, p. 183. Il re, il 16 ottobre, aveva fatto rispondere da Palermo che "quando non si avveri la gravidanza, sia eseguita prontamente la giustizia, e quando tale si riconosca ulteriormente, seguito il disgravo, si esegua assolutamente"]. 
(285)	 Giornali ms. cit., I, 454. Lo stesso cronista riferisce, I. 443, una sconcia voce, che ci risparmiamo di ripetere.
(286)	 Diario napol., alle date.
(287)	 [La madre della Sanfelice, intanto, si adoperava per ottenere la grazia, e rivolgeva il 12 ottobre alla Giunta di Stato una supplica, che quella le consigli d'inviare direttamente al re. Il riassunto che ce n' rimasto (CRISPO MONCADA, XXIV, 488, Sansone, p. 224)  questo: "Donna Camilla Salinero - Espone le vicende fatali, accadute in persona di sua figlia D. Luisa Molina Sanfelice, la quale, condannata a morte dalla Giunta di Stato,  uscita due volte dalla cappella. Descrive gli orrori di questa terribile situazione, e dice poter conchiudere a ragione che la detta sua disgraziata figlia abbia gi sofferta due volte la morte, oltre ai soprassalti di giubilo provati nel vedersi togliere per ben due volte da quello spaventoso luogo, ove attendeva a momento di essere tradotta al patibolo. Aggiunge che la vita, che attualmente respira la sua figlia, sia un puro miracolo del cielo, il quale, con un prodigio parlante, l'ha tratta due volte dall'orlo della tomba, ispirandole forza e vigore a' replicati assalti e di morte e di vita, e par che lo stesso cielo la voglia esente dall'imminente pericolo, che le sovrasta. Quindi chiede che la Giunta di Governo faccia presente al Sovrano tutto l'occorso, con dire che la sentenza di morte non debba eseguirsi, poich ora non pi una, ma tre volte verrebbe la D. Luisa Molina Sanfelice a morire"].
(288)	 La biografia, ch' stampata nell'opera dell'ALBINO, Biografie e ritratti degli uomini illustri della provincia di Molise, ecc., vol. III, Distretto di Larino, Campobasso, 1866, p. 2, nega che il Cuoco avesse parte nella scoperta fatta dalla Sanfelice, "imperciocch la pena della Sanfelice sarebbe allora toccata al Cuoco, il quale non avrebbe avuto l'esilio solamente". Il che, al pi, proverebbe che egli non fu tenuto responsabile nel grado stesso della Sanfelice. - Nella Pandetta dei sequestri e confische (Archivio di Stato) sono segnati i nomi di Michelangelo Cuoco (padre di Vincenzo) e di Barbato Cuoco, di Civita Campomarano. 
(289)	 [Si vedano ora pel Cuoco le notizie del SANSONE, op. cit., pp. 356-7, in data 1 aprile 1800; e pel Ferri, in data 12 dicembre 1799, p. 280]. 
(290)	 Desumo la data esatta da un elenco manoscritto, ch' nella gi citata busta della Biblioteca Nazionale. 
(291)	 Documenti dell'Archivio di Stato (sezione Finanze), pubblic. nella Lega del Bene da R. Parisi, II, n. 24. - La Buonocore era Maria Francesca Alcubierre, figlia del castellano d'Ischia e vedova del patriota Buonocore, impiccato in Procida il 1 giugno 1799: cfr. CONFORTI, op. cit., p. 129, e D'AYALA, p. 113; Maria Pizzoli, una signora barese, moglie del barone Bonazzi, che si era compromessa col ricevere in sua casa francesi cos a Bari come a Napoli: il marito era stato commissario nelle provincie; l'Arezzo, una nobile dama, studiosa di scienze naturali, i cui lavori sono menzionati con lode dal BAGNO, De morbis mulierum, Napoli, 1788, p. 202: cfr. D'AYALA, Vite, p. 56; la Battirolo, infine, doveva essere parente di "quel noto zelante patriota Gian Vincenzo Battirolo, commissario del potere esecutivo nel dipartimento del Garigliano", ch' menzionato nel Monitore napol., n. 19.
(292)	 Nella raccolta Belmonte c' la notizia che le sue compagne trepidavano in queste visite, temendo sempre che non si scoprisse la falsit della gravidanza, che era cos facile a scoprire.
(293)	 FORTUNATO, I Napoletani del 1799, Firenze, Barbra, 1884, pp. 52-3. Il 12 maggio il Marinelli nota che il carnefice, messo apposta pei giacobini, si ritirava con un guadagno di ottocentosessanta ducati. 
(294)	 COLLETTA, V, 2, 13.
(295)	 ULLOA, op. cit., p. 158.
(296)	 Notizia ms. gi citata e da me posseduta.
(297)	 CUOCO, Saggio storico,  XLIX. 
(298)	 Il COLLETTA parla della gente, che, per salvarsi da castighi o acquistare merito, otteneva di scrivere il nome nei registri di Baccher o di Tanfano o del Cristallaro, "comprando a ricco prezzo la infamia del non vero tradimento" (V, 1, 10). 
(299)	 Vedi Illustr. e doc. n. IV, d.
(300)	 COLLETTA, Storia, V, I, 10.
(301)	 Cfr. Memorie segrete, pubbl. dallo Helfert, pp. 141-2; notizia ms. nella racc. Belmonte: [Principe di Canosa], In confutazione degli errori storici e politici di Luigi Angeloni, esposti contro Sua Maest la difunta regina Maria Carolina di Napoli, Epistola di un amico della verit, ecc., Marsiglia, 1830, pp. 20-1; ULLOA, Annotamenti, pp. 160-1. Il compianto consigliere Casella aveva sentito confermare il fatto dalla signora Rosa Baccher. Una supplica del padre dei Baccher contro il tentativo di salvare dalla morte la Sanfelice, deve trovarsi nell'Archivio di Stato di Palermo. 
(302)	 A. CACCIATORE, Esame della storia del reame di Napoli di Pietro Colletta, Napoli, 1850, I, 179. Altri vuole che alla determinazione non fosse estraneo un motivo politico: gi Bonaparte aveva vinto a Marengo: le speranze dei giacobini oppressi si ravvivavano: si diceva che il generale Francesco Pignatelli principe di Strongoli, combattendo nelle file francesi, aveva ottenuto da Bonaparte la promessa di muovere con un corpo di francesi e italiani contro Napoli. Il ministro Acton avrebbe consigliato il supplizio della donna, come un alto esempio di rigore atto ad incutere spavento. Cfr. ULLOA, Annotamenti, p. 180. 
(303)	 Ms. cit., I, 470: cfr. Diario napol., 1 sett.; notizie presso di me; ecc. Indarno oppugnano il viaggio ULLOA, p. 158, e CONFORTI, 1a ed., p. 245, e nella seconda edizione, pp. 264-5. Si veda, pi oltre, il dispaccio del ministro Parisi [e ora i documenti editi dal CRISPO MONCADA, in Arch. stor. nap., XXIV, 488-93, dai quali si ricavano le date esatte: l'ordine fu dato l'11 luglio, la Sanfelice part il 31 e giunse a Palermo il 3 agosto, dove rest venticinque giorni, cinque alla Vicaria e venti nella reale Casa di correzione; fecero la relazione intorno al suo caso due levatrici e tre medici, Albagini, Rodasti e Cannata, che stentarono a mettersi d'accordo]. 
(304)	 Non era una bambina, la futura duchessa di Berry, come vuole il CANOSA, In confutazione, ecc., l. c. Carolina Ferdinanda Luisa, poi duchessa di Berry, era gi nata il 5 novembre 1798. Il bambino ebbe nome Ferdinando, e mor l'anno dopo.  appena necessario ricordare che la frase, non inconsueta nei libelli politici dei liberali: "la culla di Ferdinando II, bagnata dal sangue della Sanfelice",  un errore; perch Ferdinando II nacque il 12 gennaio 1810. Bisogna leggere la lettera con la quale re Ferdinando annunziava al cardinal Ruffo il parto della principessa: 
"27 agosto [1800]. 
"Dopo d'aver chiusa questa, ieri sera alle undici, da vero guappone, dopo sole tre capuzzate venne al mondo un superbo mascolone. Parto pi felice non si poteva desiderare, n creatura cos bella e pi robusta si puol fare, siane sempre di tutto cuore ringraziato il Signore. Conoscendo il vostro attaccamento per noi, ho voluto darvene io stesso la buona nuova, pregandovi di farlo in mio nome col Papa, da cui imploro la paterna Apostolica benedizione per me e per questo nuovo figlio della Chiesa. 

"FERDINANDO". 
(DUMAS, I Borboni di Napoli, vol. di doc, p. 324).
(305)	 Pel colorito storico, e per quanto ci possa contrastare colla dignitosa ed elegante narrazione del Colletta, diremo che le precise parole del re alla principessa, nel prendere in braccio il bambino, furono: "Bello piccirillo che m'hai fatto! Vuoi qualche grazia? Chiedi"; e alle parole di supplica: "Tutto, fuori che questo!": Memorie segrete, pubbl. dallo Helfert, pp. 141-2. Cfr. inoltre CANOSA, l. c, la notizia ms. della racc. Belmonte, il Diario napol., sotto il 9 settembre, e lo STENDHAL, Rome, Naples et Florence (1817), ed. di Parigi, 1826, pp. 245-6. - Il solo sbaglio del COLLETTA  nell'affermazione che la Sanfelice partorisse un bambino in Palermo. Circa la parte avuta da Maria Carolina, nel tentativo della principessa ereditaria, cfr. CANOSA, e le Memorie segrete, ll. cc. Vero  che Maria Carolina fin dal 10 giugno era partita per Vienna, dove rimase fino al 1802: ma, come nota lo HELFERT, nella pref. alle Mem. segr,, pp. 46-7, pot aver dato il pietoso consiglio alla nuora o prima della partenza o anche per lettera. Il che non negheremo, considerando che anche a una donna quale Maria Carolina si pu attribuire qualche raggio di buon senso e qualche movimento di buon cuore.
(306)	 Registro di dispacci al Direttore della polizia: anno 1800, p. 350. Archivio di Stato. - L'ordine per le feste, sotto la stessa data, nello stesso registro, p. 347. 
(307)	 Diario napol, 2 settembre: cfr. MARINELLI, ms. cit., I, 471.
(308)	 Diario napol, 2 settembre: cfr. MARINELLI, ivi; e foglietto ms. presso di me.
(309)	 Diario napol.
(310)	 COLLETTA, V, 2, 19: e foglietto ms. presso di me.
(311)	 Diario napol. 11 settembre: MARINELLI, ms. cit., I, 471, 751. Il Dumas, che prediligeva queste scene atroci, descrive con vivi colori il supplizio cos nei Borboni di Napoli, IV, 200-203, come nel romanzo Emma Lionna, cap. CV. Sulla parte che ebbe nei preparativi dell'esecuzione il marchese Malaspina, cfr. anche ULLOA, Annotamenti, p. 161. - Per la sepoltura, cfr. il Registro dei Bianchi, in CONFORTI, op. cit., pp. 232-4. Sullo sparo del colpo di fucile, e la punizione inflitta al soldato, cfr. Diario napol., l. c, MARINELLI, I, 472, 753; e il documento in Registro di dispacci pp. 362-3, pubblicato dal CONFORTI, op. cit., 2a ediz., p. 254. 
(312)	 D'AYALA, Vite, p. 564. Il documento per esteso, nella Lega del Bene, a. V, nn. 81 e 38.
(313)	  erroneo che andasse esule: D'AYALA, op. cit., p. 568.
(314)	 Annotamenti, p. 155.
(315)	 Un capitolo della Storia di Napoli, nel "La ghirlanda de Julie", Strenna pel 1875, p. 35. 
(316)	 Vita, ecc., p. 118.
(317)	 E suo figlio l'ing. Vincenzo Baccher, che gentilmente mi ha fornito alcuni documenti, e intorno al quale leggo nello scritto di G. FERRARELLI, Il collegio militare di Napoli (estr. dalla Riv. milit. ital., 1887), p. 54: "Il tenente colonnello d'artiglieria Vincenzo Baccher (1846), nello sbarco delle truppe napoletane a Messina, nel 1848, comand una sezione di artiglieria di montagna, e serv da artigliere, perch, eccetto due, rimasti illesi, furono uccisi o feriti tutti gli artiglieri della sezione. Il 29 ottobre 1860, comand valorosamente una batteria al ponte di Garigliano, e perdette, tra morti e feriti, ventinove uomini ed egli ebbe il cavallo tre volte ferito. Ebbe la croce di cavaliere dell'ordine di San Giorgio".
(318)	 COLLETTA, V, I, 7.
(319)	 Dalla vita manoscritta comunicatami dal signor avv. Ferdinando Ferri. La sua tomba  nella chiesa della Piet dei Turchini (CELANO, ed. Chiarini, IV, 868-9). Anche di lui discorre con fiere parole il SETTEMBRINI nella Protesta (cap. IV): "Ferdinando Ferri, antico liberale del Novantanove, ha vergogna di esser ricordato per tale da' suoi primi amici, ecc.". 
(320)	 [In questi ultimi anni  stata pubblicata una serie di lavori assai importanti sul Cuoco, dei quali ricorder in particolare il libro di MICHELE ROMANO, Ricerche su Vincenzo Cuoco, politico, storiografo, romanziere, giornalista (Isernia, 1904), e il saggio di G. GENTILE, V. C. pedagogista (Roma, 1909, estr. dalla Rivista pedagogica). Il G. ha raccolto anche gli Scritti pedagogici di lui, Roma, 1909]. 
(321)	 [Una tragedia in cinque atti di RICHARD VOSS, Luigia Sanfelice, premiata nel 1882, si pu vedere ora nella Universal-Bibliothek del Reclam, n. 3590].
(322)	 Il Dumas sosteneva che questa risposta gli fosse stata mandata dalla figliuola della Sanfelice, quando egli chiese di esserle presentato per domandarle notizie: "La poverina ha rinnegata sua madre", dice nei Borboni di Napoli, vol. III. Mariano d'Ayala fu ricevuto in casa, ma dell'accoglienza abbastanza fredda che incontr, parla egli stesso nelle Vite, l. c.
(323)	 Emma Lyonna, vol. V, pp. 318-322. - Onde un recente scrittore ha potuto affermare: "Grce au merveilleux roman d'Alexandre Dumas, cette jeune femme, simple comparse dans le vrai drame, est devenue l'hroine de la revolution napolitaine. Martyrs et persecuteurs disparaissent; toute notre piti se reporte sur elle: toute notre haine sur son bourreau" (GAGNIERE, La reine Marie Caroline de Naples, Paris, 1886, p. 162).
(324)	 Nella prima si dice: "Une jeune fille nous a sauvs d'un grand massacre. Son amant, l'un des conjurs, l'avait mise dans la confidence de la conjuration qu'elle a rvle". E nella seconda: "Backer, qui tait le chef du complot, tait convenu avec les conjurs de distribuer des billets  ceux, qu'on ne voulait pas comprendre dans la proscription. Sa fille, etant amoureuse d'un jeune homme, lui donna un de ces billets, en lui disant que, s'il entendait du bruit dans la ville, il se retirt chez lui et ne craignit rien, parce que le billet lui servirait de sauvegarde. Il demanda avec instance l'explication de cette nigme; mais, n'ayant pu engager sa maitresse  parler, il alla dnoncer au gouvernement provisoire ce qu'il venait d'apprendre. Alors Backer fut arrt".
(325)	 Rome, Naples et Florence, par M. DE STENDHAL, Troisime dition, Tome second, Paris, Delaunay, 1826, pp. 245-6. 
(326)	 Il DUMAS racconta la cosa a questo modo: uno dei Baccher, innamorato e sollecitatore della Sanfelice, per darle una prova del suo amore, le confid il segreto della congiura. La Sanfelice, tosto che esso fu partito, corse a casa della sua amica Eleonora Capano, dove trov il Ferri; e, chiamati entrambi in un canto, li mise a parte di ci che avea saputo, tacendo il nome del Baccher. Il Ferri corse al Comitato di salute pubblica (sic), e rivel ogni cosa; ed essendosi domandato al portiere chi avesse visitato quella sera la Sanfelice, si seppe del giovane Baccher.
(327)	 L'Ulloa e il Conforti dicono che il Cuoco nomina come l'amante scopritore della congiura il Ferri (CONFORTI, op. cit., pp. 242-4; ULLOA, op. cit., p. 157); anzi l'Ulloa aggiunge: "Disse il Ferri per non dir se stesso, spiacendogli non l'amore, ma la denunzia. Ma Colletta saper dovea come tutti sapeano, che Ferri nascondeva il Cuoco, e continu a parlare di un Ferri ignoto". Ma il vero  che il Cuoco, n nella prima edizione n nelle altre del Saggio, accenn mai allo scopritore della congiura. 
(328)	 [A escludere il nome del Ferri e l'elemento erotico dall'episodio tende A. SANSONE, op. cit., pp. CXXXI-CXL; ma, in verit, con argomenti che non mi sembrano decisivi].
(329)	 MICHELE ROSSI, Nuova luce risultante dai veri fatti avvenuti in Napoli pochi anni prima del 1799, monografia ricavata da documenti finora sconosciuti relativi alla Gran Causa dei Rei di Stato del 1794, Firenze, Barbra, 1890. Il libro  diviso in due parti affatto distinte, di cui la prima contiene la storia della congiura del 1794 (1-237), e la seconda (289-385)  un tentativo di sintesi della storia napoletana dello scorcio del secolo passato, considerata nei suoi moventi e nei suoi attori, e in connessione con la storia antecedente e susseguente. Il Rossi, nato in Pomarico (Basilicata) il 1835, vi mor il 6 marzo 1892. 
(330)	 Recensione nell'Archivio storico per le provincie napoletane, a. XVI (1891), fase. I, pp. 201-209.
(331)	 Il Decennio del cittadino GIUSEPPE ALBARELLI. L'ho gi citato a p. 26. Il solo esemplare, ch'io ne conosca, esiste in una miscellanea della Biblioteca di San Martino. L'Albarelli fu accusato nel 1799 di essere stato spia borbonica, e questo libretto contiene la sua difesa, ossia il racconto della sua vita nei dieci anni precedenti, con aneddoti curiosi, cui si pu prestar fede, perch egli chiama a testimonianza or questo or quello dei patrioti ch'erano allora in Napoli. Condannato a morte al ritorno dei Borboni, gli fu commutata la pena nella fossa a vita alla Favignana (cfr. LOMONACO, Rapporto).
(332)	 Ecco due strofe di quest'inno ch' riferito per intero in fine del volumetto: "Di te, di te sol emolo, Il Genio di Parigi Seppe fiaccar l'orgoglio Dell'empio re Luigi. E, tutto a Cassio simile, L'eroe di Stokholmo, Fe' il petto al re, suo despota, D'aspre ferite colmo!". 
(333)	 [Si aggiungano ora le notizie contenute nel lavoro di MICHELANGELO D'AYALA, I liberi muratori di Napoli nel secolo XVIII, in Arch. Stor. nap., XXIII, 804-818]. 
(334)	 L'atteggiamento politico del Mackau  ora illustrato compiutamente nello scritto dal FRANCHETTI, Le relazioni diplomatiche, ecc., citato di sopra. I patrioti napoletani avevano ragioni di non esserne contenti, e il Franchetti pubblica (pp. 19-20) un "indirizzo" contenente i lamenti della "Societ degli amici della libert e dell'eguaglianza esistente in Napoli ed affiliata a quella di Marsiglia".
(335)	 Si veda sopra, p. 74.
(336)	 Racconti, in Arch. stor. Napol., VI, 270.
(337)	 Molti congiurati furono raccolti tra professori e studenti. Di un altro professore dell'universit, che prese parte alla congiura e si suicid nelle carceri della Vicaria, dell'Odazi, ha dato notizia G. BELTRANI nell'Arch. stor. nap., XXI, 853-867.
(338)	 Qualcuno di questi nomi  errato nella stampa del Rossi: "Gemile" per "Gentile", "Bonchi" per "Benchi", "Nitti" per "Netti", ecc. [Sul Dell'Erba (n. in Castellana di Bari il 17 febbraio 1772, e che nel 1791, venuto a Napoli per compiere gli studi, partecip alla cospirazione e poi alla repubblica, e scamp celandosi in provincia) si vedano ora: G. DE NINNO, Notizie intorno alla vita di V. A. dell'Erba. Trani, Vecchi, 1905, e F. DELL'ERBA, Note (in aggiunta al precedente), Monopoli, Ghezzi, 1908.]
(339)	 Op. cit., p. 133 n.
(340)	 Intorno a lui G. FERRARELLI, L'Ufficio topografico di Napoli e il generale Ferdinando Visconti in Napoli nobilissima, V (1896), fasc. VIII. 
(341)	 G. RODIN, Racconti, in Arch. stor. napol, VI, 278.
(342)	 Per questa cena, si veda il Rossi, pp. 47-56. Dice anche l'Albarelli: "Il cittadino Giuseppe Laghezza fu testimone ed interventore a tutte le unioni patriottiche fatte in casa di Ferdinando Rodriguez, presso Sant'Anna di Palazzo....".
(343)	 Ferdinando Rodriguez, figlio del fu brigadiere Giovanni, ecc. 
(344)	 Cfr. in questo volume, p. 110.
(345)	 Nell'elenco dei denunzianti: Egidio La Faviva (Egidio Fazio), Francesco Saverio Campuozzoli (Capozzoli), Prospero Pietra (Petra), Giuseppe Rivio (Rizzo), Pompeo Patrelli (Petrella), Vincenzo Garritani (Larretani), Antonio Sciurich Ragusa (Sciwich alias Ranuso), Prospero (Giuseppe) Siniscalchi, Antonio Ceranno (Francesco Antonio Ciranno). Nell'elenco degli accusati: Luigi Boschi (Baschi), Pasquale Brienti (Bregali), Pietro Candia (Cardia), Saverio Capone (Capano), Eustachio Caruso (Caniso), Errico Colombie (Calubrie), Giuseppe Corsi alias Saviano (alias Galiano), Angelo Curzio (de Curtis), Leopoldo Cutronei (Cotrone), Padre Matteo de Robertis (Padre Maestro de Robertis), Ignazio de Pietro (de Petra), Giuseppe Grillo (Stillo), Gabriele Manco (Mares), Andrea (Antonio) Mazzitelli, Francesco Mendi (Mendia), Marchese di Monterone (Montrone), Vincenzo Pastor (Pastore), Gaspare Peruva (Penza), Francesco Pomarico (Pomatici), Nicola Quagliariello (Michele Quagliarella), G. B. Ricco (Riso), Fr. S. Salzi (ab. Falzi) [che non sar n l'uno n l'altro, ma Francesco Saverio Salfi], Vincenzo Sarli (Sarti), Cr. Sauli (Sacchi), Carlo Savaglia (Zavaglia), Ant. Scardamaglia (Scordamaglia), ab. Tresca (Fresca), Leonardo Zuppo (Zappa). Il corsivo indica l'edizione Rossi, il tondo la nostra copia. 
Da alcune postille, inoltre, si desume: l) che Giuseppe de Mattia denunzi Antonio Savarese e il cav. Giovanni de Benevento; 2) che il Ierocades denunzi Francesco Conforti; 3) che Prospero Petra, allora alla Pantelleria, era "marito della principessa vedova di San Severo, ecc., distinto da Ugone Petra, ch' morto"; 4) che "D. Nicola Celentano, emigrato da Napoli, post varios casus, ecc.,  ministro confidente del general Bonaparte in Milano".
(346)	 CONFORTI, Napoli dal 1789 al 1796, Napoli, Anfossi, 1887, p. 197.
(347)	 GIUSEPPE CORSI FALCONI, Discorso commemorativo di Emmanuele de Deo pronunziato il 28 ottobre 1887 in Minervino Murge, Trani, Vecchi, 1887, pp. 50-3. 
(348)	 Mi sono ristretto a sciogliere alcune abbreviature e correggere qualche errore ortografico della copia. - Trovo questa notizia relativa alle famiglie del De Deo e del Galiani nel Diario napol., sotto il 31 marzo 1799: "In San Gregorio Armeno sono state mandate le sorelle di un tale Galiani, che fu afforcato come reo di Stato sotto la monarchia, ed in Donna Regina le tre sorelle di De Deo, altro martire della libert egualmente afforcato. Il monastero di San Gregorio Armeno, che non riceveva se non dame di Capuana e di Nido,  rimasto ben mortificato". 
(349)	 Queste ultime parole sono state soppresse dagli editori. Il De Deo mor cristianamente; ed  naturale ch'egli adoperasse parole di sottomissione verso colui che era il sovrano. 
(350)	 D'AYALA, Vite dei militari, Napoli, 1842, p. 131.
(351)	 Si veda in questo volume, pp. 52, 144.
(352)	 Anche il LOMONACO, Rapporto, la dice "mia grande amica", e l'annovera tra le donne repubblicane, che nel giugno furono arrestate e maltrattate dalla plebe.
(353)	 Nell'Arch. stor. napol., VI, 475-6.
(354)	 ROSSI, op. cit., p. 177.
(355)	 Si veda S. MONTUORI, Francesco Bagno, martire della repubblica napoletana (Aversa, 1904), p. 65.
(356)	 AMODEO-CROCE, in Arch. stor. nap., XXIII, 251-7. Il Giordano (1771-1835), nato ad Astalunga presso Ottaiano (onde talvolta nei libri scientifici del tempo si trova chiamato "Ottaiano"), fu scolaro di Nicola Pergola, stimatissimo dal maestro. Imprigionato nel 1794, denunci Luigi de Medici come complice, il che fu variamente giudicato (si veda pi oltre, p. 226); e, riuscito a fuggire insieme col fratello Michele da Castel dell'Uovo, fu ripreso e rinchiuso nel castello dell'Aquila. "Nell'invasione de' francesi (dice la sentenza di condanna), posto in libert, si un con questi, venne in Napoli e fu veduto in Toledo a cavallo, armato, colla penna al cappello tricolorata: fu impiegato nel Comitato militare e poi nella segreteria di guerra: fu capo del bur della contabilit di marina, e poi membro della commissione rivoluzionaria; fu sparlatore delle Sacre Reali Persone, e si compiaceva delle fucilazioni dei realisti: teneva in casa la statua della libert guarnita di quattro bandiere repubblicane; unito col fratello Michele, and in Ottaiano; seguit in tutte le spedizioni il supposto generale Manthon; fu l'anima motrice di tutti i progetti ed operazioni per promuovere il vantaggio dei ribelli ed annientare la memoria della monarchia" (SANSONE, Gli avvenimenti del 1799, p. 317). Il Colletta e altri lo accusano di essersi salvato col rivelare, insieme col Basset, il tentativo di fuga dei prigionieri chiusi in Castelnuovo nel settembre del 1799; ma dai documenti della Giunta di Stato non risulta altro denunziatore che il Basset, e anzi il Giordano sarebbe stato lui tra i denunziati (SANSONE, op. cit., pp. 185-86); e nel gennaio dell'anno seguente si trova tra i condannati a morte, con sentenza confermata dal re (op. cit., pp. 316-20). Resta oscuro per quali ragioni la condanna di morte gli fosse mutata in quella del carcere; dal quale uscito nel 1801 e recatosi in Francia insieme col fratello Michele, divenne ingegnere del catasto e mor nel 1835 "gomtre en chef du departement de l'Aube", come apprendiamo da tre elogi funebri in francese, che furono pubblicati in commemorazione di lui, e nei quali  chiamato "Jourdan", essendosi con questa forma di nome naturalizzato francese nel 1824. Cfr. AMODEO-CROCE, l. c.
(357)	 G. GENTILE, Dal Genovesi al Galluppi, Napoli, 1903, pp. 88-92.
(358)	 Esame del fatalismo o sia esposizione e confutazione dei diversi sistemi di Fatalismo che han divisi i Filosofi sull'origine del Mondo, sulla natura dell'Anima, e sul Principio delle Azioni umane. In Napoli, MDCCXCI, presso Gennaro Giaccio: vol. I, pp. XVI-296, vol. II, 16-324. L'opera  dedicata da "Carlo Laubberg (sic)" al principe di Belvedere Francesco M. Carafa. 
(359)	 Sotto il febbraio '99.
(360)	 DRUSCO, Anarchia popolare, p. 45 n.
(361)	 "Vico dei Giganti, n. 11", si dice nei documenti editi dal MONTUORI, l. c. Il Lauberg prese parte nel 1791 al concorso per la cattedra di fisica sperimentale nell'universit di Napoli, e nel 1792 a quello per la storia naturale. 
(362)	 Diario napol., sotto il 29 ottobre.
(363)	 G. DEL RE, Ignazio Ciaia e le sue poesie, p. 10.
(364)	 Monitore, n. 4. 
(365)	 Diario napol., sotto la data del 2 febbraio.
(366)	 Nella discussione sui feudi egli col Cestari sostenne il partito pi radicale contro Mario Pagano, che sosteneva il pi temperato. Nella Cronachetta, ms. Bibl. Naz., pi volte citata, si legge sotto il 16 febbraio: "L'ex-principessa Belmonte fece gran strepito sopra il punto della feudalit, e, volendo interloquirci il cittadino rappresentante Laubert, lo fece star zitto con dirli: - Sta zitto tu, che hai corbellato Cristo, ed ora vuoi corbellare noi; ed io non parlo con te, che sei un apostata, ma parlo con questi altri uomini probi". 
(367)	 Tutti questi brani sono tolti dal Diario napoletano.
(368)	 THIBAULT, Mm., II, 419.
(369)	 Altre notizie sul Lauberg sulla rivoluzione di Napoli, e una lettera di lui, sono ora in questo volume, nello scritto sulle Relazioni dei patrioti napoletani col Direttorio e col Consolato. 
(370)	 AMODEO-CROCE, l. c, pp. 253-4.
(371)	 BOTTA, Storia d'Italia, libro XI, e FRANCHETTI, Storia d'Italia dopo il 1789, p. 265. 
(372)	 Oltre i documenti gi rilevati in nota alla prefazione e a p. 34 di questo volume, si vegga, a pp. 299-306 del libro del SAINT-ALBIN, la Notice sur les dilapidations de la cour de Naples depuis 1779 jusqu' 1798 (ch' certo tratto dal documento che fece preparare il governo provvisorio); e a pp. 362-70 la lettera del cittadino Grcy, rifugiato napoletano. 
(373)	 A proposito di storpiature, nel libro del SAINT-ALBIN, p. 106, si legge: "La cour de Naples avait pouss la rage jusqu' vouloir faire juger dans le plus court dlai les patriotes dtenus sous le nom de prisonniers d'tat (vitigliani del re)...". Com' nata questa strana parentesi? Come il nome dei fratelli Vitaliani e Del Re  diventato qui l'espressione italiana per dire "prigionieri di stato"? 
(374)	 Intorno al Vitaliani, altre notizie in questo volume, nello scritto sulle Relazioni dei patrioti, ecc.
(375)	 Documento in SANSONE, Gli avvenimenti politici del 1799, p. 359. 
(376)	 Monitore di Roma, n. IV, 3 marzo 1798, pp. 34-5.
(377)	 N. XV, 11 aprile 1798, pp. 123-4.
(378)	 N. XXIX, 9 nevoso, a. VII, pp. 249-50. Vi si riferisce anche la lettera diretta al Pignatelli dal cittadino Brmond, ministro della guerra, marina ed affari esteri, da Perugia, il 28 glaciale. Sull'azione della Legione Romana, si veda anche ci ch'egli dice nell'Aperu, pp. 21-4. 
(379)	 N. XXI, 27 glaciale.
(380)	 Aperu, pp. 41-2.
(381)	 Monitore napol., n. 17, 17 germile, 6 aprile. Cfr. CUOCO, Saggio,  XXXIII, e THIBAULT, Mm., II, 459-60. 
(382)	 SANSONE, op. cit., p. 359.
(383)	 [L'Aperu del Pignatelli ora si legge, tradotto per mia cura e accompagnato da una biografia dell'autore, nell'Albo della rivoluzione napoletana del 1799].
(384)	 Vite, p. 502.
(385)	 Racconti, in Arch. stor. nap., VI, 484-5.
(386)	 [Notizie su questi tre fratelli Pignatelli, nell'Albo cit., note 68-70].
(387)	 Su Annibale Giordano, si veda sopra, pp. 211-2 n.
(388)	 Diario napol., alle date.
(389)	 Nel Diario napol., sotto il 29 ottobre 1799: "Si disse che la regina, quando egli and a ringraziarla, lo avesse anche avvertito di quanto di lui si era detto".
(390)	 Monitore di Roma, n. LIX, 23 fruttifero, p. 556.
(391)	 I Racconti del Rodin si leggono nell'Arch. stor. napol., vol. IV; del poema Il Nicasio dette ampia notizia V. SPINAZZOLA, Gli avvenimenti del 1799 in Napoli (estr. dalla rivista Napoli nobilissima, VIII, 1899).
(392)	 Nelle Filiazioni dei rei di Stato, p. 36: "Giuseppe di Lorenzo, di Napoli, figlio di Alessandro, di anni ventidue circa, di statura piedi cinque, pulgate tre e linee tre, capelli castagno oscuri, fronte giusta, ciglie castagne, occhi torchini, naso giusto, barba sbana".
(393)	 Anno 1899, vol. XXIV, pp. 245-302. 
(394)	 J. CORDY JEAFFRESON, Lady Hamilton and Lord Nelson, II, 105-106.
(395)	 Delle opinioni politiche di Domenico Cirillo, nel periodico Lettere ed arti di Bologna, a. II, n. 17, 10 maggio 1890. 
(396)	 ARRIGHI, Saggio, III, 205 n.
(397)	 Questi fogli esistono nella biblioteca della Societ storica napoletana. Cfr. anche NARDINI, Mmoires, pp. 103-106. 
(398)	 Scrive il LOMONACO nel suo Rapporto: "Sempre eguale a s stesso, sempre semplice, giusto ed umano, si sforzava di medicare le ferite e le piaghe dello Stato, nel medesimo tempo che non trascurava di frequentare gli ospedali e gli asili dell'indigenza". 
(399)	 In Arch. stor. napol., VIII, 568-9.
(400)	 Non altrimenti giudicava il Cuoco: "Dotato di molti beni di fortuna, con un nome superiore all'invidia, amico della tranquillit e della pace, senza veruna ambizione, Cirillo  uno di quei pochi, pochi sempre, pochi in ogni luogo, che in mezzo ad una rivoluzione non amano che il bene pubblico" (Saggio,  L). Ecco poi ci che di lui si scrive nel Diario napol., nell'occasione della sua morte: "D. Domenico Cirillo il meno che sapeva era la medicina; il suo nome era conosciuto in tutta l'Europa, era il decoro poi dei medici, pulito, avvenente, decoroso, avea l'incesso e il tratto di un signore". 
(401)	 Difesa del Caracciolo, secondo i ricordi del luogotenente Parsons. - Del resto, pel Caracciolo si tratt di una vera e propria "soppressione". La regina scriveva il 19 giugno al Ruffo, insinuando a costui la necessit di metterlo a morte: "Fra i rei scellerati l'unico che desidererei non andasse in Francia  l'indegno Caracciolo: questo ingratissimo uomo conosce tutte le cale e buchi di Napoli e Sicilia, e potrebbe molto molestare, anzi mettere la sicurezza del Re in pericolo: cosa che mi fa temere" (in Arch. stor. nap., VIII, 575, cfr. 576). E il giorno dopo il Re faceva eco al sentimento della moglie (in DUMAS, Documenti, p. 255). A proposito del Caracciolo, un'importante testimonianza sul suo valore e la sua abilit militare si legge ora nei Souvenirs del generale MACDONALD, p. 70. 
(402)	 Cfr. CUOCO, Saggio,  XLIX.
(403)	 [Sembra, per altro, che gli procurasse dapprima qualche mitezza di trattamento, perch in un'altra lettera di lui in inglese, diretta al Nelson, in data del 14 luglio, si dice: "I am on board the S.t Sebastian, where I am treated as a prisoner at large by your kind orders"; ma in una susseguente, del 18 dello stesso mese, si lamenta di essere stato da tre giorni messo "in irons without any additional crime", e invoca di essere tolto dai ferri, come segno precursore del perdono, che spera di ottenere merc la protezione di Nelson. Queste due lettere, tratte dalle carte del Nelson (nn. 276, 334), che sono nel British Museum, vennero pubblicate da me nel 1909, in una strenna pel Capodanno, edita dal Di Giacomo].
(404)	 [Questa mia ipotesi finale sembra ricevere qualche conferma da una lettera della regina Carolina, di recente pubblicata, al marchese di Gallo, da Bagheria, 13 novembre '99, nella quale, annunziandosi la morte del Cirillo,  detto: "Cirillo a t justici. Il a t insolent jusqu'au bout" (Correspondance indite de Marie-Caroline avec le marquis de Gallo, ed. Weil et Di Somma Circello, Paris, 1911, II, 130). Cfr. anche in questo vol., p. 373 n.]
(405)	 Nicola Basti era un albanese di Calabria (probabilmente nato in San Nicola dell'Alto, provincia di Catanzaro, nel 1767, se  da identificarsi col "Nicola Bassi", di cui nelle Filiazioni dei rei di Stato, p. 64). Datosi agli stud delle lettere, nel 1791 faceva parte di un'accademia fondata da Antonio Ierocades, insieme con Giuseppe Abbamonti, Dionigi Pipino e altri, che furono poi giacobini e patrioti (cfr. Arch. Stor. nap., IV, 526). Era sotto processo come reo di Stato nel 1795 (cfr. Registro dei processi dell'inquisizione dei rei di Stato, ms. Soc. Stor. nap., f. 64 b); e nel 1797  segnato tra gl'imputati pei quali c'erano denunzie (ROSSI, Nuova luce, p. 200). Fu scarcerato il 25 luglio 1798 (cfr. Arch. stor. nap., XXIII, 815). Egli stesso allude (Lettere a N. Basti, ms. Soc. Stor. nap., f. 216) alla sua "triennale prigionia". Nella Repubblica fu "capo di bur" nel ministero di finanze; e nella reazione fu sfrattato dal regno (Fondo Ruggiero, f. 105). Esule in Francia, visse poveramente come insegnante di lingua e letteratura italiana; e, bibliofilo intelligente, tenne larga corrispondenza con letterati e bibliofili del tempo. Torn a Napoli per poco nel 1813 e nel 1828; e mor in Parigi, come si  detto, nel 1843. Nel ms. cit. di Lettere a Nicola Basti ve n'ha a lui dirette del Botta, del Biagioli, dell'Ugoni, del Lampredi, di Luigi Angeloni, di Gaspare Selvaggi, dello Scrofani, di Guglielmo Pepe, e di altri molti personaggi illustri o noti. Il Tommaseo, che lo conobbe, scrive di lui: "Il Basti  un vecchietto sordo ed onesto, da quarant'anni dimorante in Parigi, che con suoi risparmi si fece una scelta raccolta di libri italiani, e con questo lavoro all'Italia fa pi bene che non se tutta la vita fosse rimasto a scaldarsi al sole di Napoli. Cos Dio le umane vicende ordina ad onore di ciascun uomo e popolo" (Dizionario d'estetica, 3a ediz., Milano, Perelli, 1860, II, 38). Il Basti fu autore di buona parte del Grand dictionnaire franais-italien et italien-franais redig sur un plan entierement nouveau par J. PH. BARBERI, continu et termin par MM. BASTI et CERUTI (Parigi, Renouard, 1838-9): malamente incominciato dal Barberi e ottimamente terminato dal Basti, che era gran conoscitore di cose di lingua. Allorch si scriver il libro, augurato dal DEJOB (Un bel libro da fare, in Miscellanea D'Ancona, Firenze, 1901, pp. 133-143), sulla letteratura degli esuli italiani in Francia, il Basti offrir argomento a un capitolo, e le lettere a lui, che si conservano presso la nostra Societ storica, daranno un buon materiale. Una lettera dell'Angeloni del 1839 concerne il cambiamento di cognome fatto allora da Nicola Basti, dalla forma "Basti" in "Basta" (ms. cit., f. 62). 
(406)	 A questi documenti fece un accenno il RUGGIERO, nel suo Catalogo di una scelta biblioteca da vendere, Napoli, 1873, I, 131, II, 173: promettendone un elenco minuto, che poi non diede. Cfr. ivi anche pel Basti, I, 47. Del Basti provenne anche al Ruggiero quella Memoria di Amodio Ricciardi, che il Maresca pubblic da una copia trattane dal principe di Belmonte, nel vol. XIII (1888) dell'Archivio storico napoletano.
(407)	 Ringrazio cordialmente l'amico Augusto Franchetti, che ha aggiunto a questo scritto parecchie note, con notizie attinte ai documenti degli archiv francesi, da lui investigati per la parte che concerne la rivoluzione napoletana. 
(408)	 Relazione (in franc.) con la data del 15 ventoso (5 marzo) da Napoli, in A.R.C. DE SAINT-ALBIN, Championnet, 2.a ediz., Parigi, 1861, pp. 347-357, cfr. p. 348. 
(409)	 Storia d'Italia dal 1789 al 1814 nella sua integrit riprodotta, Prato, Giachetti, 1862, 1. XVI, p. 518: cfr. 1. XVII, p. 592.
(410)	 MACDONALD, Souvenirs, Parigi, 1892, p. 58.
(411)	 Brano ined. pubbl. nella Rivoluzione napoletana del 1799, Albo (Napoli, 1899), p. XXVII n.
(412)	 Brano di lettera in SAINT-ALBIN, op. cit., p. 191.
(413)	 SAINT-ALBIN, op. cit., docum., pp. 306-308; si veda nel presente vol., pp. 218-20, e cfr. p. 358.
(414)	 Archivio del Ministero degli affari esteri di Francia, Fonds de Naples, T. 128, pp. 198 e 201, e T. 124, p. 33. Il primo indicato  un disegno anonimo, forse dettato dal Mackau, dove si suggerisce d'invadere la penisola fino ad Ancona, dalla parte di Genova, e di proceder da Napoli alla Sicilia, che si sarebbe potuta conquistare con 10 o 12 mila uomini. Cfr. per altri documenti dello stesso genere SYBEL, Hist. de l'Europe pend. la Rv. (trad. Bousquet), I, 569 e seg.; Corresp. de Nap. I (ed. imp.), I, 55 e seg.; Franchetti, St. d'Italia dal 1189 al 1799, II, 3, p. 103, e III, 2, p. 105, e III, 2, p. 159 (in corso di stampa); BOUVIER, Bonaparte en Italie (III, 15 e 16), 163 e seg., 172 e seg. 
(415)	 SAINT-ALBIN, op. cit., docum., pp. 322-3.
(416)	 Letters and Despatches, III, 263, 267: cit. in FRANCHETTI, Storia d'Italia dopo il 1789, ed. Vallardi, annot., p. 410.
(417)	 Si veda il decreto del 18 piovoso, con cui s'istituiva la Deputazione, firmato dal Laubert e controfirmato dallo Championnet, in Proclami e sanzioni dei generali in capo Championnet e Macdonald, Napoli, A. Nobile, 1799, tomo II, parte I, pp. 96-7.
(418)	 Monitore napoletano, n. 5, 16 febbraio 1799. Il Panzini era nato il 30 dicembre 1739: cfr. intorno a lui G. DE SANCTIS, Ricordi storici di Mola di Bari, Napoli, 1880, p. 160. 
(419)	 Fondo Ruggiero, f. 20. Lettera a firma del Laubert, diretta al cittadino F. A. Ciaia, 13 piovoso (1 febbraio): "Il Governo provv., credendo necessario spedire in Parigi una Deputazione per manifestare al Direttorio della Repubblica Francese i sentimenti della pi viva riconoscenza per lo dono inestimabile della libert, che la Repubblica Napoletana ha gi ottenuta merc la generosit della gran Nazione Francese e il valore della sua invitta armata, ha prescelto voi, ecc.".
(420)	 Una copia originale con le firme autografe  in Fondo Ruggiero, ff. 24-27: ma si trovano gi stampate dal SAINT-ALBIN, op. cit., docum., pp. 331-38, dove per altro le sottoscrizioni non sono compiutamente n esattamente riferite.
(421)	 Il re di Napoli (dice il Paribelli in una sua memoria intorno allo Championnet, di cui parleremo pi oltre) "malgr tous les torts qu'il avait envers la Nation Franaise, ne manquait pas de protecteurs dans le sein du Directoire mme et parmi ses ministres mmes les plus influents, qui avaient lieu d'tre bien contents de la gnrosit avec laquelle la Cour de Sicile rcompensait leurs faveurs". I patriotti sospettavano specialmente del Talleyrand. 
(422)	 Si veda anche THIEBAULT, Mmoires, II, 450. Nove giorni prima dello sfratto, cio il 9 piovoso (29 gennaio 1799), il Faypoult scriveva al Direttorio: ".... Je redoute les suites de la nouvelle conqute. Le Gnral conquerant vient de se mettre en insurrection contre les arrts du Directoire, qui ont cr un Commissaire civil. Il vient de s'emparer de toute l'administration; il ne me reconnait plus.... Je suis rduit  rendre compte de tout ceci au Directoire, et  me retirer  Rome.... Le gnral Championnet a aussi proclam l'indpendance de la Rpublique Napolitaine. Voil une nouvelle difficult dans les combinaisons diplomatiques". Arch. degli affari esteri di Francia, Fonds de Naples, tomo 126 (A. VII), p. 79. - Il PARIBELLI, nel ms. citato, attribuisce esplicitamente allo Championnet l'intenzione di spingere il governo francese a riconoscere l'indipendenza del nuovo Stato napoletano, con l'invio della Deputazione, col far battere moneta, e con altri atti che impegnassero l'onore e la lealt francese. 
(423)	 Questi particolari sono ricavati da un diario del principe d'Angri, che  stato cortesemente messo a nostra disposizione dall'amico duca d'Eboli e principe d'Angri, FRANCESCO DORIA, senatore del regno.  intitolato: Viaggio da me fatto nell'anno 1799 fino all'anno.... [1801], e conta pp. 134. - Cfr. anche il passaporto del Ciaia, Fondo Ruggiero, ff. 28-9. 
(424)	 Da Roma, 1 ventoso, a. VII (Fondo Ruggiero, ff. 30-1).
(425)	 Da Milano, 12 ventoso, a. VII (ivi, ff. 31 bis-32).
(426)	 Da Roma, 2 ventoso, a. VII (ivi, f. 16).
(427)	 Souvenirs, p. 124. Cfr. FRANCHETTI, Macdonald secondo i suoi ricordi, e Macdonald e la Rep. nap., in Nuova Antologia, 1 giugno e 1 luglio 1892. - Altri esempi di dispregi, che giungevano fino al delitto, commessi dal Macdonald contro i napoletani durante la campagna di Spagna, sono narrati dal generale barone DESVERNOIS, Mmoires, ed. Dufourcq, Paris, 1898, pp. 399-402.
(428)	 Il messaggio diceva, tra le altre cose: "L'energie des patriotes napolitains, si longtemps comprime, s'tait ranime avec force...: runie  la clmence des vainqueurs, elle convertit en un saint enthousiasme pour la libert le fanatisme qu'on avait souffl dans le cur d'une multitude gare, et la Rpublique napolitaine est proclame". La chiusa del discorso del Garat era questa: "Matres un instant de l'Italie pour la rendre  jamais indpendante et libre, voyez quel accroissement d'influence et de puissance nous pouvons exercer sur le monde du haut de cette Pninsule.... Les Romains se servirent des avantages de cette situation pour ravager l'univers: les Franais s'en serviront pour en tre les bienfaiseurs". Un esemplare a stampa di questi atti si trova nel menzionato Archivio, Fonds de Naples, tomo 126 (A. VII), p. 84 e seg. Gli tiene dietro l'indirizzo scritto il 22 piovoso (10 febbraio) del Governo provvisorio della Repubblica napoletana au D. E. de la R. F., che incomincia: "C'est au nom d'un peuple longtemps enseveli....", accompagnato da una lettera al "Ministre des relations exterieurs". Ivi, p. 86 e seg. 
(429)	 Il decreto di espulsione del Faypoult e della Commissione civile, che  in data del 18 piovoso: cfr. Monitore, n. 4, 26 piovoso, 12 febbraio 1799. 
(430)	 Francesco Bassal, ex-curato demagogo, era stato dallo Championnet nominato, unico francese, dei venticinque del Provvisorio.
(431)	 Il general Bonnamy era capo dello stato maggiore dello Championnet. Fu autore della prima narrazione della campagna del 1798-9, col Coup d'oeil sur les oprations de le campagne de Naples, stampato a Berna, anno VIII. 
(432)	 S'intenda: i commissar civili e gli altri agenti.
(433)	 Il Faypoult coi suoi compagni.
(434)	 La presa di Sansevero ebbe luogo il 25 febbraio.
(435)	 Questo memoriale  pubblicato nel SAINT-ALBIN, op. cit., pp. 299-306. 
(436)	 Nella lettera diretta al Governo Provvisorio sul punto di partire, in data del 9 ventoso (27 febbraio): cfr. Monitore, n. 11, 19 ventoso, 9 marzo. 
(437)	 Pel De Renzis e pel De Filippis, La Rivoluzione napoletana del 1799, Albo, note 95 e 63.
(438)	 Nicola Celentani, con Lauberg ed altri pochi, era stato fondatore della prima Societ giacobina, e aveva preso parte alla celebre cena di Posilipo dell'agosto 1793, in cui ne fu stabilito lo statuto. Salvatosi con la fuga dal processo del 1794, il 10 novembre fu pronunziato contro di lui decreto di forgiudica (cfr. ROSSI, Nuova luce, pp. 55, 68, 74, 172). Si veda intorno a lui pi oltre,  IV.
(439)	 Fondo Ruggiero, ff. 33-35. 
(440)	 Su Ignazio Ciaia, oltre GIUSEPPE DEL RE, Ignazio Ciaia e le sue poesie, Napoli, 1860, si vedano gli scritti recenti di V. SPINAZZOLA, Gli avvenimenti del 1799 (estr. dalla Napoli nobiliss.), Napoli, 1899, pp. 131-137: L. PEPE, Ignazio Ciaia martire del 1799 e le sue poesie, Trani, 1899: A. FUSCO, Nella Colonia Sebezia, Benevento, 1901, pp. 69-101. - Aggiungo una notiziola bibliografica, sfuggita ai sullodati biografi e critici. Una poesia del Ciaia si trova gi stampata nella Raccolta di Poesie Repubblicane dei pi celebrati autori viventi, fatta da N. Storno Bolognini (Parigi, Galletti, anno VIII): cfr. RUGGIERO, Catalogo, II, 164. 
(441)	 Si veda sopra, p. 289.
(442)	 A proposito di Sant'Elmo narra il Paribelli: "Aprs la prise de Naples, pour ne pas blesser l'amour prope des Patriotes, qui s'en toient empars, Championnet consentit de les y continuer  faire rester (nel castello) en garnison sous le commandement du citoyen Arcovito; mais ensuite, ne se croyant pas en sret contre les mouvements populaires jusqu' ce qu'il n'et mis garnison franaise dans St. Elme, les remplaa par des Franais, et ce ne fut que dans ce moment qu'il crut vraiment achev la conqute de Naples" (Fondo Paribelli, f. 27).
(443)	 Si allude alla ribellione di Civitavecchia contro la Repubblica Romana. 
(444)	 Il medico Liborio Angelucci (1746-1811), fervido repubblicano, era tra i cinque consoli della Repubblica Romana.
(445)	 I genitori Michele Ciaia e Camilla Pepe. I Ciaia erano di Fasano (prov. di Bari). 
(446)	 Maria Vittoria era la sorella, che aveva sposato un Francesco Colucci-Latilla (cfr. PEPE, op. cit., p. 76); Margherita dev'essere la Margherita Fasulo, sorella di Nicola, capo del comitato patriottico nel gennaio '99 e giustiziato poi nella reazione. Intorno a Margherita, eroica donna, si veda nel  V. 
(447)	 Fondo Ruggiero, ff. 37-40. 
(448)	 Il Carafa giunse a Barletta con la legione napoletana il 17 marzo, per congiungersi col Broussier. Lo Schipani faceva affiggere il 13 marzo un proclama per l'arrolamento della sua legione bruzia: cfr. DE NICOLA, Diario napoletano, I, 78.
(449)	 Cesare Paribelli: si veda  III.
(450)	 Fondo Ruggiero, ff. 41-42.
(451)	 Questa lettera  senza data, ma da tutto il contesto, e in ispecie dalla menzione del decreto del Macdonald, si ricava che fu scritta ai primi dell'aprile '99. 
(452)	 Il decreto del Macdonald  in data del 7 germile (27 marzo): cfr. intorno ad esso DE NICOLA, Diario napoletano, sotto il 2 aprile (I, 95). Nei conflitti resi acuti da questo decreto, ebbe luogo la celebre invettiva del Manthon, per la quale, oltre il Colletta e il De Nicola, cfr. F. MASCI, Gabriele Manthon, Casalbordino, 1900, p. 39. 
(453)	 Fondo Ruggiero, ff. 53-54. Sembra che alla lettera manchino alcune pagine. 
(454)	 L'Abrial giunse a Napoli negli ultimi giorni del marzo: cfr. sotto la data del 30 marzo, DE NICOLA, Diario, I, 92.
(455)	 La congiura detta dei Baccher: si veda la monografia, che  in questo vol., p. 118 sgg. 
(456)	 Il D'AYALA che conobbe questa e la precedente lettera di Ignazio Ciaia al fratello, non si sa perch non ne stampi altro che il brano da "i nostri genitori sono vivi ecc." fino a "Le tre sorelle ti salutano e con me ti abbracciano" e questo brano stesso con parecchie omissioni. Cfr. Vite degli Italiani... uccisi dal carnefice, Roma, 1883, pp. 162-3. - Pei fatti, ai quali si allude nella chiusa di questa lettera, cfr. PEPE, op. cit., pp. 64-68. "Peppa" era la sorella Giuseppa, che spos un Caprioli: "casa Colucci", la casa del cognato, marito dell'altra sorella Vittoria. 
(457)	 Fondo Ruggiero, ff. 77-79.
(458)	 Anche questa lettera  senza data; ma si pu con sicurezza datarla dell'8 o 9 aprile '99.
(459)	 I fatti di Andria e di Trani accaddero il 23 marzo e il l.o aprile.
(460)	 Lo Schipani ebbe poi il 14 aprile l'infelice combattimento con le genti dello Sciarpa alla Castelluccia.
(461)	 Felice Bodard "Faypoult fut remplac par un Felix Bodard, qui prit son role en prenant sa place et continua lgalement le systme des remises et des profits, qui s'levrnt pour la commission  deux millions et demi..." (THIEBAULT, Mmoires, II, 492-3). 
(462)	 Il Faypoult fu poi prefetto con Bonaparte, ministro delle finanze in Ispagna con re Giuseppe, e prefetto di nuovo nei cento giorni. Sembra che personalmente fosse onesto; e morendo, nel 1817, non lasci nessuna ricchezza. 
(463)	 In data del 19 germile (8 aprile)  un attestato a stampa a favore del Jullien e della sua irreprensibile condotta verso il popolo napoletano, firmato dal Manthon, dal Paribelli, dall'Albanese, da I. Ciaia, e dall'Abbamonti come Presidente (Fondo Paribelli, ff. 6-7).
(464)	 L'Arcambal era stato ministro della guerra e della marina nella Repubblica napoletana.
(465)	 La squadra inglese comparve a vista di Napoli il 2 aprile.
(466)	 Vincenzo Porta, Raffaele Doria, Vincenzo Bruno, Domenico di Gennaro, Diego Pignatelli del Vaglio, e Cesare Paribelli.
(467)	 Luigi Medici, il principe di Colubrano Francesco Carafa, il principe di Sant'Angelo Imperiale. Erano tutti di dubbia fede repubblicana. 
(468)	 Il decreto del Macdonald del 4 germile (24 marzo), che aggregava Benevento e il suo territorio alla Repubblica Francese: cfr. Monitore, n. 16, 13 germile, 2 aprile. 
(469)	 Fondo Ruggiero, ff. 94-95.
(470)	 Fondo Ruggiero ff. 43-4.
(471)	 Ivi, ff. 45-6.
(472)	 Ivi, ff. 47-8. 
(473)	 Ivi, ff. 48-51.
(474)	 Ivi, ff. 96-105.
(475)	 Ivi, ff. 55-60.
(476)	 Ivi, ff. 74-6. Tra le stesse carte si trova l'opuscolo a stampa del Faypoult: Coup d'oeil sur la conduite du Gnral Championnet et sur les dilapidations commises en Italie (ivi, ff. 61-73).
(477)	 Fondo Ruggiero f. 53 bis,  un foglietto di appunti, inviati in una lettera al Ciaia, che dice: "Pu mettersi molti sospetti del generale Macdonald: molta durezza, avarizia, aristocrazia; tratta con gl'Inglesi e nulla ne fa sapere al Governo: commettono essi delle cose contra nostri, riceve e manda parlamentari e non usa rappresaglia nemmeno coi prigionieri del cotter mandato a fomentare insorgenze nelle provincie e nella capitale:  disgustato del Governo e lo avvilisce, favorisce i baroni e ne riceve danaro. Cerca screditarci presso il Direttorio per tradirci: dice ci abbia scritto al Direttorio, essere noi indegni della libert, per venderci, e dice che la Corte tenga agenti cost per comprarci. Opporsi a tutti i maneggi. Tra breve, avr una persona fidata: saprete le nostre angustie e le nostre intenzioni".
(478)	 Fondo Paribelli, f. 41. Dall'aprile 1786 era stato vicer di Sicilia Francesco d'Aquino principe di Caramanica, succeduto al celebre marchese Domenico Caracciolo, l'amico degli enciclopedisti.
(479)	 Archivio di Stato di Napoli. Sezione politica. Ramo Guerra. Riviste militari, vol. 202, parte II. 
(480)	 Ivi: cfr. anche Ramo Guerra, Reali Ordini, vol. 7., fol. 225.
(481)	 Riviste militari, vol. 203. Nota marginale alla Rivista del 13 dicembre 1793: cfr. Reali Ordini, vol. 77, fol. 76; dove per, per errore, si segna la data del 1792. [Sembra che fosse denunciato dall'ufficiale di marina Francesco de Simone, che poi anche lui prese servigio nella Repubblica e combatt sotto il Caracciolo: cfr. SANSONE, Gli avvenimenti del 1799, p. 329, dove per errore si legge "Parchelli".]
(482)	 Riviste militari dal 1793 al 1799, voll. 203 e 204, dove accanto al suo nome  segnato: "in arresto a Messina", o semplicemente: "preso". [Un francese, tal Nicola Marcha, era accusato di avere, prima del 1799, cospirato contro la monarchia, "pagando i Giacobini, e mandando e confabulando col reo di Stato Cesare Paribelli, detenuto allora in Sant'Elmo": SANSONE, op. cit., p. 280.] 
(483)	 Dizionario biografico universale, edito dal Passigli (Firenze, 1840), sub nom.
(484)	 Fondo Paribelli, ff. 40-1.
(485)	 Corrispondenza pubblicata da G. M. BONOMI, Il Castello di Cavernago e i conti Martinengo Colleoni, Bergamo, 1884, pp. 503-4. Di questi ed altri documenti, concernenti il Paribelli, dovette avere notizia anche CESARE CANT, Corrispondenza di diplomatici della Repubblica e del Regno d'Italia (Milano, 1884), che a p. 19, parlando del soggiorno del Martinengo a Napoli, scrive le seguenti parole, degne del suo strano cervello: "A lui ricorrono i molti prigionieri di Stato, fra cui il noto colonnello Paribelli di Sondrio, i quali denunziano delle spie, e cos (!) essi stessi fanno la spia(!)".
(486)	 Nelle Riviste militari, vol. 204: rivista del 23 germile (12 aprile),  di nuovo segnato come secondo tenente del l.o reggimento Esteri.
(487)	 "Napoli il d 20 germinale (9 aprile) anno VII. - Il Comitato centrale al cittadino Cesare Paribelli. - Si  proposta in seduta generale la vostra dimissione, che avete domandata. Se fosse stato possibile di non accordarvela, certamente il governo non avrebbe permesso mai di perdere dal numero dei suoi membri un cittadino, di cui per lo sperimentato zelo, e per la sua troppa conosciuta probit, poteva la nazione far gran capitale. Ma, poich non  permesso di violentare la volont di alcuno, mossa certamente da necessarie circostanze, il governo vi accorda, cittadino, il permesso di potervi ritirare dalle vostre funzioni. Voi non lascerete, secondo il vostro fortissimo attaccamento che sempre avete dimostrato per la nostra repubblica, di ricordare di ritornare, ove il crediate confacente alle vostre circostanze, in questa nostra repubblica, la quale non dimenticher mai i servigi che le avete prestati. Salute e fratellanza - ABAMONTE Pres., ALBANESE per il Segr.o - J'ai reu la dmission qui m'a t volontairement donne par le citoyen Paribelli, membre du gouvernement provisoire  Naples le 20 germinal an 7 de la Rpublique franaise. - La Commission du Gouvernement franais dans les tats Napolitains. ABRIAL". (Fondo Paribelli, f. 6). 
(488)	 Fondo Paribelli, f. 8.
(489)	 Fondo Ruggiero, f. 88. - Anche Carlo Botta, rappresentante del Piemonte a Parigi, ebbe nel giugno '99 ordine di partire dal ministro di polizia Duval: ordine al quale egli si oppose, e che non ebbe poi sguito per le mutazioni avvenute nel Direttorio il 30 pratile (si vedano le Lettere inedite di lui, ed. Pavesio, Faenza, 1875, pp. 142-5). 
(490)	 PRINCIPE D'ANGRI, Viaggio da me fatto, ecc., ms. cit., pp. 39-40.
(491)	 I registri di corrispondenza del Macdonald si conservano negli Archives historiques del Ministero della Guerra in Parigi: cfr. Souvenirs p. 60 n. 
(492)	 PRINCIPE D'ANGRI, Viaggio pp. 42-3.
(493)	 A Genova era riparato il principe d'Angri, e v'era giunto da Milano il 6 fiorile (25 aprile). "Qui  il rifugio di tutti li forestieri (scrive in una lettera a F. S. Ciaia del 15 pratile, 3 giugno): siamo molti napoletani, e l'altro giorno arriv qui Giuseppe Serra di Cassano per ministro di quella Repubblica. Panzini e Sciret sono partiti per Napoli fin dal giorno 17 floral, ma ai 4 prairial ebbi una di loro lettera da Livorno, ove erano giunti il giorno avanti dopo essere sequestrati per quasi un mese in una spiaggia; gli ho rimesso la vostra lettera. Questa mattina si vede la flotta francese: ci giova sperare che vogliano finire i mali della sventurata Italia" (Fondo Ruggiero, f. 80). Cfr. Viaggio cit., p. 49. 
(494)	 Il cittadino Vincenzo Dandolo era un antico farmacista di Venezia, ardente e sincero fautore dei francesi; ebbe molta parte nella "democratizzazione" della Repubblica di S. Marco, e fu quindi del "Comitato di salute pubblica", eletto dal "Nuovo magistrato comunale", il 16 maggio 1797. Fece ogni sforzo per salvare l'indipendenza di Venezia, anche dopo la pace di Campoformio; e mandato con lo Spada a Parigi, il 27 ottobre, a portare il voto cittadino per la libert, venne costretto a tornare indietro dal Bonaparte, che, avutolo a s, in Milano lo accolse con violenti rimproveri: ma egli li ribatt con dignit e con fermezza, tanto che la sua disperata eloquenza commosse fino alle lacrime il Generalissimo corso. Il quale (secondo il Marmont, presente alla scena) non solo non gliene serb rancore, ma per lui dimostr, da quel giorno, singolare predilezione. Infatti, volendo introdurre subito una dozzina di fuorusciti veneziani nel corpo legislativo della Cisalpina, aggiunse di suo pugno alla lista il nome del Dandolo; nel 1806 lo cre governatore della Dalmazia, col titolo antico di "Provveditor generale" ed ancora conte, senatore, membro dell'Istituto, ecc. - MARMONT, Mmoires, I. 188; ROMANIN, St. doc. di Venezia, X, 186-192, 269 e seg., 299 e sgg.; FRANCHETTI, Storia d'Italia dal 1789 al 1799 (IV, 16 e 24), 257, 285 e segg. 
(495)	 Sul D'Agnese, La Rivol. Nap. del 99, Albo, nota 77.
(496)	 Pei primi tre, si veda sopra, p. 307. - Ricciardi, forse Francesco Ricciardi, che fu poi ministro di giustizia nel Decennio.
(497)	 Giuseppe Maria Galanti, autore della Descrizione del regno delle due Sicilie e di altre opere storiche ed economiche pregevolissime, riusc a schermirsi dal prendere parte al governo repubblicano. Sono da leggere sul proposito le sue inedite Memorie, che si conservano presso il signor Vincenzo Galanti, suo discendente. 
(498)	 Pel Laubert, si veda sopra, pp. 210-18.
(499)	 Il letterato Giuseppe Cestari fu nominato dei venticinque del Provvisorio nel febbraio; cfr. Monitore, n. 5, 28 piovoso, 16 febbraio. In un Compendio storico della rivoluzione e controrivoluzione di Napoli del cittadino FABRIZIO DE' FABRICIIS, ms. della Societ storica napoletana, anche proveniente dal Ruggiero, si legge che il Cestari fu tra i primissimi giacobini napoletani, e che alla venuta della squadra francese nel 1792 "invit ad una colezione in casa sua il viceammiraglio Latouche, il quale, essendovisi portato in compagnia di parecchi dei suoi, vi trov una scelta societ dei pi bravi patrioti napoletani: si stette allegramente, e si mangi, e si bevve alla Libert". Fu ucciso il 13 giugno, combattendo contro le orde del Ruffo.
(500)	 L'avv. Domenico Bisceglie, dei venticinque del Provvisorio, gi processato prima del '99, fu poi giustiziato nella reazione il 28 novembre.
(501)	 Sul Rotondo e le accuse mossegli, Cuoco, Saggio storico e. XXII. Fu giustiziato il 30 settembre.
(502)	 L'avv. Nicola Fasulo tra i pi caldi e benemeriti patrioti napoletani, giustiziato poi il 29 agosto '99. Allorch il Medici fu sospettato dalla corte (narra il ms. citato del DE' FABRICIIS), "un tal Michele Perier, francese, offerse al Fasulo a nome della Regina la toga, qualora avesse Medici denunziato. L'avv. Fasulo, qual uomo di onore, ne intese offesa, e, recatosi nella segreteria di Acton, coraggiosamente gli disse che la sua casa era assediata da una turba di emissar, che tentavano di sedurlo; ch'egli rinunziava alla toga, allorch la dovea avere a prezzo s vile; ma conosceva bene che quell'era un intrigo ministeriale per perdere un magistrato d'onore qual era Medici. ''Intrigo ministeriale! (col veleno sulle labbra rispose Acton). Badi bene, signor Fasulo, che di questa parola Lei mi dar conto.'' Di fatti, la notte de' 27 febbraio (1795) furono per ordine del re arrestati e tradotti in orridi ergastoli Luigi de Medici, l'avv. Fasulo ed altri amici loro al numero di quattordici, tra i quali il padre abate don Emmanuele Caputo, benedettino, l'avv. Saponara e Giuseppe Danieli, segretario della Cassa Sagra".
(503)	 Per la legge sui feudi, CUOCO, Saggio, cap. XXIV.
(504)	 Francesco Salfi: per la sua presidenza della Societ patriottica si veda il NARDINI, Mmoires pp. 121-6, dove per errore  detto: "Antonio Salfo". 
(505)	 Le Discours de la servitude volontaire, ou le Contre un di Etienne de la Botie (1530-1563), fatto celebre dall'amicizia del Montaigne.
(506)	 Qui termina la lettera del Paribelli. Il poscritto, che segue d'altro carattere,  del Celentani.
(507)	 Fondo Ruggiero, ff. 82-87.
(508)	 Tra i primi che le espresse fu il napoletano Matteo Galdi, esule del 1794 ed autore nel 1796 del libro: Sulla necessit di stabilire una Repubblica in Italia. - Si vedano per la storia dell'idea unitaria: A. FRANCHETTI, Storia d'Italia dopo il 1789, pp. 397-408; D'ANCONA, Unit e Federazione, stud retrospettivi, 1792-1814, in Variet storiche e letterarie, II, pp. 299-347; FRANCHETTI, Dell'unit italiana nel 1799, in Nuova Antologia, 1 aprile 1890; C. TIVARONI, L'Italia durante il dominio francese, Torino, 1889, II, 450-466; FRANCHETTI, Storia moderna d'Italia (in corso di stampa), pp. 39-41; [S. PIVANO, Il concetto dell'unit italiana nel 1796, estr. dall'Arch. stor. italiano, 1911]. 
(509)	 Cfr. BOTTA, Storia d'Italia dal 1789 al 1814, 1. XVIII, pp. 632-6. 
(510)	 Qui il Botta sembra confondere, giacch il Paribelli mosse da Napoli; ma pu darsi che, prima di recarsi a Genova, si spingesse in Romagna e nella Lombardia. 
(511)	 BOTTA, op. cit., l. XIV, pp. 465-6.
(512)	 Fondo Paribelli, ff. 12-13. Un'altra copia in francese, ff. 44-47. In quest'ultima si legge nell'intitolazione: "Adresse etc. presente au tems des revers des Armes Franaises en Italie  aprs la journe du mois de Juin 1799, la dernire arrive en faveur des principes rpublicains. L'auteur l'a redige  Gnes, et l'a faite signer de la plus part des patriotes Italiens qui s'y trouvaient, et l'a presente personnellement  Paris". Per isfortuna, n in questa n nella copia italiana, sono trascritte le firme.
(513)	  in SAINT-ALBIN, op. cit., docum., pp. 357-362.
(514)	 Fondo Ruggiero ff. 137-157. Giova riferirne integralmente le ultime pagine: 
"Tout l'an 6 et tout l'an 7 se passa donc de manire que le Directoire se trouva entre deux sortes d'oppositions contraires: 
Les restes de Clichy d'un ct avec les emigrs, les prtres refractaires que le gouvernement thermidorien enclouait, dportait, mitrallait, fusillait. 
Les rpublicains, qui'il destituait, qu'il dcimait, qu'il empechait d'entrer dans le Corps legislatif.
Cet ignorant gouvernement ne savait pas qu'un gouvernement s'croule quand il y a deux partis d'opposition contraires contre lui, car alors il demeure isol et dnu de ses apuis. 
Il se croyait appuy des puissances etrangres qui le trahissaient: elles exigeaient le retour aux anciens limites, la chute des nouvelles rpubliques; le vil Directoire y consentait. Tout  coup, les restes de Clichy ou les royalistes de 1788, la royaut d'Espagne se rveillent d'un ct contre la royaut d'Orlans, d'un autre ct les rpublicains se runissent, l'ennemi et le danger approche: les rpublicains s'emparent de la rvolution, et Merlin et Revillire sont prcipits du trone dictatorial.
Quelles sont les suites de cettes journe? Elles seront ncessairement les oscillations d'un mouvement imprim contre le parti d'Orlans par deux partis contraires; la rpublique toujours en minorit et dteste des royalistes de 1788, unis cette fois au rpublicains pour la premire fois contre les Orlanistes, sera triomphante si elle ne commet pas les fautes que Merlin d'une part avec Talleyrand, en place ou hors de place, lui feront commettre, ainsi que Clichy.
Quant au pauvre Clichy, qui s'tait uni au rpublicains contre d'Orlans parce qu'il esprait tout des Russes et qu'il croyait que la journe serait pour son profit, le pauvre Clichy fait la paix en ce moment-ci avec Merlin et son parti.
Et alors le Gouvernement actuel va se trouver assailli par la double opposition royale:
1. de Clichy royaliste de 1788 unie 
2. d'Orlans, qui est son ennemie jure.
Et comme mon ouvrage et la nature dmontrent que deux oppositions contraires dtruisent un gouvernement:
Le gouvernement rpublicain peut dans quelque tems d'ici dprir par cette simultane opposition, alors surtout que les royalistes s'empareront de la libert de la Presse.
Resultat - Naples et la Rpublique.
De tout ceci il rsulte:
1. Que la Rpublique Napolitaine n'a aucune sorte d'lments miscibles avec Clichy: il est l'ennemi des rpubliques, il tait l'ennemi de Bonaparte.
2. Il rsulte que Naples rpublique n'a aucune miscibilit avec Thermidor, qui n'en a voulu qu' son or, parce que Thermidor, voulant une royaut orlaniste, ne peut vouloir fonder en Italie des rpubliques.
3. Il rsulte que Naples ne peut avoir des intrts rels qu'avec la Rpublique; car elle seule peut vouloir crer des gouvernements analogues.
4. Il rsulte que Naples peut avoir des intrts avec la faction Barras espagnole; mais c'est entre Naples royaliste et la France royaliste et espagnolise.
Il rsulte, enfin, que dans le concours des brigands de Faypoult et de Championnet rpublicain, celui ci a du tre enchain par Thermidor et delivr par le nouveau Directoire; et viceversa pour Faypoult".
(515)	 Fondo Ruggiero, ff. 106-7.
(516)	 BOTTA, Storia, l. XVIII, p. 620.
(517)	 Fondo Paribelli, ff. 29, 30, 32.
(518)	 Lettere inedite, ed. Pavesio, pp. 164-66. L'edit. stampa: "Paribelli e Gioia"; ma ci sembra evidente che debba leggersi "e Ciaia", che era l'inseparabile compagno dell'altro. 
(519)	  stampata in C. DIONISOTTI, Vita di Carlo Botta, Torino, 1867, pp. 509-512. 
(520)	 DIONISOTTI, op. cit., pp. 507-8.
(521)	 SAINT-ALBIN, op. cit., docum., pp. 362-370.
(522)	 BOTTA, Storia, l. XVIII, p. 592; cfr. l. XVI, pp. 559-61.
(523)	 Fondo Paribelli, ff. 28-9. 
(524)	 Ivi, f. 28.
(525)	 Lettere allo Championnet, senza data (Fondo Paribelli, ff. 81-2). 
(526)	 Ivi, f. 33. 
(527)	 Fondo Paribelli, f. 47.
(528)	 Ivi, ff. 40-1. 
(529)	 Ivi, ff. 57-8. 
(530)	 Ivi, ff. 49-50. 
(531)	 Fondo Paribelli, f. 18.
(532)	 Ivi, f. 50. 
(533)	 Ivi, ff. 8-9. 
(534)	 Ivi, f. 37. 
(535)	 BOTTA, Storia d'Italia dal 1789 al 1814, l. XVI, ed. cit., pp. 559-561. 
(536)	 Elenchi e ricevute di sussidi in Fondo Ruggiero, ff. 197-299. Di altri elenchi simili, che si conservano tra le carte di Andrea Valiante, il quale col grado di capo di brigata reggeva il deposito degli emigrati italiani in Tolone, d notizia ALFONSO PERRELLA, L'anno 1799 nella provincia di Campobasso, Caserta, 1900, pp. 517-544. Erano in Marsiglia il 30 ventoso a. VIII (21 marzo 1800) 548 esuli napoletani sussidiati. Con questi elenchi si possono fissare alcune date biografiche. Tra gli arrivati il 28 ventoso a. VIII (19 marzo 1800) sono segnati Gabriele Pepe, Giovanni Bausan, Lorenzo de Montemayor, Oronzo de Donno; tra gli arrivati il 15 fiorile (5 maggio 1800), Vincenzo Cuoco. 
(537)	 Fondo Paribelli, f. 28.
(538)	 Ivi, ff. 32-3. Allo Championnet il Paribelli dava notizia della sorte dei loro comuni amici di Napoli. In una lettera gli diceva ch'erano periti per mano del carnefice il Caracciolo, "et le brave Vitaliani, le mme qui combattit  votre ct au moment de votre entre triomphante dans Naples, et dont le frre avoit subi le mme sort durant la premire perscution royale" (ivi, f. 28). Il Paribelli s'interpose anche presso lo Championnet a favore dei patrioti italiani dimoranti in Grenoble, ch'erano stati accusati "d'aver presentato un piano di costituzione e d'aver fatto altre mozioni sediziose in una pretesa Societ patriottica italiana in Grenoble, come anche di aver accusato e proscritto i membri del Direttorio cisalpino, che si trovava a Chambry". Il Serbelloni, in nome di questo, ne aveva mosso lamento al presidente del Direttorio francese, che minacciava perci provvedimenti severi (ivi, f. 31).
(539)	 Fondo Paribelli, f. 9. 
(540)	 Ivi, f. 9.
(541)	 Fondo Paribelli, f. 37. Menzionava tra gli ufficiali da impiegare il capitano di fregata Tommaso Montanari, e l'aspirante di l.a classe Michele Starazio.
(542)	 Sul generale Giuseppe Lechi si veda A. LUMBROSO, Il generale d'armata Teodoro Lechi di Brescia e la sua famiglia, in Rivista storica del Risorgimento italiano (Torino), 1898.
(543)	 Fondo Paribelli, ff. 10-11. -  da vedere tra le carte del Valiante la nota, in data del 22 fiorile a. VIII (12 maggio 1800), dei "rifugiati militari giunti da Napoli, i quali hanno dichiarato di voler continuare la carriera delle armi per difendere la patria, e di esser pronti ad andare al campo di organizzazione che sar loro indicato". 
(544)	 Ivi, f. 9. 
(545)	 Ivi, f. 36.
(546)	 Fondo Paribelli, ff. 84-5. 
(547)	 Ivi, ff. 37-39.
(548)	 Ecco la supplica: "S'il est vrai que la France soit la mtropole de la Rpublique des lettres, ceux qui par leurs travaux peuvent se flatter d'avoir acquis quelque nom dans cette Rpublique, doivent avoir des titres speciaux  la bienfaisance de cette Nation grande et gnreuse, qui cultive les sciences avec tant de succs et protge leurs sectateurs avec tant de libralit. 
Plus de trente volumes sur diffrentes matires, dont douze existans mme dans la Bibliothque Nationale de Paris, courrant l'Europe avec mon nom, et non sans quelque succs, m'ont acquis un rang quelconque parmi les cultivateurs des lettres et sous ce rapport m'ont constitu votre confrre. Souffrirez-vous donc qu'avec cette qualit je prisse, faute des moyens de subsistance en France, et pendant qu'elle est gouverne par vous? 
Mon ge au del de soixante cinq ans, mes malheurs, mon injuste proscription, la place de Legislateur que j'ai occupe pendant la courte existence de la Rpublique napolitaine, et celle de scrtaire de l'Acadmie des sciences que j'ai remplie l'espace de seize ans sous le gouvernement du Roy, avaient dtermin votre illustre frre Lucien  m'accorder une pension de 100 francs par mois sur les fonds du Ministre de l'lnterieur: son successeur, quoique mon confrre lui-mme, a jug  propos de me retirer ce secours et m'a plong dans cette saison rigide dans l'tat du dnuement le plus complet. 
Je vous supplie donc trs humblement de vouloir bien venir  mon secours en ordonnant que cette pension me soit continue jusqu'au printems prochain, afin que je ne prisse point de misre sous vos yeux avant que la saison puisse permettre  un vieillard valtudinaire comme moi de se traner jusqu'en Italie" (Fondo Paribelli, ff. 71-2).
(549)	 La Belmonte prima del 1799 era un'arrabbiata "realista": e parecchi aneddoti intorno a lei si leggono nel cit. ms. del DE FABRICIIS. In una sua lettera al Ciaia si lamenta di non aver allora ricevuto il sussidio, e dice: "Se ci  chi abbia fatto de' sacrifizi, sono io; e se mi vedono andare in carrozza non  l'effetto dell'opulenza (che manco di tutto), ma di una lunga abitudine, che la mia et e la mia salute non mi permette di ommettere: so che ci sono alcuni napoletani, che cercan farmi del male, come ne ho le pruove... so che nel mio paese, ove avevo dell'influenza, ho fatto bene a tutti: questo mi rende contenta, e, malgrado la loro ingiustizia, se fossi nel caso, gli farei ancora del bene, e mi vendicherei colla beneficenza", ecc. ecc. (Fondo Ruggiero, ff. 306-7). Ivi anche (ff. 382-5) sono altre lettere di una dama, che crediamo la duchessa di Capracotta. 
(550)	 Fondo Paribelli, f. 11
(551)	 Sul Mjan si veda lo scritto del BERTAUX, in Arch. stor. nap., XXIV, 478-484. 
(552)	 Fondo Paribelli, f. 14. 
(553)	 Ivi, ff. 15-27. 
(554)	 Il MACDONALD, anche nei Souvenirs, p. 82, giudica severamente la capitolazione di Sant'Elmo.
(555)	 A ci si allude anche in un poscritto della lettera del Boquet al Paribelli: "Les malheureux, qui forment le restant de la famille Piatti, viennent d'envoyer leurs rclamation au Conseil d'administration de notre Demi-Brigade et auprs le Ministre de la guerre, pour ce qui leur est du. Je vous engage  conseiller  la veuve Agnese d'en faire autant".
(556)	 Era fra costoro l'Agresti, ritiratosi con settantadue patrioti superstiti dal posto di Capodimonte sopra Sant'Elmo.
(557)	 Circa lo stesso tempo veniva pubblicato contro il Mjan il Rapporto al cittadino Carnot di Francesco Lomonaco, altro esule napoletano.
(558)	 Fondo Paribelli, f. 54. 
(559)	 Fondo Paribelli, f. 52, cfr. f. 74. 
(560)	 Fondo Paribelli, f. 51. 
(561)	 Ivi, ff. 156-171. 
(562)	 Fondo Paribelli, ff. 58-62.
(563)	 Fondo Paribelli, f. 64. In uno scritto del Paribelli sulla corte di Napoli si racconta che il barone di Tillemont, ambasciatore di re Luigi XVI a Napoli, non avendo voluto giurare la costituzione del 1791, fu destituito; ma Maria Carolina "logea toute sa famille dans une maison de pertinence royale et donna de l'emploi dans les troupes aux enfants et des pensions trs gnreuses au pre et  la mre jusqu' ce que le crdit de cette famille ayant donn de l'ombrage  Acton, il la fit chsser de Naples, o elle ne fut rappelle que quand l'vque d'Autun entra au Ministre des rlations extrieures en France. Alors on lui dpcha un courrier extraordinaire  Vienne pour l'inviter  retourner  Naples, o les deux baronets sont colonnels et se battirent contre les franais, la mre est dame de la cour de la Reine avec seize mille francs d'appointement par an, ayant t dclare telle sur les vaisseaux anglais au moment de la fuite, et le baron jouit d'une pension annuelle de vingt-quattre milles francs". (Fondo Paribelli f. 147). 
(564)	 Fondo Paribelli, ff. 76-80. 
(565)	 Ivi, ff. 81-127 
(566)	 Fondo Paribelli, f. 100. A f. 104 si conferma che il Cirillo ricus la grazia, offertagli a patto di firmare una domanda al Re. A f. 103 si legge, a proposito dell'iniquo procedere della Giunta di Stato, quest'aneddoto concernente Mario Pagano: "Ce fut dans une de ces occasions que le clbre philosophe et jurisconsulte Mario Pagano, auteur des 'Essais politiques', des 'Rflexions sur le procs criminal et de plusieurs autres ouvrages estims, pronona ce grand mot, qui honorera sa sagesse et sa constance. Lorsque le monstre Speciale voulait l'empcher de demontrer son innocence, il lui dit: 'Tout est inutile: ta tte est dvoue  la mort; la Cour t'abhorre, et le Peuple la veut'. Ce hros rpondit avec le sang froid de Socrate: 'Le peuple est maintenant gar; mais je mourrais content si ce peuple avait une volont, qui put en imposer  ses magistrats'".
(567)	 Fondo Paribelli, f. 65.
(568)	 Fondo Paribelli, f. 66. Cfr. Fondo Ruggiero, ff. 311-4.
(569)	 Ivi, ff. 67-8.
(570)	 Fondo Paribelli, ff. 68-9.
(571)	 Ivi, ff. 69-70.
(572)	 Fondo Ruggiero, ff. 126-7 
(573)	 Dobbiamo queste notizie al sacerdote Giuseppe Sampietro di Fasano, che le ha attinte dal signor Angelo Basile, ultimo superstite dei cinque figliastri del Ciaia.
(574)	 Fondo Ruggiero, ff. 315-20. Nella lettera del 18 settembre 1802 raccontava di avere riveduto in Svizzera il loro "sventurato amico Giuseppe Piatti", e in Ginevra "lo scopritore della quadratura del circolo, Gaetano Rossi, che mi fece ridere a crepare". Mandava saluti alla duchessa di Capracotta, al "buon Cassano", all'amica Margherita (Fasulo), al Battiloro, al Jullien e a tutta la famiglia di lui; e cos via. In un'altra lettera del 27 ottobre 1802 parlava "dell'amabile sua cugina e del bravo amico Imbonati", di Titta Mastelloni e di Atimonelli. 
(575)	 Giuseppe Poerio (1775-1843), dipoi consigliere di Stato sotto il Murat, deputato nel 1820-1, deportato in Austria nel 1821, celebre avvocato, e padre di Alessandro e Carlo Poerio: si veda la biografia che quest'ultimo scrisse del padre, in Commemorazione di giureconsulti napoletani (Napoli, Morano, 1882).
(576)	 Da alcune carte del Moliterno, donate alla Biblioteca della Societ storica napoletana dalla signora marchesa di Niquesa Gentile Pignatelli, pronipote del Moliterno. Sono ora legate in un volume, segnato XXIV. A. 18. 
(577)	 Era figlio di Giambattista, principe di Moliterno e Marsiconovo, e di una Luisa o Elena D'Avalos. 
(578)	 Ne narr la storia ANDREA DE ANGELIS "Un antico uffiziale d'artiglieria", La cavalleria napoletana nell'alta Italia dal 1794 al 1796 (estr. dall'Antologia militare, diretta dal capitano A. Ulloa, 1836). 
(579)	 Dovette essere divulgato per le stampe, perch ne ho trovato cenno nel Cuoco e in altri scrittori del tempo; ma la stampa  irreperibile. L'autografo  nel ms. citato.
(580)	 Si legge ms., insieme con la traduzione tedesca, nel citato volume. 
(581)	 Saggio storico,  XIV, nota. 
(582)	 Come  noto, il general Mack (che gi aveva dato ampie prove della sua incapacit nella seconda campagna di Fiandra e in quella di Napoli) nel 1805 si lasci chiudere in Ulm da Napoleone, e il 17 ottobre si rese prigioniero con ventiquattromila uomini.
(583)	 Si veda ora in questo volume, pp. 412-23.
(584)	 HELFERT, Memorie segrete, pp. 221-22, e cfr. 72-3, 287-8. L'autore delle Memorie segrete (Giuseppe Torelli?) parla con disprezzo del Moliterno, che definisce "realista in domino". 
(585)	 Diario napoletano, pp. 516, 520, e corrispondenza del generale Stuart (aprile 1810), esistente nella Biblioteca della Societ storica napoletana. 
(586)	 Diario napoletano, p. 742. Si vedano anche in proposito un articoletto del Giornale ufficiale dell'8 agosto 1814 e una corrispondenza del Times del 5 settembre dello stesso anno. Sono in copia nel citato ms.
(587)	 Qualche mese prima, c'era stato un movimento negli Abruzzi, seguito da repressione assai severa: si veda NICOLA CASTAGNA, La sollevazione d'Abruzzo nell'anno 1814, 3.a ediz., Atri, 1899.
(588)	 Lettera ed indirizzo furono pubblicati nel Monitore delle due Sicilie, n. 1117, 27 agosto 1814. 
(589)	 Si veda la memoria legale: In difesa dei comuni di Moliterno, Marsiconuovo, Picerno Sarconi e San Chirico Raparo contro il principe D. Girolamo Pignatelli nella Suprema Corte di Giustizia, Napoli, 1841. 
(590)	 Aveva sposato una Dorotea Ausl; ma non lasci discendenti.
(591)	 Scrisse anche: Delle guerre servili in Sicilia sotto i Romani (Parigi, 1806); La guerra dei tre mesi (Napoli, 1807); Lettre  Ennio Quirino Visconti sur un paysage de Claude Lorrain (Napoli, 1812); Elogio di Giuseppe Piazzi (Palermo, 1826). - Mor nel 1835. 
(592)	 Arch. stor. Napol., XXIII, 823.
(593)	 V. SPINAZZOLA, Gli avvenimenti del 1799 in Napoli, Napoli, 1899, pp. 98-101.
(594)	 Lettera di G. B. Rodio all'Acton, da Giulia, 19 novembre 1801. Arch. di Stato di Napoli, Aff. est., Roma, fascio 1450.
(595)	 [Da un documento, pubblicato dal Sansone, Gli avvenimenti del 1799, p. 208, del settembre di quell'anno, si ricava che Gaetano e Luigi Mammone erano stati arrestati come "rei dei pi barbari massacri, ruberie e tirannie usate nel dipartimento di Sora, come autori dell'anarchia e per aver minacciato fuoco e sacco a tutti coloro che con piacere avevano accolto le armi del Re", e tra l'altro avevano dato il sacco alla citt di Veroli nello Stato romano e ai magazzini regi di Sora]. 
(596)	 Lettera del generale E. Parisi, 27 novembre 1801. Carte cit. 
(597)	 Diario del DE NICOLA, sotto la data del 30 settembre 1801. 
(598)	 Lettera del Parisi citata. 
(599)	 Si veda di sopra in questo vol., pp. 340-42, 360-68.
(600)	 Biografia di Francesco Pignatelli, nell'Albo della rivoluzione napoletana del 1799, Napoli, Morano, 1899, introd.
(601)	 Ci era noto, e temuto, in Napoli; ma ecco come il cardinal Ruffo, in una sua lettera del 3 febbraio 1801, narrava la cosa a suo modo all'Acton: "I patriotti romani, che si trovano nell'armata francese d'Italia, scrivono ai loro parenti e amici di qui, ch'essi, secondo dimostra lo sviluppo delle circostanze presenti, temono di restare sacrificati e di perdere tutte le loro fatiche. Maledicono l'attuale governo di Francia e minacciano Bonaparte.  stato ancora scritto che Pignatelli Strongoli con altri patriotti napoletani si erano presentati al general Murat in Firenze, esibendosi per l'impresa di Napoli, ma che il detto generale li aveva ricevuti aspramente, facendo loro sentire, che, se mai esso dovea marciare verso Napoli, non volea essere da essi seguito, sapendo la loro scostumatezza e la loro indisciplina; che li considerava come traditori della propria patria, e che li odiava come causa dell'incendio in cui brugiava tutta l'Europa" (Carte cit.). 
(602)	 PEPE, Memorie, Lugano, 1847, I, pp. 149-153.
(603)	 Carte citate.
(604)	 Si chiamava Giovanni Rossi. Un altro Rossi, fratello di costui, andava intanto a Milano a prendere danaro, per recarsi poi a Roma (Carte citate, lettera del card. Consalvi, del l.o gennaio 1802).
(605)	 Il tentativo del Lahoz  narrato a lungo dal BOTTA. Si veda una lettera ammonitrice, che al Lahoz diresse lo Championnet da Conegliano, 1. vendemmiale a. VIII (28 settembre del '99), pubblicata test da MAURICE FAURE, Souvenirs du gnral Championnet, Paris, Flammarion, s. d., pp. 342-3.
(606)	 A. CRIVELLUCCI, Una comune delle Marche nel 1798 e 1799 e il brigante Sciabolone, Pisa, Spoerri, 1893, pp. 158-226.
(607)	 Cfr. PEPE, Memorie, I, 151. 
(608)	 A conferma, PEPE, Memorie I, 150. 
(609)	 Cfr. PEPE, Memorie, I, 154.
(610)	 Diario del De Nicola, sotto l'8 gennaio 1802.
(611)	 Memorie segrete ed. Helfert, pp. 145-146. Lo H. attribuisce queste memorie al Cresceri; ma sono invece probabilmente di un Giuseppe Torelli: cfr. Arch. stor. nap., XXVIII, 238.
(612)	 Si veda intorno a lui in questo vol., pp. 384-93.
(613)	 Lettera del general Murat all'Acton, in data di Firenze, 17 floral, an. IX. Cfr. lettera dello stesso Moliterno all'Acton, del 2 e del 23 prairial; e una lettera dell'Acton allo Zurlo, del 27 settembre 1801. - Tutti i documenti che citiamo sono tratti dall'Archivio di Stato di Napoli, Affari esteri, Francia, fascio 431. 
(614)	 Si veda in questo vol., p. 352.
(615)	 Di altri napoletani, che si recavano in quel tempo da Napoli a Parigi o viceversa, d notizia il Gallo: "Ora Zarrillo  venuto a Napoli, pessimo soggetto, senza nessun carattere, legato con tutti i pi cattivi. Ritorna anche un figlio di Laviano con sua moglie e famiglia; ma di questo, grazie a Dio, non posso dare che ottimi riscontri. La sua condotta qui  stata irreprensibile per quello che riguarda la politica" (15 giugno 1802). "Sono giunti qua tra i molti napoletani, che vengono giornalmente, il barone Nolli abbruzzese, ed il barone Quagliarelli: amendue vengono da Milano: se non mi sbaglio, mi pare che questi due fussero assai cattivi; ed io non lascer di osservarli, non sapendo se siano qua come viaggiatori indifferenti, o se vengono per traficare con gli altri tra Milano e Parigi" (22 ottobre 1802).
(616)	 "Io sono pervenuto a guadagnare qualcheduno, che mi riporta ogni cosa che si pensa; e fra questi devo rendere segretamente giustizia presso S. M. al principe di Sant'Angelo il quale (sebbene debole e di poco carattere) si mostra, sia per necessit sia per speculazione, molto zelante, e si dice attaccato al R. Padrone. Senza arrestarmi a definire quel che si abbia a pensare di lui, bisogna fargli bonne mine e tirarne partito". Lettera del 19 maggio 1802 all'Acton. Sul Sant'Angelo cfr. sopra, p. 307. 
(617)	 Anche il Murat si era mostrato disposto a secondare il Gallo: "Ho parlato al Murat (scriveva questi il 15 luglio 1802) perch stia attento in Milano ai furibondi napoletani, che sempre macchinano e intrigano: egli si  compromesso di tutto, e mi ha detto che la R. Corte si dirigga sempre a lui, perch avr cura di far tutto quello che possa obbligare S. M. e contribuire alla sua sicurezza".  curioso notare che, qualche mese prima, il governo napoletano voleva decorare il general Murat; cosa che egli, a quel che sembra, bramava; ma vi si oppose il Bonaparte. "Ho parlato al Primo Console, come riferii a V. E., per l'affare degli ordini del general Murat; ma nel modo che si conveniva a fargli rilevare l'attenzione di S. M. per la sua persona. Egli ha molto gradito il riguardo della M. S. e le distinzioni in tanti modi usate al gen. Murat; ma, per gli ordini, mi ha detto, che trovava ci incompatibile con la costituzione del paese. Io ho fatto sentire a Murat tutta la generosit di S. M. e la bont a riguardo suo, e che l'opposizione non veniva che dal Primo Console. Murat mi ha pregato di manifestare a S. M. la sua umile sensibilit e riconoscenza, e che si considera ugualmente onorato da S. M. e a lui devoto. Per mi ha detto ch'egli avrebbe pensato a far revenir il Console dall'opposizione. Ormai, dunque, se la vedranno tra loro" (Gallo ad Acton, 15 giugno 1802). 
(618)	 Nella corrispondenza del Gallo , infatti, inclusa una lettera del Moliterno al suo "caro cugino", principe di Sant'Angelo, in data di Parigi, 29 agosto 1802, scritta quando s'accingeva a partire per l'Inghilterra.
(619)	 Gallo ad Acton, 22 ottobre 1802; con copia del "progetto di D. Antonio Belpulsi"; copia di lettera del Gallo al Talleyrand, 28 ottobre 1802. 
(620)	 Lettera di Gallo al Talleyrand, 12 settembre 1802; lettera del Talleyrand al Gallo, 27 fruttidoro, anno X, e 3 vendemmiatore, anno XI; Gallo ad Acton, 22 ottobre 1802. - Nella Gazette nationale ou Moniteur universel, del l.o gennaio 1803, si leggeva: "On a essay de faire une rvolution  Naples. Moliterno, Belpucci (sic) ont t saisis  Calais au moment ou ils s'embarquaient pour alles s'aboucher  Londres avec les agents de la faction qui les dirigeait. Ils sont arrts, et l'on instruit leur procs. Le conseiller d'tat Mibaudeau les a dj plusieurs fois interrogs; leurs papiers sont nombreux et des plus intressants". 
(621)	 Vedi Gallo a Talleyrand, 28 ottobre 1802, e Talleyrand a Gallo, 17 brumaio, anno XI.
(622)	 Gallo ad Acton, 14 e 31 dicembre 1802, 13, 20 gennaio, 14 febbraio e 28 marzo 1803. Vi sono incluse lettere del Moliterno, dal Tempio, dirette al Gallo e al Primo Console. 
(623)	 La Belmonte torn in sguito a Napoli, dove mor il 18 febbraio 1823, all'et di 84 anni. 
(624)	 Gallo ad Acton, 31 agosto 1808.
(625)	 A. L. F. d'Ormesson, n. 1753, consigliere del Parlamento, bibliotecario del re, deputato della nobilt agli Stati generali del 1789, e membro poi della Costituente, era stato ghigliottinato il 20 aprile 1794. 
(626)	 Gallo ad Acton, 23 dicembre 1803.
(627)	 Ch. AURIOL, La France, l'Angleterre et Naples de 1808  1806, Paris, Plon, 1904, vol. I, pp. 470-485. 
(628)	 Sua lettera del 16 brumaio, anno XII (8 novembre 1803) al Talleyrand, in AURIOL, op. cit., pp. 478-9. [Sulla cospirazione attribuita al Lechi si vedano ora anche i documenti pubblicati da CARLO DI SOMMA, Il generale Lechi e una congiura contro il dominio francese in Italia, in Arch. stor. nap., XXXVI, 35-55.] 
(629)	 Mmoires screts et critiques, Parigi, 1793, I, 60-6; F. I. BARTELS, Briefe ber Kalahrien u. Sicilien, 1787-1791, I, 178-184. Certamente il Bartels correva col pensiero agli ideali, che allora vagheggiava la letteratura del suo paese, ai Goetz von Berlichingen e ai Karl von Moor.
(630)	 Cento anni di brigantaggio, Napoli, 1863, I, 12-16.
(631)	 Archivio di Stato di Torino. Categoria Materie politiche, Negoziazioni con Napoli. 
(632)	 Storia degli abusi feudali, Napoli, 1811, note, p. 108. 
(633)	 Il COTTRAU ne trascrisse il motivo nei suoi Passatempi musicali: cfr. Lega del Bene, III (1888), n. 41. 
(634)	 Sotto questo rispetto, e nel discorrere dell'amministrazione della giustizia, il DE BRME ricordava come notevole il caso di Angiolillo: "l'on vit  Naples (egli scrive) le premier exemple d'un homme mis  mort sur un ordre sign du Roi, sans procdure ni sentence!".
(635)	 Di questo poema, posseduto dall'amico Giustino Fortunato, trasse copia per la Bibl. della Soc. stor. nap. il conte Ludovico de la Ville. 
(636)	 Il poema del D'Aiutolo  stato pubblicato per intero dal PARISI nella Lega del Bene, a. IX, 1894, nn. 1-7. 
(637)	 Si vedano le giuste osservazioni del PARISI, l. c.
(638)	 Il 25 ottobre 1752 mor Francesco Caracciolo duca di Martina, e gli successe nel titolo e nel feudo il figlio Petricone; e a costui, il 27 maggio 1771, il figlio Francesco, ch' quello della nostra storia (Arch. di Stato, Cedol. di Terra d'Otranto, 1732-1766, p. II, f. 706; 1767-1805, p. I, f. 76). 
(639)	 Si legga un'eloquente esposizione critica dell'amministrazione feudale della giustizia, in GAETANO FILANGIERI, Scienza della legislazione, l. III, parte I, e. XVII. Dove si dice, tra l'altro: "L'onest'uomo, che ha resistito ai capricci del suo signore, sa d'essere sicuramente perduto se si trover ravvolto nei legami della giustizia e nelle trame d'una violenta ed arbitraria procedura"; e si fa toccare con mano la nessuna garanzia che offrivano quei tribunali. 
(640)	 Cfr. per questi nomi il poema del FORTUNATO con la Gazzetta civica napoletana, n. 54, 21 ottobre 1785. Gli stessi nomi, con piccole variet, nel D'Aiutolo.
(641)	 La strada delle Calabrie giungeva ai tempi di Carlo Borbone fino a Persano; nel 1792 era estesa fino a Lagonegro; un ramo, che da questa strada si staccava presso il fiume Sele, solo nel 1795 giungeva a Muro e solo nel 1797 ad Atella (Gr. RACIOPPI, Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, Roma, Loescher, 1889, II, 218-9). Per la storia del brigantaggio nel Principato Citra e in Basilicata, cfr. le prammat. sotto il tit. LXXXI, specie i nn. 2, 16, 17, 25, 30. Per la Puglia piana, dove si esercitava il ricatto con la minaccia di bruciar le messi o l'erba dei prati, calando i briganti dalle vicine provincie montagnose, si vedano notizie in un opuscolo di PLACIDO DI SANGRO, Discorso espediente e profittevole per la persecutione et estirpatione de' Banditi che infestano il presente Regno, In Napoli, per Egidio Longo, 1630. Pel brigantaggio nel Napoletano durante il secolo decimottavo, cfr. le stesse Pramm., tit. CCXXVI; e la Gazz. civ. nap., 5 nov. e 17 dic. 1784, 4 febbr., 30 sett., 7 e 21 ott., 11 nov. 1785.
(642)	 I "fucilieri di montagna" erano stati istituiti nel 1744: cfr. per particolari intorno ad essi il PARISI, l. c.
(643)	 D'AIUTOLO, p. c.
(644)	 Bellissima Istoria; cfr. D'AIUTOLO, che vuole che la persona cos onorata fosse il Patern; pel quale si veda pi oltre. - Lo stesso D'Aiutolo racconta l'aneddoto del giudice, che aveva condannato a una multa un massaro reo di avere ospitato Angiolillo. Questi si reca a casa del giudice,  accolto con ogni riguardo, si ristora di cibo, e, nell'accomiatarsi, esige dal giudice la multa, che era stata inflitta al massaro per il medesimo reato. 
(645)	 Bellissima Istoria. 
(646)	 D'AIUTOLO, p. c.
(647)	 Bellissima Istoria.
(648)	 Bellissima Istoria.
(649)	 D'AIUTOLO, p. c. 
(650)	 D'AIUTOLO, p. c.
(651)	 Grande Archivio: Segret. Giust., Affari diversi, anno 1785. C' il solo sunto di un documento, che dice: "L'Universit di Muro supplica V. M. di aggraziare il cerusico D. Giovanni Quarenda, accusato indebitamente di protezione e favore per Angelo del Duca; e le suppliche che porge son fondate sul bisogno che c' di quel valente uomo". In margine: "Il giudice Patern affretti il disbrigo della relazione sull'assunto: 31 genn. 1785". - Altre accuse, mosse per simile ragione, a Martino e Michele Bonavoglia di Ricigliano, nello stesso fascio (6 giugno 1785).
(652)	 Il Bartels, l.c, racconta che Angiolillo, vista chiusa ogni via di scampo, persuase il suo amico a gettarsi gi, e dire, se fosse preso, che Angiolillo era restato bruciato; cos ch'egli avesse tempo di fuggire pei tetti: della prigione non si desse poi pensiero, perch avrebbe saputo liberarnelo a ogni modo. L'amico conosceva Angiolillo troppo bene da non prestargli fede, e gli obbed fedelmente.
(653)	 Secondo la Storia, l'attacco sarebbe avvenuto il sabato santo.
(654)	 Con qualche piccola diversit di particolari il BAHTELS, l. c. Secondo la tradizione popolare, nella fuga gli era caduto dal dito l'anello fatato.
(655)	 Il tenente Quintana fu poi premiato e promosso. Leggo nella Gazz. civ. napol. n. 9, 10 dic. 1784: "Il tenente de' fucilieri di montagna D. Emanuele Quintana ha ottenuto dalla r. munificenza la compagnia di milizie di Melfi, in considerazione de' suoi lunghi servigi". 
(656)	 Relazione cit. del DE BRME.
(657)	 Per la descrizione della sua morte compunta, si legga il D'AIUTOLO. A Salerno non si conservano i registri della Congrega dei nobili, che accompagnava i condannati a morte.
(658)	 I resti della banda di Angiolillo furono distrutti dopo pi di un anno. Ne era rimasto luogotenente Costantino Rocco, il "re di Balvano", il quale, preso Angiolillo, ne divenne capo effettivo, insieme con Gianiaco, ossia Gian Giacomo Barberio di San Gregorio; e cos si and difendendo e sostenendo. Era conosciuta col nome di "banda dei compagni d'Angiolillo", ed  da credere, che, spento quell'uomo straordinario, diventasse una banda delle solite, coi soliti delitti, e senza quel carattere, dir cos, ideale, che vi aveva impresso il suo primo capo. Con loro andava una donna, della quale ai tempi d'Angiolillo non s'ha notizia. Il 4 febbraio 1785 la Gazz. civ. napol., n. 17, stampava: "Si dice ch' stata carcerata quella donna, che andava con la compagnia dei soci di Angiolillo del Duca: dicesi che, oltre diversi furti e misfatti, abbia essa commessi tredici omicid". Lo stesso giornale recava nel settembre la presa di Costantino e di Gianiaco nel convento dei cappuccini di Muro, traditi da un loro amico. - Qualche anno dopo, erravano per la Basilicata le bande di Michelangelo Natale di San Fele e di Antonio Franco di Melfi, che furono spente per opera del caporuota Francesco Petroli, al quale  indirizzato un sonetto elogiativo, ch' in fondo al poema del Fortunato.
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FINE.